TEFAF Maastricht continua a rappresentare uno dei momenti più autorevoli del calendario internazionale dell’arte, capace di riunire nei padiglioni del MECC oltre settemila anni di storia visiva senza gerarchie disciplinari. Antichità, pittura antica, design, gioielli, arte moderna e contemporanea tornano dal 14 al 19 marzo in un percorso che non segue cronologie rigide ma piuttosto una comune vocazione all’eccellenza.
Tra le opere più attese figura uno degli autoritratti incisi all’acquaforte da Rembrandt intorno al 1630, presentato da Kunsthandlung Helmut H. Rumbler. In queste incisioni l’artista olandese utilizza il proprio volto come un laboratorio espressivo, scandagliando una gamma sorprendente di emozioni e stati d’animo. Sul versante dell’antico, Galerie Cybele propone invece una raffinata statuetta mummiforme raffigurante Ptah-Seker-Osiride, divinità funeraria dell’Egitto tolemaico, databile tra il 323 e il 230 a.C., testimonianza di quella dimensione rituale in cui arte e spiritualità risultavano inseparabili.

Il percorso espositivo si arricchisce di presenze italiane di primo piano. Robilant + Voena dedica parte del proprio stand alla pittura caravaggesca con opere del Maestro del Lume di Candela, di Matthias Stomer e di Giovanni Baglione, interpreti diversi di quella rivoluzione luministica che segnò la pittura europea del Seicento. Un’attenzione particolare merita anche il bronzo di Paolo Troubetzkoy raffigurante Gabriele D’Annunzio, presentato da Alessandra Di Castro Antichità, proprio mentre il poeta torna protagonista di una mostra alla GAM di Milano.
Tra le proposte più curate spicca quella di Antonacci Lapiccirella Fine Art, galleria romana di via Margutta che a Maastricht allestisce una vera e propria “mostra nella mostra”. Il progetto, intitolato Swedish Lights, è dedicato ai pittori svedesi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Nei paesaggi innevati di Gustaf Fjæstad, nelle vedute di Oskar Bergman, Jacob Olof Magnus Thunman e Axel Gabriel Zachrisson, la luce nordica diventa protagonista assoluta: una luce rarefatta, silenziosa, capace di trasformare il paesaggio in una meditazione visiva sospesa tra naturalismo e suggestioni simboliste.

La varietà dell’offerta emerge con forza anche negli stand di gallerie come Rossella Colombari, Galleria Continua, Lebreton, Galerie Canesso e GRIMM. Matteo Salamon propone invece un percorso che attraversa epoche e linguaggi differenti, dal fondo oro medievale alle più audaci ricerche del Novecento. Tra le opere esposte colpisce la natura morta di Giacomo Francesco Cipper, detto il Todeschini: un insieme di oggetti quotidiani – fichi, olive, formaggi, un bicchiere vuoto – che raccontano la presenza umana attraverso la sua assenza, trasformando il silenzio domestico in racconto pittorico.
Non meno significativo lo stand di Fondantico di Tiziana Sassoli, che presenta un nucleo di dipinti capaci di attraversare cinque secoli di pittura europea. Tra gli highlights figurano una tavola giovanile di Lorenzo Costa raffigurante la Madonna col Bambino con santi, una delicata Fuga in Egitto del giovane Guercino, e una intensa Maddalena penitente realizzata da Artemisia Gentileschi durante il periodo napoletano della sua maturità. A completare il percorso, la scena mitologica degli Argonauti dipinta da Gaetano Gandolfi intorno al 1780.
Sul fronte della scultura, Brun Fine Art presenta una selezione che esplora la grande tradizione europea tra Seicento e Ottocento: dalla Mädchen welches mit den Vögeln spielt di Rudolph Schadow, delicato esempio di scultura di genere d’ispirazione classica, al Bacco di Giuseppe Maria Mazza, che rilegge modelli antichi attraverso la sensibilità barocca. Accanto a queste opere spiccano anche due eleganti angeli in terracotta dorata di Giuseppe Mazzuoli.
Infine, Cantore Galleria Antiquaria sceglie TEFAF come palcoscenico per presentare in anteprima l’Estasi di Maria Maddalena, raro dipinto giovanile di Gerard van Honthorst recentemente acquisito dal Centraal Museum di Utrecht. Un’opera che anticipa i temi della retrospettiva dedicata all’artista e che conferma il ruolo della fiera come luogo privilegiato d’incontro tra mercato, ricerca e istituzioni museali.



