Berlinale 76, Wenders: «L’arte non si può separare dalla politica»

Dal dibattito innescato da Wim Wenders fino al trionfo di Gelbe Briefe, il festival conferma la sua vocazione critica in un mondo sempre più frammentato

Quando arriva febbraio a Berlino due sono le cose da aspettarsi: il ghiaccio e la Berlinale, la seconda è sicuramente più piacevole della prima. L’atmosfera è elettrizzante a Potsdamer Platz, il cuore del festival, arrivato alla sua settantaseiesima edizione. Tantissimi gli attori e i registi internazionali che negli anni sono saliti sul palco del Berlinale Palace, fulcro di tutte le premiere.

Terzo festival per importanza dopo Cannes e Venezia, la Berlinale è molto seguita sia dai lavoratori del cinema che da cinefili e curiosi. Il suo profilo politico l’ha distinta negli anni e proprio per questo suo apparente mancato impegno, negli ultimi dieci giorni, è stata messa al centro di una forte polemica. Il dibattito è partito da alcuni commenti espressi dal presidente di giuria, Wim Wenders, durante una conferenza stampa, che ha affermato «l’arte non si può separare dalla politica». La risposta era relativa a una domanda sulla posizione del festival rispetto a Gaza e alle politiche del governo tedesco.

Il festival ha preso ufficialmente posizione a difesa di Wenders ma intanto Arundhati Roy, scrittrice indiana e attivista politica impegnata nel campo dei diritti umani (che era stata invitata alla Berlinale per presentare il restauro in digitale di In Which Annie Gives It Those Ones) si è ritirata dalla manifestazione per protesta contro la dichiarazione di Wenders.

Le vertenze sono proseguite con una lettera firmata da 104 artisti internazionali, tra cui Mark Ruffalo, Javier Bardem e Tilda Swinton, una missiva contro la direzione del Festival e il silenzio riguardo alla situazione umanitaria a Gaza. La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 21 febbraio e ha visto l’assegnazione dell’Orso d’Oro a Gelbe Briefe, film firmato dal regista turco-tedesco İlker Çatak. L’opera con sensibilità narrativa e forte impatto emotivo, racconta la storia di Derya e Aziz, una coppia di artisti teatrali turchi che perdono il lavoro a causa della persecuzione politica in Turchia. Moltissimi i film in competizioni e nelle varie sezioni da non perdere nei prossimi mesi in uscita nelle sale.

Prima delle varie premiazioni la direttrice Tricia Tuttle ha ha ribadito come questa Berlinale sia stata attraversata da tensioni globali e sentimenti forti, in “un mondo crudo e frammentato”, la potenza del cinema si fa spazio di elaborazioni collettive sul dolore, la rabbia e le urgenze globali.

Tra gli orsi d’argento spiccano: il Gran premio della Giuria per Kurtuluş di Emin Alper; Premio della Giura anche per Queen at Sea di Lance Hammer. La miglior regia è andata a Grant Gee per Everybody Digs Bill Evans; la Miglior Interpretazione da protagonista a Sandra Hüller per Rose di Markus Schleinzer; Migliore Interpretazione non protagonista alla coppia scenica di Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay per Queen at Sea; il film Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles, si è aggiudicato la Miglior Sceneggiatura. Il Miglior Contributo artistico è andato a Anna Fitch e Banker White per Yo (Love is a Rebellious Bird). Tra i documentari interessanti: If Pigeons Turned to Gold, mentre tra i corti Yawman ma walad e A Woman’s Place Is Everywhere. Per la sezione Generation 14plus sono stati premiati Feito Pipa e Chicas Tristes, opere capaci di parlare ai giovani con un linguaggio attuale e diretto.