Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma prende forma un nuovo dialogo tra arte e design. In occasione della conferenza stampa del 13 aprile, la GNAMC ha presentato in anteprima un progetto che inaugura una nuova visione del museo, tra allestimento, sperimentazione espressiva e collaborazioni con il mondo del design. «In una visione multidisciplinare, la dimensione creativa del design può contribuire ad arricchire l’immagine della Galleria, a migliorarne la fruibilità e a diffonderne le icone, instaurando una virtuosa collaborazione con le aziende protagoniste del made-in-Italy» ha specificato la direttrice del museo Renata Cristina Mazzantini.


Con una nuova apertura al merchandising, l’istituzione romana esplora nuove possibilità di racconto della propria collezione, estendendo l’esperienza museale oltre il momento della visita e invitando aziende e professionisti del settore a ideare prodotti a marchio GNAMC, attraverso collaborazioni che possano inaugurare nuove modalità di interpretazione del patrimonio. Il design diventa così uno strumento privilegiato di mediazione: traduce i contenuti artistici in oggetti, esperienze e linguaggi capaci di dialogare con il presente, rendendo più accessibile e concreta la conoscenza dei capolavori del passato, che ora guardano con decisione al futuro.


In questa chiave, l’iniziativa non si limita a produrre oggetti, ma prova a costruire continuità tra spazio espositivo e realtà esterna, con l’opera d’arte che può raggiungere pubblici diversi, mantenendo un legame con il proprio contesto originario. I primi risultati concreti, che sono stati sviluppati con ADI e che saranno presentate al Salone del Mobile di Milano 2026, includono la lampada Emilio, prodotta da Slamp, che rende luce il gesto della cancellatura di Emilio Isgrò; Ipporia, dalla Fondazione Zhong Art International e dal designer cinese Wang Yi, che rende omaggio al segno del Cavallo, simbolo del 2026 e una linea di tableware realizzata da Guzzini, connessa anche alla nuova identità visiva della Galleria ideata da Lorenzo Marini. «È importante dotarsi di un codice riconoscibile, avere un segno, qualcosa di riconoscibile per lo spettatore, come la C che è stata aggiunta al logo del museo, multiforme come il nostro essere» ha infatti ricordato proprio l’artista.



Alla base di tutto, c’è un aspetto centrale della nostra cultura progettistica: la capacità di far dialogare linguaggi diversi senza perdere identità. Arte e design, in Italia, non sono mai stati ambiti separati, ma territori porosi, dove l’intuizione artistica incontra la funzione e la produzione industriale. «La relazione tra arte e design è parte ormai della storia dell’Italia e la creatività italiana può scrivere nuove pagine di valore proprio quando si mette al servizio di un progetto forte e di alta qualità» ha spiegato Andrea Cancellato, Direttore ADI Design Museum – Compasso d’Oro.

Sedia Victoria Ghost di Kartell nella Sala dell’Ercole, GNAMC, foto di Massimo Listri



I luoghi del sapere stanno oggi ridefinendo profondamente la propria funzione, evolvendo da spazi deputati alla sola conservazione a veri e propri centri di produzione e diffusione di conoscenza. In questo scenario, la valorizzazione delle collezioni non passa più esclusivamente attraverso l’esposizione, ma si arricchisce grazie a progettualità che coinvolgono il mondo dell’impresa e della creatività contemporanea. «I musei si fanno veicolo di conoscenza delle collezioni e dei propri capolavori promuovendo al contempo la cultura del design grazie a progetti con imprese creative operanti in diversi settori produttivi» ha chiarito Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale. Il confronto con le imprese creative introduce inoltre un aspetto costruttivo che avvicina, la GNAMC in questo caso, alle dinamiche del presente, senza necessariamente comprometterne il rigore scientifico. Al contrario, quando ben calibrata, questa apertura consente di attivare processi proficui in cui ricerca, sviluppo e divulgazione si rafforzano reciprocamente.


