Un nuovo modo di abitare l’arte

Da Pietro Ruffo a Sveva Angeletti, art'otel Rome Piazza Sallustio intreccia creatività e accoglienza

Nel cuore del quartiere sallustiano, tra palazzi ottocenteschi e atmosfere sospese tra memoria e modernità, art’otel Rome Piazza Sallustio introduce una nuova idea di abitare temporaneo: un luogo in cui l’arte contemporanea diventa linguaggio quotidiano e parte viva dell’esperienza di ospitalità. Nato alla fine degli anni ’80 in Europa, di proprietà del gruppo internazionale PPHE Hotel Group, il brand alberghiero si è presto affermato come punto d’incontro tra arte e cultura: «Ogni hotel – spiega Lawrence Markham, vice presidente Lifestyle Brands PPHE Group – è stato trasformato in un’opera d’arte totale e il cui obiettivo è divenire un hub culturale per le città in cui è situato. Oltre che a Roma, attualmente è presente ad Amsterdam, Berlino, Colonia, Zagabria, Londra. E ogni sede è unica, ma accomunata dalla stessa filosofia: vivere l’arte, non solo osservarla».

Le strutture sono progettate in sinergia con un artista contemporaneo, scelto tra i protagonisti della scena locale. «Avere un signature artist – aggiunge Markham – contribuisce alla visione creativa totale degli spazi, dalle camere alle aree comuni». Insignito di questo ruolo negli spazi dell’hotel romano è Pietro Ruffo, artista romano che esplora i temi di libertà, storia e natura, creando opere simboliche esposte in tutto il mondo.

Per Ruffo, disegno e intaglio sono strumenti di ricerca che analizzano dinamiche storiche e contemporanee, dando forma a installazioni ambientali. I suoi lavori fondono paesaggi naturali e forme umane, mappe e costellazioni, geometrie e scrittura, generando lavori stratificati, ricchi di livelli visivi e semantici, che indagano i grandi temi della storia universale. «La scelta non è stata rapida ma è stata facile – continua Markham – Come compagnia abbiamo selezionato una serie di gallerie a Roma, le quali ci hanno presentato i loro artisti. Tra queste c’era la Galleria Lorcan O’Neill da cui Laura Chiari ci ha proposto Pietro Ruffo. Ci è piaciuto sin da subito. Lo abbiamo presentato al designer dell’hotel Eyal Shoan, dello studio Digital Space, che cura la realizzazione di tutti gli hotel del gruppo dando vita a un allineamento creativo che ha portato alla luce quello che ora è art’otel Rome Piazza Sallustio».

Gli spazi comuni dell’hotel e tutte le 99 camere ospitano i progetti onirici dell’artista, creazioni originali che rendono la struttura la più grande collezione permanente dei suoi lavori. Il fil rouge sono le stratificazioni della città: dai cieli stellati ispirati all’Atlas Coelestis, al mondo naturale, fino ai personaggi che hanno plasmato Roma dai suoi albori. Ogni angolo dell’hotel, dalla moquette alle piastrelle, dai tappeti alle vetrate delle docce, passando per le istallazioni e i dipinti, racconta attraverso opere immersive che guidano gli ospiti in un percorso che attraversa epoche e paesaggi, la storia della città e le sue trasformazioni nel corso dei secoli.

Accanto alla collezione permanente, la struttura alberghiera dispone di un’Art Gallery, uno spazio polifunzionale aperto al pubblico in cui si susseguono tre mostre nel corso dell’anno. La realtà segue la filosofia del brand e dell’art’beat: un programma culturale in continua evoluzione di eventi, workshop e attività che celebrano l’arte, la cultura, il benessere, il cibo, con l’obiettivo di portare l’arte in città e l’idea di supportare artisti locali e internazionali dando loro uno spazio dedicato e la giusta visibilità.

«I curatori di questo spazio vengono scelti sul territorio – racconta ancora Markham – Devono abbracciare la filosofia del Signature Artist dell’hotel in modo da portare artisti le cui opere siano in sintonia con il design dell’hotel e le altre opere». Dopo la prima esposizione che ha visto protagonisti i lavori di Ruffo, il ciclo curatoriale seguente è stato affidato a Sofia Di Gravio, già direttrice artistica dello studio di Ruffo a San Lorenzo. «Molte dinamiche – racconta Di Gravio – come la lettura dello spazio e la scelta di intendere la galleria come luogo di relazione più che di mera esposizione, sono emerse con naturalezza. È stato un processo organico, perché già inscritto nel nostro modo di lavorare». Per il primo anno, quest’ultima, ha deciso di selezionare tre artisti capaci di interpretare lo spazio in modi diversi, così da offrire al pubblico tre possibili volti che la art gallery può assumere.

Ha inaugurato il programma espositivo Sveva Angeletti, con il progetto Where to, spazi per l’intraducibile, pensato in dialogo diretto con lo spazio. Attraverso l’uso di superfici in dibond e la realizzazione di un’opera video, l’artista ha trasformato la sala in un ambiente immersivo, dove l’esperienza visiva si intreccia a quella percettiva. Una mostra capace di restituire non solo la sensibilità e la coerenza del suo linguaggio, ma anche la filosofia di art’otel, orientata a far convivere arte e quotidianità. «Non possiamo ancora svelare i prossimi artisti – racconta Di Gravio – ma credo molto nella possibilità di creare legami tra arti visive, musica e performance: la galleria sarà un laboratorio aperto a linguaggi in dialogo costante».

Ogni esposizione sarà accompagnata da un evento collaterale, parte integrante del progetto curatoriale che sta prendendo forma: quello di un percorso pensato per crescere nel tempo e aprirsi alla città. Più che un semplice spazio espositivo, art’otel Rome Piazza Sallustio si propone così come un interlocutore della scena culturale romana, un luogo in ascolto del proprio tempo, dove l’arte incontra la vita quotidiana e contribuisce a riscriverne il racconto.