In molte città dell’ex Unione Sovietica, crescere significava giocare tra razzi. Non metaforicamente, ma letteralmente: scivoli a forma di missili, strutture metalliche che imitavano capsule spaziali, globi da scalare come fossero pianeti. Nei cortili dei grandi complessi residenziali, tra cemento e prefabbricati, il cosmo diventava parte del paesaggio urbano. Queste strutture non erano semplici giochi. Erano il riflesso diretto di uno dei momenti più intensi della storia del Novecento: la corsa allo spazio. A partire dagli anni Sessanta, dopo il successo dello Sputnik e il volo di Jurij Gagarin, l’Unione Sovietica trasformò l’esplorazione spaziale in un elemento centrale della propria identità culturale. Anche l’infanzia venne coinvolta in questo immaginario, attraverso playground progettati per evocare razzi, satelliti e stazioni orbitali.




L’idea era semplice e potente: educare attraverso l’ambiente. I bambini non dovevano solo conoscere la conquista dello spazio, ma viverla, incorporarla nel gioco quotidiano. Salire su uno scivolo a forma di razzo significava, simbolicamente, partecipare a un destino collettivo fatto di progresso tecnologico e supremazia scientifica. Non a caso, queste strutture erano diffuse ovunque e spesso prodotte in serie, replicando modelli simili in tutto il territorio sovietico. Fotografie e ricerche recenti hanno documentato centinaia di questi playground in tutta l’ex URSS: Ucraina, Russia, Paesi baltici, Asia centrale. Razzi piantati tra i palazzi, torri che ricordano radar, strutture sferiche che imitano la Terra vista dallo spazio. Un paesaggio in cui l’utopia tecnologica si traduceva in infrastruttura quotidiana, rendendo il sogno cosmico tangibile fin dall’infanzia. Tra le tante ricerche spicca quella del fotografo Ivan Mikhailov nato a Novočeboksarsk nel 1981 e diventato poi fotografo.




Oggi, però, molti di questi luoghi appaiono come reliquie. Arrugginiti, abbandonati o semplicemente fuori dal tempo, raccontano una distanza profonda tra l’immaginario che li ha generati e la realtà che li circonda. Se un tempo promettevano un futuro condiviso e inevitabile, oggi sembrano testimoniare il fallimento di quella promessa. Eppure, proprio nella loro decadenza, questi playground conservano una forza simbolica straordinaria, frammenti di un progetto politico e culturale che ha tentato di modellare il futuro attraverso lo spazio urbano. Piccole architetture ideologiche che nel tempo, hanno costruito una visione del mondo.
Playground © Ivan Mikhaylov


