Con l’apertura dell’edizione 2026, BRAFA riafferma la propria posizione di snodo strategico nel calendario internazionale delle fiere d’arte. A Bruxelles, negli spazi monumentali di Brussels Expo, la manifestazione inaugura l’anno del mercato con numeri in crescita e una rinnovata ambizione curatoriale. Sono 147 le gallerie partecipanti, tra presenze consolidate e nuovi ingressi, a testimoniare la vitalità di una fiera che, al suo secondo anno sotto la guida di Klaas Muller, punta a superare i risultati della scorsa edizione, che aveva attirato oltre 72mila visitatori.

BRAFA 2026, una fiera anche istituzionale
Elemento simbolico e programmatico di questa edizione è la presenza, come ospite d’onore, della Fondation Roi Baudouin. La fondazione belga incarna una dimensione filantropica sempre più centrale nel dibattito culturale contemporaneo: la tutela del patrimonio, il sostegno alla ricerca e la responsabilità collettiva nei confronti della memoria materiale e immateriale. Una scelta che rafforza l’identità di BRAFA come fiera non solo commerciale, ma anche profondamente istituzionale.
La cifra distintiva della manifestazione resta la sua vocazione enciclopedica. Antico e moderno, archeologia e contemporaneo, arti decorative, design, gioielleria e arte tribale convivono in un impianto espositivo che privilegia la qualità e il dialogo, piuttosto che la compartimentazione. L’obiettivo dichiarato dalla presidenza è duplice: offrire agli espositori una piattaforma solida per incontrare nuovi collezionisti e, allo stesso tempo, costruire per il pubblico un’esperienza immersiva fondata su una selezione rigorosa.

Rubens protagonista a Bruxelles
Il momento di maggiore attenzione mediatica è stato segnato dalla presentazione di un dipinto che ha rapidamente assunto lo statuto di icona della fiera. Portrait of an Old Man (circa 1609), acquistato anni fa dallo stesso Muller come opera di un anonimo maestro fiammingo, si è rivelato, dopo approfondite analisi, un lavoro autografo di Peter Paul Rubens. A rendere il caso ancora più straordinario, la presenza di un secondo volto femminile celato sotto la superficie pittorica, visibile capovolgendo la tela: un doppio ritratto enigmatico che ha catalizzato l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori, trasformandosi nel simbolo narrativo di BRAFA 2026.
Accanto a questo episodio, la fiera si distingue per un rinnovato dinamismo tra i nuovi espositori. Arte-Fact Fine Art propone un percorso dedicato a storie femminili marginalizzate nella storia dell’arte; la Galerie la Ménagerie esplora il genere animalier dal XIX secolo a oggi; Virginie Devillez Fine Art presenta opere provenienti dalla collezione di Tony Herbert, figura chiave dell’Espressionismo fiammingo. L’Italia è rappresentata anche tra i debutti, con Carlucci Gallery, che porta a Bruxelles una selezione di Old Master e antiquariato, mentre la galleria Pron articola un dialogo che va da Carla Accardi e Fausto Melotti a pratiche ceramiche contemporanee.
BRAFA 2026 tra moderno e contemporaneo
Nel segmento moderno e contemporaneo, gallerie internazionali come Almine Rech propongono accostamenti calibrati, dove opere storicizzate dialogano con interventi più recenti. Emblematica la scultura cinetica Crow (2025) di Hans Op de Beek: un corvo sospeso nello spazio, figura silenziosa e malinconica che introduce una riflessione sul tempo e sull’isolamento.

Il cuore pulsante di BRAFA resta tuttavia il settore degli Old Master, sostenuto dalla forte presenza di gallerie fiamminghe e olandesi. Tra i lavori più osservati, un autoritratto inciso di Rembrandt da Douwes Fine Art, un interno di chiesa di Emanuel de Witte, il Sermone di San Giovanni Battista di Pieter Brueghel il Giovane presentato da De Jonckheere, e, sul fronte italiano, un capriccio veneziano di Canaletto proposto da Lampronti Gallery. Opere che confermano il ruolo di Bruxelles come crocevia privilegiato per il collezionismo storico europeo.
Non mancano le sorprese disseminate lungo il percorso espositivo. Dalla tela preparatoria di Jacob Jordaens presentata da Jan Muller Antiques, alle sedute secessioniste di Joseph Maria Olbrich nello stand viennese di Florian Kolhammer, fino alle incursioni nel design e nell’arte del Novecento. Il contemporaneo dialoga con il passato attraverso presenze forti: Yves Klein, Ai Weiwei, Victor Vasarely, Max Ernst. E, in un gesto che amplia ulteriormente il perimetro della fiera, compare persino un reperto paleontologico di eccezionale importanza: il cranio quasi completo di un Triceratopo, a ricordare come la meraviglia collezionistica non conosca confini disciplinari. Quanto alle gallerie italiane, la loro rimane una presenza articolata e trasversale, spaziando dalla scultura medievale al design radicale, dalla gioielleria d’autore all’arte tribale.


