Aspettando Re Lear nasce da un’urgenza personale oltre che artistica, il desiderio di misurarsi con un testo complesso come Re Lear per interrogarlo nel presente, spogliandolo della sua monumentalità teatrale e riportandolo alla sua dimensione umana. Alessandro Preziosi, regista premiato con una menzione speciale alla GNAMC nell’ambito di The Art Film Fest, sceglie nel documentario di non mettere in scena Shakespeare in modo fedele ma di attraversarlo, di utilizzarlo come strumento di studio, come superficie emotiva su cui riflettere tensioni e smarrimenti.



Nel confrontarsi con la tragedia, il regista porta avanti una ricerca cominciata a teatro, dando vita a un film che non riproduce lo spettacolo ma ne sviluppa i temi in modo autonomo, come un’estensione naturale del lavoro scenico. «È stato un azzardo – confessa Preziosi – Ho scelto di portare il teatro nella sua parte di backstage e di isolare i due personaggi, padre e figlia, Lear e Cordelia, per renderli gli unici protagonisti». Il film si costruisce su questa sottrazione, su un equilibrio fragile tra intimità e distanza. La messa in scena diventa così un paesaggio interiore, uno spazio in cui i rapporti familiari lasciano emergere la profondità di ogni individuo mentre il documentario si configura come un processo aperto di riscrittura, «una replica in più», come lo definisce Preziosi, un gesto che si rinnova osservando il teatro da un’altra prospettiva, quella del linguaggio visivo.



Ed è in questo percorso che si innesta il contributo di Michelangelo Pistoletto, autore delle scenografie dell’opera teatrale, non come semplice riferimento artistico, ma come interlocutore simbolico e traccia concettuale. La collaborazione si concretizza in un luogo d’arte, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dove Preziosi e Pistoletto si erano incontrati anni prima. Da questo spazio, il dialogo tra teatro e arti visive si sviluppa in una direzione nuova, trasformando l’impianto scenico in esperienza visiva; da quell’incontro nasce un confronto che ridefinisce la costruzione della tragedia shakespeariana: «Pistoletto mi ha ispirato per tante ragioni – racconta Preziosi – abbiamo riflettuto a lungo sui temi dello spettacolo e ragionato sulle opere che a suo avviso potessero meglio raccontare dei luoghi, quelli che chiama gli “oggetti in meno”: come la corte per processare Lear o lo specchio che riflette il niente».



L’esplorazione di Re Lear da parte di Preziosi affonda le radici in un percorso iniziato oltre vent’anni fa, quando l’attore tentò per la prima volta di confrontarsi con l’opera nei panni di Edmund, senza però coglierne la complessità. «All’epoca – ricorda – Roberto Herlitzka interpretava Lear e io non ero riuscito fino in fondo a calarmi nel mio ruolo né a comprendere il senso profondo dell’opera. Per questo ho sentito la necessità di tornarci, di affrontare nuovamente i molti temi che la attraversano e di concentrarmi su quelli che per me restano essenziali, cercando di mettere più a fuoco il rapporto padre figlia».



Nel lungometraggio la tragedia diventa una lente per osservare il presente, un terreno su cui emergono questioni private e collettive. «In Re Lear – spiega Preziosi – convivono molti elementi ancora attuali: la vecchiaia, la politica, la gioventù, la perdita, l’autorità, l’affetto, il denaro, l’amore. Sono aspetti che riguardano tutti, e che io stesso sento come parte della mia esperienza personale e artistica. Per me si trattava di uno spettacolo necessario per fermare il tempo». Attraverso questa rilettura, Preziosi esplora la fragilità del potere e la possibilità del perdono, temi cari alla tragedia shakespeariana, ma anche il modo in cui il teatro può prolungarsi nello sguardo cinematografico, trasformando l’esperienza teatrale in racconto visivo. Il risultato è un’opera che intreccia dimensione fisica e psicologica in un territorio condiviso tra cinema e arte performativa.


