Il vino è uno dei modi più antichi e complessi attraverso cui un territorio racconta se stesso. Non soltanto un prodotto agricolo o un’esperienza gastronomica, ma il risultato di una lunga stratificazione di paesaggio, patrimonio e lavoro umano. In ogni bottiglia convivono il clima, la terra, le tecniche tramandate e la visione di chi oggi, con spirito di rinnovamento, continua a interpretarle. Castello Monaci è un’antica realtà che ben rappresenta tale dimensione: la sua storia affonda le radici nel XVI secolo, quando nei dintorni di Salice Salentino sorse una fortificazione legata alla presenza di monaci basiliani che utilizzavano questi luoghi come spazio di culto, meditazione e rifugio. Le vicende del castello si intrecciano così con quelle dello scenario circostante, segnato dalla presenza di antichi vitigni, ulivi secolari e una cultura agricola che nei secoli ha modellato il paesaggio. Negli anni la dimora si è evoluta da luogo di culto e residenza nobiliare a centro produttivo e culturale, mantenendo però intatta la memoria delle sue origini.

Oggi Castello Monaci è una tenuta vitivinicola dove vigneti, architettura storica e spazi dedicati all’accoglienza compongono un paesaggio articolato. Accanto alla produzione, trovano posto esperienze legate all’enoturismo, percorsi di degustazione e il Museo del vino, che racconta l’evoluzione della viticoltura pugliese attraverso strumenti storici, fotografie e documenti della vita agricola del territorio. L’intervista che segue con Luigi Seracca Guerrieri, che da anni guida con innovazione e sensibilità contemporanea l’azienda, nasce proprio da questa prospettiva: riflettere sul vino come racconto culturale, esplorare il rapporto tra memoria, estetica e narrazione e immaginare come una realtà vitivinicola possa dialogare con altri linguaggi, dall’arte contemporanea al design, contribuendo alla valorizzazione del tessuto che lo circonda.



Il vino racconta sempre una storia fatta di territorio, tradizione e persone. Quanto è importante per voi trasformare questa storia in un vero e proprio racconto culturale?
Il vino, per noi, è un modo di custodire il tempo. In ogni bottiglia si intrecciano la nostra terra, le tradizioni che abbiamo ereditato e le storie delle persone che, generazione dopo generazione, hanno dato forma all’identità della Castello Monaci. Trasformare questa storia in un racconto culturale è fondamentale, perché il vino è uno dei modi più autentici per trasmettere la memoria di un luogo. Nel nostro caso, significa raccontare il Salento, i suoi paesaggi, il suo clima e il lavoro che la nostra famiglia porta avanti da generazioni.
Molte cantine oggi si relazionano all’arte contemporanea attraverso mostre, eventi o residenze artistiche. Avete mai pensato a progetti che mettano in relazione il vino con il linguaggio dell’arte?Pensiamo che il vino e l’arte condividano una stessa sensibilità, entrambi nascono dall’osservazione del tempo, della natura e dello sguardo umano. Per questo l’idea di far dialogare il vino con il linguaggio dell’arte ci sembra un connubio molto interessante. Abbiamo già valutato la possibilità di sviluppare progetti in questa direzione. Alcune attività sono state già fatte e siamo pronti ad andare in quella direzione.
Il design e l’immagine di una bottiglia sono spesso il primo contatto tra il vino e il pubblico. Quanto conta per voi l’aspetto estetico – dall’etichetta alla presentazione – nel raccontare l’identità di Castello Monaci?
Per noi il design della bottiglia deve essere un segno discreto, capace di anticipare ciò che il vino porta con sé. Il legame con la storia e l’eleganza di Castello Monaci vogliamo che sia presente in modo sottile, quasi suggerito. L’idea è che l’immagine del vino riesca a evocare, più che descrivere, i tratti distintivi del luogo.
Se Castello Monaci dovesse confrontarsi con un artista contemporaneo, che tipo di progetto immaginereste e quale aspetto del vostro lavoro vi piacerebbe far interpretare attraverso l’arte?
Se dovessimo dialogare con un’artista contemporaneo, immagineremmo un progetto capace di mettere in relazione tempi diversi: la memoria profonda di questo luogo e lo sguardo contemporaneo con cui oggi interpretiamo il vino. Ci piacerebbe che l’artista partisse proprio da questa tensione fertile, tra tradizione e sensibilità presente, per restituire, attraverso il suo linguaggio, il carattere del Salento, la stratificazione della storia e una forma di eleganza che nasce dall’incontro tra tradizione e visione.
Il Salento è sempre più presente anche nella scena artistica italiana. In che modo una realtà come questa può contribuire alla valorizzazione culturale dell’identità locale oltre alla produzione vinicola?
Castello Monaci, nel suo modo di essere e di accogliere, cerca di custodire e interpretare l’eleganza profonda del territorio salentino. Il vino ne è una delle espressioni, ma il racconto si compie davvero nell’esperienza della cantina, del museo del vino, dei vigneti, del bosco e del castello. La visita, l’incontro con gli spazi e con la storia che li attraversa, la degustazione vissuta in questo luogo permettono di entrare in contatto non solo con i nostri vini, ma con il carattere e la sensibilità di questo territorio. Il nostro desiderio è che chi arriva qui non porti via soltanto il ricordo di un vino, ma la sensazione di aver attraversato, anche solo per un momento, l’anima di un luogo e della sua storia.





