L’ultima notte degli Oscar, andata in scena a Los Angeles, ha premiato soprattutto il cinema d’autore. Il grande vincitore della serata è stato One Battle After Another di Paul Thomas Anderson, che ha conquistato sei statuette, tra cui quelle più ambite: miglior film e miglior regia. Il film, un ambizioso racconto che mescola dramma politico, introspezione e grande spettacolo cinematografico, si è imposto lungo tutta la stagione dei premi e agli Oscar ha semplicemente confermato la propria centralità. Per Anderson si tratta di una consacrazione definitiva: da regista di culto a figura ormai riconosciuta dall’establishment hollywoodiano. Una vittoria che rappresenta anche un segnale preciso dell’Academy, che negli ultimi anni sembra voler premiare opere più autoriali e meno legate al puro intrattenimento. Una scelta che conferma la trasformazione degli Oscar in un premio sempre più vicino alla sensibilità del cinema internazionale e dei festival.



Michael B. Jordan e Jessie Buckley: le interpretazioni dell’anno
Tra i premi più attesi della serata, quello per il miglior attore protagonista è andato a Michael B. Jordan per il film Sinners. L’attore ha convinto l’Academy con una performance complessa e intensa, in cui interpreta due personaggi gemelli, dimostrando una notevole versatilità. Per Jordan si tratta della prima vittoria agli Oscar, un riconoscimento che arriva dopo anni di ruoli importanti e che segna un punto di svolta nella sua carriera, ormai consolidata tra blockbuster e cinema d’autore. Il premio come miglior attrice protagonista è stato invece assegnato a Jessie Buckley per il film Hamnet, diretto da Chloé Zhao. L’attrice irlandese ha conquistato pubblico e critica con una performance intensa e drammatica che racconta il dolore e la resilienza della moglie di William Shakespeare dopo la morte del figlio. La sua vittoria era attesa da molti osservatori della stagione dei premi e rappresenta la consacrazione di una delle interpreti più interessanti del cinema contemporaneo.




Tra blockbuster, horror e cinema politico
Se One Battle After Another ha dominato la cerimonia, altri titoli hanno comunque lasciato il segno nella notte degli Oscar. Tra questi spicca Sinners di Ryan Coogler, film che aveva già attirato grande attenzione per il numero record di candidature e per il successo ottenuto al botteghino. Il film ha conquistato diversi riconoscimenti tecnici e interpretativi, dimostrando come l’Academy stia cercando sempre più di premiare un cinema capace di dialogare sia con il grande pubblico sia con la critica. Interessante anche il riconoscimento a Amy Madigan come miglior attrice non protagonista per Weapons. La vittoria è significativa perché raramente vengono premiate performance provenienti da film horror, un genere tradizionalmente sottovalutato nei premi più prestigiosi. Nel complesso, i risultati della serata mostrano un panorama cinematografico molto variegato, in cui convivono cinema autoriale, produzioni mainstream e opere di genere.


I grandi esclusi della notte
Come ogni edizione degli Oscar, anche quella del 2026 ha avuto i suoi grandi esclusi. Il nome che ha fatto più discutere è stato quello di Timothée Chalamet, rimasto senza statuetta per la sua interpretazione in Marty Supreme, nonostante le aspettative e il grande favore della critica. La sua mancata vittoria ha alimentato il dibattito tra osservatori e appassionati di cinema, soprattutto considerando che il film era stato uno dei titoli più discussi della stagione. Altri film dati per favoriti nelle settimane precedenti hanno lasciato la cerimonia con meno premi del previsto, confermando una dinamica tipica degli Oscar: la distanza tra il racconto mediatico che precede la notte delle statuette e le decisioni finali dell’Academy.



