New Directions, ecco come sarà miart 2026

Presentata alle Gallerie d’Italia la trentesima edizione di miart, che arriva in una nuova sede e dà spazio ai film d'artista

È nelle sale delle Gallerie d’Italia, nel cuore di Milano, che prende forma il racconto della trentesima edizione di miart. Martedì 24 marzo, alle ore 11:30, istituzioni e protagonisti del sistema artistico si sono infatti riuniti per delineare il profilo di una fiera che, pur celebrando un traguardo significativo, sceglie di sottrarsi alla tentazione celebrativa per interrogare il proprio futuro. A introdurre questa nuova traiettoria – significativamente intitolata New Directions, in omaggio alla tensione sperimentale di John Coltrane – è stato un parterre che riflette la natura sistemica dell’evento: Giovanni Bozzetti per Fondazione Fiera Milano, Michele Coppola per Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, Cristiana Fiorini per il private banking del gruppo, insieme al direttore artistico Nicola Ricciardi e all’assessore alla cultura Tommaso Sacchi.

Dal 17 al 19 aprile, la manifestazione si sposterà per la prima volta nella South Wing di Allianz MiCo, affacciata sul paesaggio contemporaneo di CityLife, innescando una vera e propria riconfigurazione dell’esperienza espositiva. La fiera si svilupperà infatti su tre livelli, introducendo una verticalità che diventa anche metafora di lettura stratificata della storia dell’arte, dal moderno al contemporaneo.

La selezione delle gallerie – 160 provenienti da 24 Paesi – riflette una scelta precisa: ridurre per intensificare. Come ha sottolineato Ricciardi, la diminuzione numerica rispetto alle edizioni precedenti risponde alla volontà di privilegiare progetti curatoriali più solidi, capaci di lasciare una traccia duratura oltre la temporalità effimera della fiera. Le tre sezioni storiche – Established, Emergent ed Established Anthology – si articolano così in un percorso che attraversa oltre un secolo di pratiche artistiche, costruendo dialoghi intergenerazionali e cortocircuiti temporali.

Proprio il tema del tempo emerge come una delle chiavi di lettura più fertili di questa edizione. In Established Anthology, concepita come una sorta di “capsula”, le gallerie sono chiamate a riflettere sullo scorrere storico, alternando riletture del passato e proiezioni verso il futuro. Una tensione che si rispecchia anche nella qualità internazionale della selezione, dove accanto a presenze consolidate si inseriscono nuovi ingressi di rilievo, in un equilibrio calibrato tra continuità e scoperta.

Tra le principali novità, il progetto Movements segna un’apertura significativa verso il linguaggio dell’immagine in movimento. Nato dalla collaborazione con lo St. Moritz Art Film Festival e curato da Stefano Rabolli Pansera, il programma riunisce una ventina di film d’artista, trasformando una sezione della fiera in una vera e propria rassegna cinematografica. Accanto a questa attenzione per i linguaggi, miart introduce anche l’Archivorum Publication Award, premio dedicato all’editoria indipendente e alla relazione tra artista ed editore che costituisce un segnale ulteriore di come la fiera intenda ampliare il proprio raggio d’azione, includendo anche i dispositivi critici che accompagnano la ricezione delle opere.

In questo quadro, il sostegno di Intesa Sanpaolo – main partner della manifestazione – si conferma elemento strutturale, ribadendo il ruolo crescente delle sinergie tra pubblico e privato nella costruzione delle politiche culturali. Milano, dal canto suo, si offre ancora una volta come laboratorio aperto, dove la dimensione fieristica dialoga con lo spazio urbano, invitando il pubblico a un’esperienza che si estende oltre i padiglioni, fino al parco di CityLife e alle sue recenti integrazioni artistiche.

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