ARCOmadrid si prepara a inaugurare la sua edizione 2026 consolidando la propria identità di piattaforma strategica tra Europa e America Latina. Nei padiglioni 7 e 9 di Ifema, dal 4 all’8 marzo, 211 gallerie provenienti da 30 Paesi compongono una mappa articolata del contemporaneo, tra continuità storiche e nuove presenze, confermando Madrid come snodo privilegiato del mercato e del discorso critico internazionale. Il programma generale accoglie nomi di peso quali Lelong, Chantal Crousel, Taddeus Ropac ed Esther Schipper, ai quali si affiancano quest’anno Carlos/Ishikawa da Londra, Green Art da Dubai, Loevenbruck da Parigi e Zander dalla Germania. La componente iberica e latinoamericana resta il cuore pulsante della fiera, con una significativa partecipazione di gallerie spagnole, portoghesi, argentine, colombiane e brasiliane.

Importante anche la presenza italiana: Lia Rumma e Studio Trisorio da Napoli, Massimo e Francesca Minini, Prometeo Gallery di Ida Pisani, la bolognese P420, Monitor (tra Roma e Lisbona), Gilda Lavia, Pinksummer e Vistamare. Nella sezione Opening – dedicata alle realtà con meno di sette anni di attività e curata da Rafa Barber e Anissa Touati – compare la romana Ada. Alcune assenze, tuttavia, segnano un passaggio generazionale: per il secondo anno consecutivo manca Giorgio Persano, tra i fondatori storici della fiera nel 1982; chiude la galleria madrilena di Helga de Alvear; non partecipa Madragoa di Lisbona.
Cuore concettuale dell’edizione è ARCO2045: el futuro, por ahora, progetto curatoriale affidato a José Luis Blondet e Magaly Arriola. Il titolo evoca una tensione temporale sospesa: immaginare il 2045 significa interrogare il presente, sondare le forme con cui l’arte anticipa scenari politici, ecologici e sociali. A questo si affianca Perfiles, focus su undici artisti sudamericani selezionati da José Esparza Chong Cuy, che rinnova la vocazione transatlantica della manifestazione.
Tra le novità si segnala l’incremento dei Progetti d’Artista – trentotto in totale – spazi concepiti per offrire una lettura approfondita e quasi monografica di ricerche complesse, tra cui quelle di Antoni Miralda, Ugo Rondinone e Aurelia Muñoz. Cresce anche il numero dei premi promossi da fondazioni e imprese, indicatori di un mecenatismo in trasformazione. Il nuovo Premio Catapulta destinerà un’opera di un artista spagnolo alla National Gallery del Canada; la sezione Opening introduce un riconoscimento per il miglior talento under 40; per la prima volta anche Perfiles sarà accompagnata da un premio dedicato.

La Sala Vip ospiterà 350.000 HA, progetto dell’architetto Manuel Bouzas con lo studio salazarsequeramedina: un grande camino costruito con legno recuperato dalle foreste galiziane colpite dagli incendi estivi. Un’architettura simbolica che traduce in forma spaziale una riflessione urgente sul paesaggio e sulla memoria ambientale.
Sul piano sistemico, l’edizione 2026 si apre in un clima di discussione attorno all’IVA culturale, tema sollevato con forza dalle gallerie spagnole, oggi soggette a un’aliquota del 21%, superiore a quella applicata in molti Paesi europei. Pur restando sullo sfondo rispetto all’annuncio e alla vitalità del programma, la questione attraversa inevitabilmente il dibattito professionale, richiamando l’attenzione sul ruolo strutturale delle gallerie nella promozione degli artisti e nella mediazione con le istituzioni.
Come ogni anno, ARCOmadrid travalica i confini fieristici per trasformarsi in motore della settimana dell’arte contemporanea in città. Accanto alle consolidate ArtMadrid e JustMad, cresce CAN Madrid – nuova denominazione dell’ex Urvanity – che amplia l’orizzonte verso il collectible design sotto la tensostruttura di Matadero, in dialogo con la neonata fiera FORMA del Madrid Design Festival. Completano il panorama Hybrid, SAM e Artist 360 MD, a comporre un ecosistema diffuso che coinvolge musei, spazi indipendenti e pubblico trasversale.



