Il World Economic Forum di Davos, tradizionalmente associato ai grandi equilibri economici, alle strategie geopolitiche e all’innovazione tecnologica, da alcuni anni apre uno spazio sempre più consapevole all’arte e alla cultura. All’interno di questa visione prende infatti forma un programma artistico nel quale si mettono in relazione presenza umana e digitale, tradizione e sperimentazione, connessione e collaborazione. È in questo contesto che si inserisce THE BUS, la nuova opera performativa di Marina Abramović, presentata per la prima volta a Davos come intervento site-specific e come debutto dell’artista all’interno del forum.

THE BUS è una scultura mobile e, allo stesso tempo, una capsula esperienziale: un autobus chiuso verso l’esterno, impermeabile allo sguardo e al rumore del mondo, che accoglie piccoli gruppi di partecipanti invitandoli a sospendere temporaneamente ogni dispositivo tecnologico e ogni ruolo sociale. L’opera non propone un contenuto da osservare, ma un tempo da abitare. Attraverso una sequenza di esercizi derivati dal Metodo Abramović, i partecipanti sono guidati verso una condizione di attenzione radicale al presente, in cui il corpo diventa strumento di conoscenza e il silenzio una forma di linguaggio: proponendosi come frattura in una cornice di urgenza e velocità, l’opera suggerisce che ogni decisione autentica richiede uno spazio di decompressione.
Il progetto nasce da una lunga riflessione condivisa con la curatrice Mirjam Varadinis, maturata anche in occasione della grande retrospettiva di Abramović alla Kunsthaus di Zurigo. Da quell’esperienza emerge con forza la necessità di portare l’arte oltre i confini istituzionali, rendendola accessibile come pratica trasformativa e non solo come oggetto estetico. THE BUS incarna questa visione nomade: un’opera pensata per attraversare contesti diversi, adattandosi a pubblici eterogenei, ma mantenendo costante il suo nucleo concettuale. A Davos, il gesto assume una valenza quasi politica: invitare leader e decisori globali a condividere un tempo di silenzio significa creare, anche solo per pochi minuti, un terreno comune fondato sull’esperienza.
Dopo Davos, THE BUS continuerà il suo viaggio, con una tappa a Zurigo dedicata in particolare ai temi della salute mentale e dell’educazione, coinvolgendo adolescenti e giovani adulti in percorsi pensati appositamente per loro. Nel lungo periodo, l’opera è destinata a muoversi attraverso l’Europa, costruendo di volta in volta un incontro unico tra luogo, comunità e pratica performativa.



