ARWE 2026, l’Accademia Albertina guida la svolta della ricerca artistica

Il direttore dell'istituzione torinese Salvatore Bitonti racconta la visione dietro Art Research World Expo 2026: un progetto internazionale che ridefinisce i metodi della sperimentazione culturale

All’inizio del 2026 l’Accademia Albertina è al centro di un progetto di respiro internazionale come ARWE 2026. Qual è la visione che ha guidato la nascita di questa iniziativa e perché oggi è strategico parlare di ricerca artistica su scala globale?

ARWE, ovvero Art Research World Expo 2026, nasce con l’obiettivo di promuovere la cooperazione culturale e la sostenibilità attraverso le arti, creando nuove opportunità di ricerca e innovazione. L’evento, che includerà mostre, performance, proiezioni, conferenze e momenti di networking, valorizzerà le migliori pratiche di ricerca artistica contemporanea delle accademie italiane e dei partner internazionali provenienti da oltre 30 Paesi da Europa, Asia, Africa e America. La visione alla base di questa iniziativa è quella di affermare Torino come capitale mondiale della ricerca artistica, offrendo una vetrina unica per la creatività, la formazione e l’innovazione, e rafforzando il dialogo tra arte, educazione e società. In un contesto globale, parlare di ricerca artistica su scala internazionale è strategico perché le professioni dell’arte si arricchiscono del confronto tra culture diverse e generano conoscenze, progetti e visioni innovative che hanno impatto oltre i confini locali.

Il progetto ARWE rientra nel più ampio network INAR – Italian Network of Artistic Research And Art Education. In che modo questo network può cambiare il ruolo delle Accademie italiane nel panorama europeo e internazionale?

Il progetto INAR – una rete nazionale e internazionale dedicata alla ricerca – nasce proprio per colmare un vuoto storico nel settore dell’alta formazione artistica e musicale. Fino a oggi, infatti, questo ambito non disponeva di un sistema strutturato come i dottorati di ricerca, introdotti solo recentemente nel nostro sistema, a distanza di oltre 45 anni dalla loro istituzione in ambito universitario. Si tratta di uno dei temi centrali su cui il Ministero dell’università e della ricerca a cui apparteniamo, sta lavorando in collaborazione con ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca, con l’obiettivo di definire in modo chiaro gli ambiti della ricerca in campo artistico. Se in settori più scientifici tali ambiti risultano già ben codificati, nel campo delle discipline artistiche – soprattutto in quelle di tipo artistic practice-based, fondate sulla sperimentazione e sull’attività laboratoriale – il concetto stesso di ricerca risulta più complesso da delimitare. Il progetto INAR, articolato in quattro work package, affronta proprio questa sfida. In particolare, l’ultimo modulo, ARWE, concepito come una vera e propria expo della ricerca artistica internazionale, ha il compito fondamentale di contribuire alla definizione degli ambiti, dei confini e delle metodologie della ricerca in campo artistico, attraverso l’esposizione e la visibilità  dei risultati, rendendoli riconoscibili e condivisi a livello nazionale e internazionale.

Torino viene proposta come capitale mondiale della ricerca artistica in vista dell’Expo 2026. Quali caratteristiche rendono la città un terreno particolarmente fertile per questo tipo di sperimentazione?

La città è straordinariamente fertile sul piano culturale. Già nel 2015 e nel 2019 avevamo organizzato eventi simili: il FISAD, il Festival Internazionale delle Scuole d’Arte e Design, a cui parteciparono numerose istituzioni internazionali analoghe all’Accademia, insieme a molte istituzioni culturali di Torino. Nel 2019, l’evento fu addirittura affiancato al Premio Nazionale delle Arti, bandito dal Ministero, offrendo un’importante vetrina dei risultati più significativi della ricerca artistica contemporanea. ARWE 2026 ha numerosi partner culturali come musei e fondazioni artistiche che prendono parte a quella che, con entusiasmo e un pizzico di presunzione, abbiamo voluto definire una sorta di Expo con exhibition diffuse per la città. Le istituzioni culturali e museali della città – dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla Residenze Reali Sabaude, dai musei di arte contemporanea al Museo Egizio e molti altri – collaborano con noi, rendendo Torino il luogo ideale non solo per ispirarsi, ma soprattutto per sviluppare e consolidare la ricerca artistica contemporanea all’interno dell’alta formazione artistica.

