Un collettivo di registi indipendenti presenterà a Milano We Are Making a Film About Mark Fisher, film indipendente del 2025 dedicato allo scrittore e critico culturale britannico Mark Fisher. L’annuncio è arrivato attraverso il profilo Instagram ufficiale del progetto, che nelle scorse settimane ha comunicato l’avvio di una serie di proiezioni internazionali, ringraziando e salutando esplicitamente i nuovi follower italiani. Il documentario arriva in Italia dopo una microdistribuzione nel Regno Unito che ha registrato diversi sold out, segno di un interesse ancora vivo e trasversale nei confronti del pensiero di Fisher. Più che una semplice uscita cinematografica, We Are Making a Film About Mark Fisher si inserisce in un più ampio processo di riattivazione culturale di una figura che, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa, continua a influenzare il dibattito teorico, artistico e politico contemporaneo.

Noto anche con lo pseudonimo di k-punk – con cui nei primi anni Duemila firmava il suo blog – Fisher è stato uno dei più acuti interpreti delle trasformazioni culturali prodotte dal capitalismo neoliberale. Il suo libro più celebre, Realismo capitalista (2009), è ormai considerato un cult della critica culturale: un testo capace di sintetizzare con straordinaria chiarezza l’idea che il capitalismo si presenti non solo come sistema economico, ma come orizzonte mentale totalizzante, difficile persino da immaginare come superabile. L’ultimo suo testo, The Weird and the Eerie, è uscito nel 2017, lo stesso anno della sua morte, avvenuta il 13 gennaio a 48 anni.



A Fisher si deve una lettura radicale della cultura pop, della musica e delle estetiche contemporanee come luoghi di conflitto ideologico, ma anche di possibilità latenti. Nei suoi scritti, dalla critica al managerialismo universitario fino alla riflessione sul tempo, la depressione e l’assenza di futuro, il pensiero teorico non si separa mai dall’esperienza vissuta. È proprio questa capacità di intrecciare filosofia, politica e cultura quotidiana a rendere ancora oggi Fisher una figura centrale per artisti, ricercatori e attivisti. Il documentario, diretto da Simon Poulter e prodotto da Close and Remote, ha una durata di poco più di un’ora e rifiuta esplicitamente la forma della biografia tradizionale. Il film si presenta piuttosto come un esperimento cinematografico ibrido, che mescola documentario, performance e finzione, cercando di tradurre in linguaggio audiovisivo alcuni dei concetti chiave del pensiero fisheriano: dall’hauntology intesa come persistenza dei “futuri mancati” fino alla critica del realismo capitalista.

Girato con un budget ridotto e concepito come progetto collettivo, il film si propone come un’evocazione più che come una spiegazione: un tentativo di mettere in scena l’atmosfera teorica di Fisher, piuttosto che di illustrarne didascalicamente il pensiero. In questo senso, We Are Making a Film About Mark Fisher sembra voler confermare l’impatto del suo lavoro ben oltre l’ambito accademico, riconoscendone la capacità di parlare a generazioni diverse e a contesti culturali eterogenei.
Secondo quanto riportato dalla pagina IMDb del lungometraggio, il racconto segue una figura fittizia, il Professor Parkins, interpretato da Justin Hopper, che agisce come guida per lo spettatore attraverso paesaggi spettrali, rovine culturali e spazi digitali. Un dispositivo narrativo che consente al film di muoversi liberamente tra piani temporali e teorici, evocando proprio quella sensazione di sospensione e perdita del futuro che attraversa tutta l’opera di Fisher. We Are Making a Film About Mark Fisher si inserisce così in un panorama culturale che cerca nuove forme di racconto e di pensiero, capaci di mettere in discussione l’idea stessa di inevitabilità che Fisher ha combattuto per tutta la vita.


