Dolan torna al cinema. Dopo aver annunciato nel 2023 il proprio ritiro dalla regia, il cineasta canadese ha confermato il suo ritorno dietro la macchina da presa: Xavier Dolan girerà un nuovo film horror ambientato nel XIX secolo, le cui riprese sono previste per l’autunno del 2026. La notizia segna ufficialmente quello che la stampa internazionale ha già definito un un-retirement, riaprendo il discorso su una delle figure più precoci e discusse del cinema contemporaneo.

Classe 1989, Dolan è stato a lungo considerato l’enfant prodige del cinema d’autore. Con J’ai tué ma mère, presentato a Cannes nel 2009 quando aveva appena vent’anni, aveva imposto fin da subito uno stile riconoscibile, fortemente emotivo e visivamente marcato. Nei film successivi, da Mommy a Juste la fin du monde, il regista ha costruito un immaginario intensamente melodrammatico, centrato sui conflitti familiari, sull’identità e sul linguaggio come spazio di frattura, conquistando premi e attenzione critica ma anche attirando su di sé una pressione mediatica crescente.



Il ritiro annunciato due anni fa era stato motivato proprio da un senso di esaurimento creativo e da una disillusione nei confronti dell’industria cinematografica, percepita come sempre più distante dalle esigenze artistiche. Dolan aveva parlato apertamente di difficoltà personali e professionali, lasciando intendere che il cinema non fosse più uno spazio praticabile, almeno in quel momento.
Il ritorno con un film horror in costume rappresenta dunque una svolta significativa. Non solo per il genere finora poco frequentato nella sua filmografia, ma anche per l’ambientazione ottocentesca, che suggerisce un possibile spostamento verso territori simbolici e atmosferici, lontani dal realismo emotivo e contemporaneo che ha caratterizzato gran parte del suo lavoro precedente. Se l’horror, soprattutto nelle sue declinazioni più autoriali, è spesso un dispositivo per interrogare il trauma, il corpo e le strutture di potere, la scelta di questo registro appare tutt’altro che casuale. L’un-retirement di Dolan, in questo senso, sembra assumere i contorni di una rinegoziazione del proprio rapporto con il fare cinema. Resta ora da capire in che modo questa fase si tradurrà sul piano stilistico e produttivo.


