Per uno sguardo parziale della realtà. Sulle tracce evanescenti della forma cerebrale

L'intervista a Marco Rossetti, Premio Speciale AMPA al Talent Prize 2025 con l'opera R-complez o l'istinto

Come un archivio vivente nutrito dell’illusione del pieno arbitrio dei propri contenuti, la mente umana spesso incontra un suolo innervato di errori e d’inganni, dove naufraga l’intuito, ma non si dirada l’istinto. Una paralisi del ricordo, smarrito nel serendipico bagliore di innumerevoli altri uguali, incompiuti e indefiniti. Tutto questo nella pratica di Marco Rossetti, vincitore del Premio Speciale AMPA per The Talent Prize 2025 con l’installazione R-Complex o l’istinto, diventa tangibile: i frastuoni della memoria si traducono in interferenze meccaniche; le tracce mnemoniche nel mondo fisico incontrano, nella forma fotografica, una nuova codifica capace di illustrare le auto-aberrazioni cerebrali. L’artista interroga il rapporto percettivo con l’immagine, così come la fenomenologia dello sguardo che attende di rintracciare un intero che resta, di fatto, nella sagoma e nel senso, sempre parziale.

«Ciò che mi affascina è il meccanismo di approssimazione – racconta l’artista – il modo in cui il cervello attinge dalla memoria cercando di ricordare in modo oggettivo, ma ottenendo, al contrario, un’immagine mediata dalle rimozioni, da cui elimina alcuni dettagli per sopperire a un trauma o per smussare il ricordo di comportamenti che non riconosce più, come meccanismo di autodifesa o, semplicemente, per vivere meglio». Lavorando sull’archivio fotografico di Villa Rospigliosi a Prato – che ha ospitato, accanto all’opera finalista, le installazioni Sistema limbico o l’emozione e Neocortex o la ragione (2025) – Marco Rossetti attinge dalla microstoria della famiglia Seghi Rospigliosi, permettendo alle immagini di età e personalità individuali, in una genealogia di tensioni e conflitti, di partecipare alla macrostoria collettiva di ogni mente, “personificando” le strutture evolutive del “cervello trino” teorizzate dal neuroscienziato statunitense Paul MacLean.

Se la rappresentazione del ricordo e della percezione trova un’ampia applicazione nei lavori dell’artista, un altro aspetto ricorrente è l’applicazione di “elementi di interferenza” che condizionano ulteriormente la natura già instabile dei soggetti, su cui l’artista stesso ha recentemente intensificato le proprie riflessioni. «Nell’ultimo periodo sto analizzando più a fondo questa componente, a volte maligna, che incombe dall’esterno, come un senso di colpa innato che aleggia, e che deriva, molto probabilmente, dall’educazione cattolica impartita sin dall’infanzia. A prescindere dalla propria adesione, pur essendo atei, sembra di vivere costantemente questa influenza che inevitabilmente, in maniera inconscia, trova una forma espressiva», osserva l’artista a partire da uno sguardo recente su lavori come Belzebù (2016), un’opera complessa e difficilmente replicabile, in cui una mosca viva “innervosisce” la proiezione sublime e serena di un paesaggio innevato.

Nella pratica di Rossetti non mancano lavori in cui la polarità dell’introspezione individuale si inverte in “intromissione” sulla realtà esteriore. Esperienze in cui osservazione e indagine diventano atti di ingerenza, eccedenti, come in Passano piano per vedere meglio (2025), installazione realizzata per la Chiesa di San Nicolicchio a Polla, in provincia di Salerno, composta dall’incontro violento di due automobili su di una cornice. Il titolo di questa installazione rimanda all’oscura abitudine, a tratti voyeuristica, di rallentare per scrutare tra gli esiti infausti un incidente, desensibilizzandosi dall’accaduto pur di soddisfare una macabra curiosità. In un’altra dimensione operativa, invece, caratterizzata dall’intersezione tra passato e presente, l’umano e il tempo concorrono alla modificazione di un luogo, dove il risultato è un conflitto di spazi positivi (le architetture) e spazi negativi (le erosioni). Su questa oscillazione profondamente asincrona, dove l’umano ha la meglio nella rapidità dell’atto di consumo, si colloca Mono no aware (2019), intervento realizzato per il Castel Sant’Elmo di Napoli, in cui alcuni accenti di ottone cromato riempiono angoli sbeccati, fessure o cavità presenti nel castello, compensando e riproducendo quel che manca, ma evidenziando le sottrazioni piuttosto che dissimularle. «Si tratta di un progetto nato da una collaborazione con un altro artista, Cesare Patanè, secondo un approccio minimale che non stridesse con il contesto. Ci interessava che questi elementi potessero quasi perdersi, accettando che potessero rimanere inosservati, ma inducendo, dopo averne rintracciato uno, a una graduale scoperta. L’apparente assenza della fotografia è, in realtà, compensata dalla persistenza di una componente fondamentale della riproduzione fotografica, che si ritrova nella superficie riflettente del materiale, in una sorta di istantanea dell’ambiente circostante».

La tecnica fotografica di Marco Rossetti, oltre le operazioni capaci di materializzare i tracciati invisibili della mente umana e dei suoi comportamenti – come le composizioni mutile dei Bias (2016; 2023), o l’esposizione Come una stella di giorno, del 2021, curata da Antonello Tolve alla Galleria Nicola Pedana di Caserta – incontra la propria forma più alchemica e trasmutativa in opere come Giulio Napoli (2017), in cui i sali d’argento sono utilizzati per trasferire sulle scatole di alcuni medicinali l’immagine fotografica, e opere come Nó ssè mài a Lóh (2018) e Corridore (2023), superfici scultoree su cui, tramite il gel medio, è impressa l’immagine. Nel narrare comportamenti e “verità liminali”, poste sulla soglia mobile tra l’Io e la realtà, Rossetti adotta varie configurazioni del mezzo mimetico per eccellenza, la fotografia, per farsi interprete di un invisibile instabile, con cui interferisce ulteriormente «perché – spiega – l’elemento di disturbo può rendere più consapevoli nell’osservazione dell’ordinario, riportando all’attenzione ciò che normalmente si darebbe per scontato».

1987: Nasce a Capua 
2017: Partecipa al ProgettoBorca Residenza Artistica, Dolomiti Contemporanee, a cura di Gianluca D’Incà Levis, Borca di Cadore
2021: Espone nella personale Come una stella di giorno, a cura di Antonello Tolve, alla Galleria Nicola Pedana di Caserta
2022: Partecipa alla collettiva Fotogenesi a cura di Annalisa Ferraro, da Habitat Ottantatre, a Verona
2024: Partecipa alla collettiva L’abysse visage, curata da Wax Ogawa, a Toyama, in Giappone, alla Muryow Gallery