Comincia miart 2026, una fiera verticale tra gallerie emergenti e immagini in movimento

Dal 17 al 19 aprile miart torna con una nuova configurazione spaziale e curatoriale. Tra riduzione mirata delle gallerie e apertura ai linguaggi contemporanei, la fiera ridefinisce il proprio ruolo nel sistema dell’arte

Comincia miart 2026 e lo fa segnando un passaggio netto, con una dichiarazione di metodo. Dal 17 al 19 aprile, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea milanese inaugura una nuova fase, trasferendosi per la prima volta nella South Wing di Allianz MiCo, affacciata sul paesaggio urbano di CityLife. La fiera si sviluppa ora su tre livelli, introducendo una verticalità che si traduce in una lettura stratificata della storia dell’arte. Il moderno e il contemporaneo sono messi in relazione lungo un asse che invita il visitatore a muoversi tra epoche, linguaggi e prospettive differenti. È una scelta che riflette una visione più complessa e dinamica del tempo, uno dei temi chiave di questa edizione, intitolata New Directions in omaggio alla tensione sperimentale di John Coltrane.

A confermare questa direzione è anche la selezione delle gallerie: 160 espositori provenienti da 24 Paesi, in una riduzione numerica che non indica contrazione ma piuttosto concentrazione. L’obiettivo è privilegiare progetti curatoriali più solidi, capaci di incidere oltre la durata della fiera. Le tre sezioni storiche – Established, Emergent ed Established Anthology – si articolano così in un percorso che attraversa oltre un secolo di pratiche artistiche, generando dialoghi intergenerazionali e cortocircuiti temporali. In particolare, Established Anthology si configura come una sorta di capsula critica, in cui il passato viene riattivato alla luce del presente e proiettato verso il futuro.

New directions tra affermati ed emergenti

Tra i progetti espositivi, quello di Intesa Sanpaolo, main partner della manifestazione, che propone Ryman / Schifano, Standard / Variations. 1960–1970: improvvisazioni controllate dal modale al monocromo, curato dal direttore artistico della fiera Nicola Ricciardi. Il dialogo tra Robert Ryman e Mario Schifano si sviluppa tra lo stand in fiera e le Gallerie d’Italia in Piazza Scala, dove il percorso prosegue con ulteriori opere, tra cui la monumentale Surface Veil IV. Il progetto mette in relazione le ricerche dei due artisti con il linguaggio musicale, sottolineando il rapporto tra rigore e improvvisazione. In occasione della fiera, il caveau delle Gallerie d’Italia viene inoltre aperto eccezionalmente al pubblico su prenotazione, offrendo uno sguardo privilegiato sulle collezioni del XX e XXI secolo.

Tra le presenze in fiera, Galleria Secci dedica il proprio stand ad Alfredo Pirri, figura centrale della ricerca artistica italiana dagli anni Ottanta. Il suo lavoro, sospeso tra pittura, scultura, architettura e installazione, si configura come una riflessione sulla percezione e sullo spazio, spesso attraverso interventi che coinvolgono direttamente l’ambiente e lo spettatore. La scelta si inserisce nella linea della galleria, che dopo l’esperienza fiorentina e l’apertura delle sedi milanesi nel 2021 ha consolidato una programmazione attenta tanto agli artisti affermati quanto alle nuove generazioni, affiancando attività espositive a progetti editoriali e sperimentali come lo spazio NOVO.

A completare il quadro fieristico, la sezione Emergent si conferma come uno dei territori più vitali della fiera, un osservatorio privilegiato sulle pratiche in divenire e sulle geografie meno consolidate del sistema artistico. Le gallerie selezionate – da Alarcón Criado (Siviglia) ad Amanita (New York – Roma), da COMMUNE (Vienna) a Crome Yellow M & C (Johannesburg) – disegnano una mappa internazionale che sfugge ai centri tradizionali, includendo realtà come Ferda Art Platform (İstanbul), N.A.S.A.L. (Guayaquil – Città del Messico) e Shahin Zarinbal (Berlino).

Accanto a queste, una costellazione di spazi europei e italiani – tra cui Galleria Eugenia Delfini e Andrea Festa (Roma), IPERCUBO, Orma e MATTA (Milano), Satine (Venezia) e Studio la Linea Verticale (Bologna) – contribuisce a definire un panorama fluido e articolato. Più che una semplice piattaforma di visibilità, Emergent si configura così come un dispositivo di ricerca, in cui le gallerie – da Alice Folker Gallery (Copenaghen) a Ilenia (Londra), da KRUPA (Londra – Breslavia) a Lovay Fine Arts (Ginevra) – operano come agenti critici, capaci di intercettare pratiche ibride e linguaggi sperimentali. Ne emerge una scena policentrica, attraversata da tensioni culturali e urgenze contemporanee, in cui l’idea stessa di emergenza non coincide più con una fase iniziale, ma con una condizione permanente di apertura e trasformazione.

miart 2026, focus sui film d’artista

Una novità di quest’anno, Movements, che segna un’apertura decisa verso l’immagine in movimento. Nato dalla collaborazione con lo St. Moritz Art Film Festival e curato da Stefano Rabolli Pansera, il progetto presenta venti film d’artista, trasformando una sezione della fiera in una rassegna cinematografica. Il tema If Music esplora il rapporto tra suono e immagine come campo di possibilità: qui il film abbandona la dimensione narrativa per diventare ritmo, vibrazione, risonanza.

In questo paesaggio audiovisivo, alcune opere emergono per la loro capacità di tradurre il suono in esperienza visiva e corporea. È il caso di Prova (2019) di Adrian Paci, presentato da kaufmann repetto (Milano – New York), in cui la dimensione corale e sospesa del canto diventa dispositivo di attesa e tensione; o de Il Frutto (1990) di Massimo Bartolini, proposto da MASSIMODECARLO (Milano – Londra – Hong Kong – Parigi), lavoro che già negli anni Novanta anticipava una concezione installativa del suono come ambiente percettivo. A questi si affianca Whipping Zombie (2017) di Yuri Ancarani, presentato da ZERO… (Milano), in cui il gesto rituale e ripetitivo si carica di una forza ipnotica, quasi sciamanica, capace di ridefinire il rapporto tra immagine e ritmo.

Accanto a queste presenze, il programma include anche opere come Nocturno Vivo (2022) di Leiko Ikemura, presentato da Peter Kilchmann (Zurigo – Parigi), dove la dimensione pittorica si dissolve in una vibrazione notturna, e Exquisite Cacophony (2015) di Sonya Boyce, proposto da APALAZZOGALLERY (Brescia), che trasforma la dissonanza in uno spazio collettivo e politico.

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