Si è conclusa la quindicesima edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas, consolidando Milano come uno dei centri nevralgici della fotografia d’autore in Italia e in Europa. L’edizione 2026, diretta per il terzo anno da Francesca Malgara e sostenuta da una sinergia ormai strutturata tra pubblico e privato, ha restituito l’immagine di una fiera matura, capace di tenere insieme dimensione commerciale e tensione culturale.
Il tema scelto, Metamorfosi, ha attraversato trasversalmente l’intero impianto curatoriale, configurandosi non solo come suggestione teorica ma come chiave interpretativa del presente. La fotografia, qui, si è mostrata per ciò che è diventata: un dispositivo fluido, aperto alla contaminazione con altri linguaggi e sempre più attento alle trasformazioni sociali e identitarie. In questo senso, la fiera si è proposta come una piattaforma di dialogo tra visioni, geografie e generazioni, mantenendo un radicamento forte nel tessuto culturale milanese.
I numeri confermano la portata dell’evento: 111 espositori, tra cui 76 gallerie, con una significativa presenza internazionale e numerosi nuovi ingressi. Un sistema articolato, che ha visto affiancarsi alle gallerie istituzioni, editori e progetti speciali, contribuendo a costruire un ecosistema complesso in cui il medium fotografico viene interrogato nelle sue molteplici declinazioni.

Il percorso espositivo si è sviluppato attraverso quattro sezioni, ciascuna capace di restituire una diversa prospettiva sul contemporaneo. Accanto alla Main Section, le sezioni curate — Beyond Photography – Dialogue, Reportage Beyond Reportage e FOCUS Latino — hanno ampliato il campo, mettendo in relazione la fotografia con altri linguaggi, esplorando nuove forme di narrazione documentaria e attraversando le identità ibride tra America Latina, Europa e diaspora. Ne è emerso un panorama sfaccettato, in cui l’immagine fotografica si configura sempre più come spazio critico e politico.
Accanto alla dimensione espositiva, i progetti speciali hanno rafforzato la vocazione sociale della manifestazione. Il reportage Non si diventa grandi da soli di Giorgio Galimberti ha portato al centro le periferie milanesi, intrecciando fotografia e inclusione, mentre la presenza di autori come William Wegman ha restituito, attraverso il registro ludico delle sue Polaroid, una riflessione sottile sull’identità e sulla trasformazione. Analogamente, i lavori dedicati alla memoria — da Nicolò Pudel a Elisabetta Catalano — hanno evidenziato come il tempo resti una materia centrale della pratica fotografica.

Determinante, come di consueto, il sistema dei premi — dieci in totale — che ha contribuito a delineare una mappa articolata della fotografia contemporanea. Dal Premio BNL BNP Paribas, assegnato a Héctor Zamora, ai riconoscimenti dedicati al collezionismo, alla progettualità curatoriale e ai talenti emergenti, fino alle piattaforme sperimentali come The Portfolio Parade, la fiera ha confermato il proprio ruolo attivo nel sostenere artisti, gallerie e nuove ricerche. Un ecosistema in cui il mercato non appare come fine, ma come uno dei dispositivi attraverso cui la fotografia continua a produrre senso.
Oltre gli spazi della fiera, il Circuito OFF ha esteso l’esperienza alla città, trasformando Milano in un laboratorio diffuso dell’immagine. Mostre, incontri e collaborazioni hanno costruito una trama urbana in cui la fotografia si è radicata nel quotidiano, coinvolgendo pubblici diversi e ampliando il raggio d’azione dell’evento.