ARWE 2026 mette al centro il concetto di ricerca-creazione, ancora poco compreso fuori dagli ambienti accademici. Come lo definirebbe a un pubblico non specialista e perché è così rilevante oggi

Il concetto di ricerca – creazione è molto rilevante perché l’arte, in tutte le sue forme – dalla poesia al cinema, alle arti visive e performative e – contiene un elemento profetico. Non è un caso che qualche tempo fa il CERN di Ginevra abbia pubblicato un bando alla ricerca di un creativo: l’arte ha infatti la capacità di anticipare il futuro. Proprio per questo è importante che il pubblico, il più ampio possibile, possa avvicinarsi alle opere dell’arte contemporanea e, più in generale, alle arti nel loro insieme. Esse non solo offrono stimoli e suggestioni, ma spesso suggeriscono visioni e prospettive sui possibili orizzonti della nostra vita e della nostra esistenza futura

Il progetto è sostenuto da fondi PNRR, un’opportunità importante ma anche una grande responsabilità. Quali criteri scientifici e culturali guidano la selezione dei progetti e degli artisti coinvolti?

Tutto avviene attraverso una manifestazione di interesse: noi non selezioniamo direttamente gli artisti. Abbiamo promosso una grande manifestazione rivolta alle istituzioni straniere partner, che poi hanno deciso autonomamente di aderire e operare le proprie selezioni interne. Il nostro ruolo è guidarle, indicando le linee guida a cui devono attenersi, rappresentate dalle keywords del progetto. Le keywords principali, che, sono: Saving the World, Connecting Culture – che sottolinea l’importanza del dialogo e dell’empatia tra culture diverse – e Empowering and Connecting People, che evidenzia il ruolo dell’arte nella promozione umana e nella connessione tra popoli e comunità differenti. Abbiamo mutuato queste linee dalla recente Expo di Osaka, dove siamo stati presenti come sistema al Padiglione Italia con ben tredici istituzioni, con un progetto definito Atlante della creatività che sarà presentato anche a Torino durante ARWE a maggio.

Lei presiede le commissioni giudicatrici dei bandi ARWE. Quali qualità sta cercando oggi negli artisti e nei ricercatori che partecipano al progetto? Ci sono nuovi approcci o sensibilità che stanno emergendo?

Oggi, nelle proposte degli artisti e dei ricercatori, cerchiamo qualità che vadano oltre la tecnica: ci interessano visioni capaci di affrontare temi contemporanei, approcci interdisciplinari e sensibilità verso le sfide globali. In questo senso, come dicevo prima, ci siamo ispirati alla grande Expo di Osaka e alle sue keywords: Save the World e Connect People. Questi concetti indicano quanto l’arte possa contribuire non solo alla sperimentazione creativa, ma anche alla sostenibilità della vita e alla costruzione di relazioni positive tra le persone. In particolare, Connect People rappresenta l’idea di unire individui e comunità per superare tensioni e conflitti a livello globale. In questo modo, l’arte assume un ruolo attivo nel delineare nuovi orizzonti di ricerca artistica, sociale e umana, orientati a una società più sostenibile, inclusiva e collaborativa.

Guardando ai prossimi mesi, può anticiparci alcuni eventi, appuntamenti o sviluppi chiave di ARWE 2026 su cui l’Accademia Albertina sta lavorando e che segneranno l’avvicinamento all’Expo?

Nel mese di marzo l’Accademia Albertina sarà protagonista di una serie di eventi chiave in preparazione di ARWE 2026, in programma dal 25 al 30 maggio. Tra questi, spicca la mostra collettiva In Between Places You Can Find Me, a cura di Franko B, che si terrà il 16 marzo al PAV – Parco Arte Vivente. L’iniziativa rafforza il dialogo tra istituzione museale e formazione artistica, trasformando il PAV in uno spazio di attraversamento, sperimentazione e confronto con pratiche emergenti. Sempre il 16 marzo, nell’ambito del progetto Arte in Transito, circa 60 studenti provenienti da tutte le scuole dell’Accademia realizzeranno azioni performative site-specific sotto i portici di via Paolo Sacchi, animando i temi dei pannelli pittorici e promuovendo un dialogo intergenerazionale. Di grande rilievo poi la presenza dall’India di Sri Pradeep Kalamandalam, uno dei massimi artisti del Teatro Kathakali, con una serie di workshop in collaborazione con l’Università di Torino. Questi appuntamenti rappresentano solo alcuni esempi dell’intenso lavoro dell’Accademia per connettere formazione, ricerca artistica e pratiche internazionali, preparando il terreno per l’Expo e rafforzando il ruolo di Torino come polo globale di riferimento per l’arte contemporanea.