Torna a Roma una nuova edizione dell’Asian Film Festival

Dal 7 al 15 aprile il Cinema Farnese ospita una nuova edizione dell’Asian Film Festival con programma che conferma il ruolo dell’evento come ponte culturale tra Asia ed Europa

Asian Film Festival torna a Roma: la 23ª edizione si svolgerà dal 7 al 15 aprile 2026 nella cornice del Cinema Farnese. Da oltre vent’anni, l’evento porta al pubblico romano le eccellenze del cinema asiatico contemporaneo e nel 2026 presenta 36 lungometraggi – di cui 18 in concorso e 9 nella sezione Newcomers – e 10 cortometraggi, proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. Il programma è scandito in giornate dedicate alle nazionalità cinematografiche presenti: Filippine, Indonesia, Thailandia, Corea del Sud, Giappone e Malesia.

A illustrare l’edizione del festival, una conferenza stampa di presentazione. «La manifestazione si attesta ormai come una delle più autorevoli per intercettare l’inarrestabile ascesa e affermazione del cinema asiatico, una realtà che domina con forza crescente lo scenario internazionale sia su piattaforma che al cinema» dichiara Federico Mollicone, presidente della commissione cultura della Camera dei deputati.

Culture a contatto

Mollicone definisce il festival una «grande manifestazione di diplomazia culturale»: il rinnovo delle partnership con le ambasciate conferma il valore dell’evento come inestimabile punto d’incontro tra culture. Accanto alle collaborazioni consolidate si aggiungono nuove presenze: quest’anno per la prima volta partecipano le Filippine, protagoniste della giornata dell’8 aprile. Per l’occasione sarà ospite la regista Isabel Sandoval per presentare il suo film in concorso Moonglow (2025).

Altri ospiti internazionali sono il sudcoreano Lee Kwang-kuk e Fukada Koji: stella luminosa nel firmamento cinematografico giapponese, il regista presenterà in anteprima italiana il film Love on Trial (2025) il 10 aprile, in una proiezione gratuita presso l’Istituto Giapponese di Cultura, seguita da un Q&A con il pubblico.

Cosa vedremo sullo schermo

Asian Film Festival ha inizio il 7 aprile con il film Girl (2025), prima regia della taiwanese Shu Qi, in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, e si chiuderà il 15 aprile con la cerimonia di premiazione: segue la proiezione di She Has No Name (2024) di Peter Chan e The Ugly (2025) di Yeon Sang-ho, acclamato regista di Train to Busan (2016).

Le proiezioni in programma spaziano tra tematiche differenti, senza «paura di confrontarsi con il genere e anche di reinventarlo» dice il direttore artistico del festival, Antonio Termenini. È un thriller ambientato tra i fornelli Morte Cucina (2023), il film che segna il ritorno del regista thailandese Pen-ek Ratanaruang, mentre Nawapol Thamrongrattanarit presenta Human Resource (2023), un’attuale narrazione del mondo lavorativo contemporaneo.

L’Indonesia intreccia il racconto di storie personali con le dinamiche sociali globali – è il caso di Siapa Dia (2025) e Whisper in the Dabbas (2025) di Garin Nugroho –, a cui si aggiunge la componente musicale in Rangga & Cinta (2025) di Riri Riza. Le proposte filippine alternano approcci storici e intimisti, mentre stupisce la Corea del Sud, che con i suoi otto titoli in programma stabilisce un nuovo record: tra i lungometraggi proposti ci sono sia thriller, sia visioni private e introspettive come Beautiful Dreamer (2025) di Lee Kwang-kuk.

La giornata dedicata al Giappone, il 12 aprile, vedrà la proiezione di due titoli particolarmente attesi: Love on Trial di Fukada Koji e Sham (2025) di Miike Takashi. L’interesse all’attualità è sottolineato da Mollicone, che spiega come «attraverso lo sguardo dei cineasti asiatici veniamo messi a confronto con quelli che sono i grandi temi all’interno del nostro tempo: dalle ferite del cambiamento climatico, alle sfide poste dall’evoluzione tecnologica fino alla lotta contro le disuguaglianze».

Occhio ai giovani

Ancora Mollicone dichiara che «questi racconti sono un focus universale capace di mostrare come le inquietudini e le speranze dell’oriente coincidano con le sfide globali che l’occidente stesso è chiamato ad affrontare, anzi molto spesso, le anticipano»: in quest’edizione la cinematografia asiatica suggerisce di far particolare attenzione alle nuove generazioni.

In questa direzione, già il film di apertura del festival «affronta uno dei temi fondamentali della cultura dell’estremo oriente, quello del passaggio generazionale, del coming of age» evidenzia Termenini: l’adolescenza è argomento centrale, oltre che in Girl, anche in Flat Girls (2025) di Jirassaya Wongsutin, e in Amoeba (2025) di Siyou Tan. La valorizzazione del potenziale dei giovani esce fuori dallo schermo e si traduce nella composizione delle giurie. Tre realtà studentesche – LUMSA, RUFA (Rome University of Fine Arts) e UNINT – si affiancheranno alla giuria principale formata dal produttore cinematografico Gianluca Arcopinto, dal giornalista del TG1 Francesco Maesano, e da Martina Barone, selezionatrice del Torino Film Festival e critica cinematografica. In particolare, LUMSA assegnerà il premio per la sezione Newcomers, dedicata agli astri nascenti del cinema contemporaneo asiatico.

«Per noi è particolarmente importante cercare di creare un interesse da parte dei giovani per un cinema lontano e non scontato come quello dell’estremo oriente» ribadisce Termenini. Il festival si conferma così non solo come una vetrina cinematografica, ma come uno spazio di dialogo capace di avvicinare pubblici e culture diverse attraverso il linguaggio universale del cinema.