Con l’apertura del sipario sulla settimana più attesa della televisione italiana, il Teatro Ariston si presenta al pubblico con un volto completamente rinnovato. La 76ª edizione del Festival di Sanremo inaugura infatti, oltre a una nuova competizione musicale, anche un radicale cambio di scenografia. A progettare il palco è ancora Riccardo Bocchini che, dopo aver firmato l’impianto elegante e armonico del 2025, quest’anno sceglie di sorprendere con una rottura delle regole compositive.
Se la precedente “Techno Hall” era costruita attorno a un equilibrio misurato, con linee morbide, volumi plastici, tecnologia nascosta dietro una pulizia formale quasi classica, il 2026 abbandona la simmetria come principio guida. Il nuovo progetto nasce infatti da un’idea di asimmetria dichiarata, pensata come traduzione visiva della natura imprevedibile e mutevole della musica contemporanea.


Il tradizionale boccascena si dilata e si frammenta in tre grandi fasce architettoniche che attraversano l’Ariston e ne ridefiniscono i confini: non è più solo il palco a essere protagonista, ma l’intero teatro, coinvolto in un disegno che si insinua tra platea e galleria, fino a suggerire una continuità spaziale tra artista e pubblico. Elemento simbolo del Festival, la scala motorizzata assume quest’anno un ruolo ancora più teatrale. Non è immediatamente visibile, ma viene svelata da un grande sipario di ledwall a scorrimento orizzontale che si apre nel momento clou, amplificando l’effetto scenico. Anche il palco è progettato per trasformarsi continuamente. Un sipario tecnologico mobile modifica la profondità e la conformazione del fronte scenico, mentre linee prospettiche divergenti garantiscono inquadrature sempre diverse. Ma non solo, perché le automazioni scenografiche si adattano a ogni brano in gara, mantenendo un carattere fluido.
Determinante la collaborazione con il direttore della fotografia Mario Catapano e con il regista Maurizio Pagnussat. La scena è concepita per attraversare una metamorfosi cromatica totale, passando dal nero assoluto al bianco purissimo. I materiali utilizzati, retroilluminati da circa 200.000 pixel luminosi, consentono variazioni cromatiche profonde, capaci di ridefinire atmosfera e percezione sia per il pubblico in sala sia per quello televisivo. L’ambizione è trasformare l’Ariston in uno spazio immersivo, dove l’architettura diventa parte attiva della narrazione musicale.




