Dopo una storia controversa durata quasi trent’anni, che si è conclusa con l’esclusione dal mercato, il dipinto torna ad Art Basel Hong Kong, con una valutazione da 13,3 milioni di dollari. Il quadro, presentato da Pace Gallery e intitolato Jeune Femme Brune, è tra le opere più costose offerte in fiera. Nonostante il prezzo elevato, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato di Pace Marc Glimcher, il lavoro ha già attirato l’attenzione di diversi collezionisti, dando avvio alle prime trattative.
Una situazione ben diversa rispetto a tanti anni fa, quando il 23 giugno 1997 l’opera venne ritirata da un’asta di Phillips a Londra. Il dipinto, riconosciuto come originale da Jeanne Modigliani – unica figlia ed erede dell’artista -, era stato incluso nei cataloghi ragionati curati da Joseph Lanthemann (1970) e Christian Parisot (1992). Nonostante ciò venne comunque ritirato dall’asta a causa di un giudizio di non autenticità espresso da Marc Restellini, storico d’arte francese e all’epoca collaboratore del Wildenstein Institute di Parigi.

L’inizio delle controversie legali
L’allora proprietario del dipinto Moshe Shaltiel, sostenendo che Restellini non avesse mai esaminato né studiato direttamente l’opera, avviò una causa a New York nel novembre del 2001 contro il Wildenstein Institute per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritiro dell’opera dall’asta. La sentenza della Corte Suprema di New York riporta che: “un tale Marc Restellini inviò un fax alla casa d’aste, dichiarando che, a suo avviso, l’opera non era un dipinto di Modigliani e, inoltre, che non sarebbe stata inclusa in un catalogo di Modigliani che Restellini stava preparando presso il Wildenstein Institute”. L’azione legale si è poi conclusa con una pronuncia di difetto di giurisdizione. In un altro procedimento avviato a Parigi, il TGI Paris, il 18 giugno 2004, e la Cour d’Appel de Paris, il 2 febbraio 2007, hanno confermato l’invio del fax, provocando così l’interruzione della collaborazione tra lo storico dell’arte e l’istituzione.
In quanto al precedente giudizio di non autenticità, Restellini – in una dichiarazione rilasciata ad ARTnews la settimana scorsa – ha asserito di non aver mai affermato che il dipinto fosse un falso. Secondo quanto riportato, avrebbe invece segnalato alla casa d’aste di non avere abbastanza fotografie a disposizione per esprimere un giudizio sulla sua autenticità senza verificare l’opera dal vivo. La casa d’aste gli avrebbe però risposto che un esame diretto non era possibile, poiché la vendita era ormai imminente. Ad oggi, il quadro è stato incluso suo prossimo catalogo ragionato.

Una fondazione a difesa di un’identità travagliata
Nonostante la tela Jeune Femme Brune sia tornata sotto i riflettori del mercato, questa rocambolesca vicenda fatta di ritiri d’asta, dispute legali e pareri contrastanti, testimonia ancora una volta quanto l’attribuzione dei dipinti di Modigliani resti un tema delicatissimo. A tal proposito, è in corso di costituzione la Fondazione Modigliani Institut Archives Légales, presieduto da Christian Gregori Parisot – a cui Jeanne Modigliani, in virtù di un atto di cessione firmato a Parigi nel 1982, ha attribuito i diritti morali sull’opera del padre – e vedrà come membro del comitato scientifico la dottoressa Mariastella Margozzi, storica consulente tecnica nei procedimenti relativi a contraffazione di opere di Modigliani.
La fondazione, in quanto custode dell’eredità dell’artista, si offre come un punto di riferimento stabile e autorevole all’interno di un terreno storicamente instabile, attraversato da conflitti d’interesse e giudizi personali.



