Nel suo nuovo cortometraggio La notte della luna fertile, il giovane regista Agostino Gambino attraversa il linguaggio cinematografico per interrogare, in modo diretto e senza mediazioni, il senso dell’arte oggi.
Più che raccontare una storia, il film costruisce un’esperienza. Al centro non c’è una risposta, ma una domanda aperta e radicale: che cos’è un’opera d’arte nella contemporaneità? Gambino mette in scena questa incertezza trasformandola in materia visiva, in una crisi che attraversa immagini, corpi e ambienti.
Il racconto si sviluppa in una dimensione che richiama l’iperculturalità: uno spazio in cui le differenze si annullano e linguaggi, simboli e identità si fondono in modo quasi febbrile. In questo universo ibrido convivono elementi raffinati e disturbanti, suggestioni colte e impulsi più violenti, dando forma a una realtà instabile e stratificata, dove il confine tra proprio ed estraneo si dissolve.


La costruzione visiva accompagna questa tensione. Sequenze dinamiche, quasi ipnotiche, si alternano a momenti sospesi e rituali, creando una narrazione che oscilla continuamente tra dimensione sensoriale e concettuale. Anche la scelta tecnica — l’uso combinato del digitale e della pellicola Super8 — accentua il passaggio tra livelli percettivi diversi, tra realtà e sogno.
All’interno del film, il dialogo con la storia dell’arte è centrale. Le opere non sono semplici riferimenti, ma presenze attive che abitano la scena: da Giorgio de Chirico — che ispira anche la figura di Ebdomero — fino a Schifano, Guttuso, Turcato e a una serie di artiste contemporanee. A queste si affiancano le grandi installazioni ambientali di Gibellina e della Fiumara d’arte, che diventano veri e propri spazi narrativi.

È proprio nei paesaggi siciliani che il film raggiunge una delle sue dimensioni più suggestive. Le architetture e le sculture — dalla Montagna di Sale di Mimmo Palladino al Sistema delle piazze di Purini e Thermes, fino alla Piramide di Staccioli — dialogano idealmente con la metafisica di de Chirico, trasformandosi in scenari immersivi. Qui il protagonista non si limita a osservare l’opera, ma la attraversa, la abita, la vive.



La notte della luna fertile si configura così come un’indagine visiva e teorica sullo statuto dell’arte contemporanea, capace di restituirne le contraddizioni senza semplificarle e mantenendo aperta la tensione tra creazione, mercato e ricerca di senso.
Il cortometraggio è tra i finalisti del Cortinametraggio 2026, festival dedicato al cinema breve che si tiene ogni anno a Cortina d’Ampezzo, dove sarà presentato in prima nazionale il 24 marzo.


