Valentino, la collezione d’arte oltre la couture

Da Picasso a Bacon, da Warhol a Basquiat, fino a Fontana, Twombly e Richard Prince, Valentino ha costruito una collezione che attraversa cinque secoli e riflette una visione personale e coerente del collezionismo contemporaneo

A un mese dalla scomparsa di Valentino Garavani, il dibattito si concentra su uno degli aspetti meno visibili ma al tempo stesso significativi della sua eredità: la collezione d’arte costruita nell’arco di più di cinquant’anni. Stimata oltre il miliardo di dollari e distribuita tra le sue residenze europee e americane, la raccolta riflette una visione coerente e trasversale, capace di unire maestri storici e protagonisti del contemporaneo in un dialogo che va oltre il valore di mercato.

Una collezione tra più residenze

Le case di Valentino non erano semplici abitazioni, ma luoghi progettati come estensioni coerenti della sua visione estetica. Dalla storica villa sull’Appia Antica al Castello di Wideville, alle porte di Parigi, fino al palazzo londinese di Holland Park, allo chalet di Gstaad e all’attico su Park Avenue, ogni residenza rifletteva un’idea precisa di armonia tra arte, architettura e decorazione.

Gli interni, curati nei minimi dettagli, combinavano arredi antichi, design e opere d’arte di altissimo livello. La disposizione degli oggetti, la scelta dei colori, la presenza costante di fiori freschi contribuivano a creare ambienti calibrati, mai casuali. Le fotografie pubblicate nel corso degli anni mostrano spazi in cui i capolavori dialogano con boiserie, tappeti orientali e luce naturale, restituendo l’immagine di un collezionismo vissuto quotidianamente e non confinato in spazi museali.

Una collezione tra maestri storici e icone contemporanee

Il nucleo della raccolta attraversa oltre cinque secoli di storia dell’arte. Tra le opere più significative figura un raro ritratto femminile del Bronzino, custodito nella residenza romana, a testimonianza dell’interesse per la pittura manierista. Pablo Picasso rappresenta probabilmente l’artista più presente nella collezione, con diverse tele distribuite tra Londra, Roma e altre proprietà. Non mancano Francis Bacon, con un intenso ritratto di George Dyer nella casa parigina, e maestri del secondo Novecento come Lucio Fontana, di cui possedeva una grande tela della serie Attese conservata a New York.

Il rapporto con l’arte americana si consolida tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. A New York Valentino entra in contatto con Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. Warhol realizza una serie di ritratti dello stilista partendo da Polaroid: due di questi entreranno successivamente nella sua collezione privata. Accanto a loro, opere di Richard Prince – tra cui Overseas Nurse, acquistata nel 2008 a una cifra record – confermano l’attenzione verso la contemporaneità più radicale.

La presenza di François-Xavier Lalanne, con arredi-scultura come il celebre bar a forma di toro e le pecore in bronzo, evidenzia inoltre l’interesse per un’idea di arte che si integra con il design. Il legame con Cy Twombly, il cui appartamento romano ospitò nel 1968 un servizio fotografico per Vogue dedicato alla Collezione Bianca, testimonia un dialogo diretto tra moda e ricerca artistica. Nel complesso, la raccolta è stimata oltre il miliardo di dollari e viene considerata tra le più importanti collezioni private al mondo per qualità e coerenza.

Il nodo dell’eredità e l’ipotesi filantropica

Con una ricchezza personale valutata intorno a 1,5 miliardi di dollari e in assenza di eredi diretti, la questione della successione assume oggi un rilievo particolare. Figura centrale resta Giancarlo Giammetti, compagno di vita e storico socio, con cui Valentino ha condiviso scelte imprenditoriali e culturali per oltre mezzo secolo. Resta aperta l’ipotesi di una destinazione filantropica per una parte del patrimonio artistico. Nel corso della sua vita, Valentino ha dimostrato un costante impegno verso la tutela della bellezza e del patrimonio culturale. Non si esclude che fondazioni, musei o istituzioni possano diventare in futuro i custodi di una parte della collezione, trasformando un patrimonio privato in risorsa pubblica.