EUmies Awards 2026, rivelate le quaranta architetture per leggere l’Europa che cambia

Dalla rigenerazione territoriale alle nuove forme di spazio pubblico, la shortlist degli EUmies Awards 2026 restituisce il ritratto di un’architettura europea in piena transizione culturale e ambientale

Il percorso verso gli EUmies Awards 2026 entra nella sua fase più densa. Dopo un’ampia prima selezione che ha coinvolto 410 candidature, la giuria internazionale, riunitasi a Barcellona, ha individuato quaranta opere capaci di restituire con chiarezza le direzioni in cui si sta muovendo l’architettura europea. Non una semplice riduzione numerica, ma una vera e propria mappa critica di pratiche, scale e immaginari che attraversano il continente.

L’architettura del futuro tra centro e periferia

Ciò che emerge con forza è un’architettura che assume il territorio come materia progettuale e lo spazio pubblico come luogo di negoziazione sociale e politica. I giurati parlano di “freschezza”, un termine che non allude all’effetto formale, bensì a un’attitudine: la capacità di rinnovare il rapporto tra comunità, risorse e tecniche costruttive in un contesto segnato dall’urgenza climatica e da profondi mutamenti culturali. Rigenerazioni attente, programmi ibridi e soluzioni che misurano il proprio impatto ambientale fanno di questa shortlist un osservatorio privilegiato sulle sfide future della disciplina.

La geografia dei progetti selezionati dissolve definitivamente l’opposizione tra centro e periferia. Accanto a interventi realizzati in capitali consolidate dell’architettura europea – da Copenhagen a Parigi, fino a Lisbona – compaiono opere inserite in piccoli contesti rurali della Slovenia, della Norvegia o dell’Aragona. È il segno di una sensibilità ormai multiscalare, capace di muoversi con disinvoltura tra infrastrutture, paesaggi, scuole, residenze collettive e complessi culturali, senza gerarchie prestabilite.

In corsa agli EUmies Awards 2026 anche due progetti italiani

In questo quadro si collocano anche i due progetti italiani ancora in competizione: il Bicocca Superlab di Milano e il restauro della Chiesa di San Barbaziano a Bologna. Il primo rilegge gli spazi produttivi urbani attraverso un uso misto che intreccia lavoro, ricerca e socialità, mentre il secondo affronta il tema del restauro come atto contemporaneo, capace di riattivare la memoria senza rinunciare alla sperimentazione.

La composizione della shortlist riflette inoltre la natura aperta e dialogica dell’architettura contemporanea. Accanto a studi affermati come Dorte Mandrup o Barozzi Veiga, figurano realtà emergenti e pratiche ibride che spingono il progetto verso territori radicali. È il caso di Leopold Banchini Architects con i Round About Baths a Logroño, o di collettivi come Assemble e BC architects & studies, impegnati a ripensare materiali e processi costruttivi in chiave sociale e ambientale. Altri progetti, come lo Stasys Museum firmato IMPLMNT Architects, dimostrano come l’innovazione possa nascere tanto da trasformazioni urbane complesse quanto da interventi culturali ad alta densità simbolica.

I prossimi mesi definiranno l’esito finale: a febbraio 2026 saranno annunciati i progetti finalisti, mentre ad aprile verranno proclamati i vincitori. La cerimonia di premiazione si terrà a maggio, a Barcellona, durante gli EUmies Awards Days.

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