I musei sono davvero sicuri?

Il furto al Louvre ha riacceso il dibattito sulla reale protezione dei musei contemporanei. Ne abbiamo parlato con professionisti e istituzioni: in questo contributo, l’esperienza dell’Azienda Speciale Palaexpo con Palazzo Esposizioni Roma

La sicurezza dei musei è tornata con insistenza al centro del dibattito culturale, soprattutto in un momento in cui le istituzioni sono chiamate a conciliare apertura al pubblico, tutela del patrimonio e gestione di rischi sempre più complessi. In questo senso il caso del Louvre, tornato al centro dell’attenzione internazionale per questioni legate alla sicurezza delle opere e degli spazi espositivi, ha riaperto una riflessione più ampia sullo stato dei musei contemporanei. Avendo portato alla scomparsa dei gioielli di Napoleone, il furto avvenuto a ottobre 2025 nell’istituzione parigina spinge infatti a chiedersi quanto e se siano davvero protetti i luoghi della cultura, ma anche quali siano i punti di forza e le vulnerabilità di sistemi che devono garantire, allo stesso tempo, tutela del patrimonio, sicurezza dei visitatori e qualità dell’esperienza museale.

In un quadro che varia in ogni museo e che si regge su un equilibrio tra tecnologia, presidio umano, procedure interne e capacità di adattamento ai mutamenti sociali e culturali, abbiamo deciso di intervistare istituzioni, professionisti e responsabili dei sistemi di tutela per comprendere come oggi si costruisce – o si indebolisce – la protezione del patrimonio artistico. Tra le realtà che abbiamo ascoltato c’è l’Azienda Speciale Palaexpo, che ci ha raccontato la propria esperienza sul tema, concentrandosi in particolare su Palazzo Esposizioni di Roma.

Quali sono gli elementi imprescindibili per rendere il museo sicuro?

La sicurezza dei musei si basa sulla combinazione di più fattori complementari tra di loro, un combinato di misure tecniche, procedurali e di vigilanza a uomo presente che formano un sistema integrato atto a proteggere cose e persone. Volendo concentrarsi in particolare sulla protezione delle opere esposte, naturalmente non può mancare un avanzato sistema di allarme e antintrusione, corredato di un sistema di videosorveglianza, collegato alle forze dell’ordine e adeguatamente manutenuto. Nelle ore di apertura al pubblico, tuttavia, il ruolo decisivo è svolto dagli addetti alla vigilanza: la loro presenza, preparazione e motivazione sono determinanti.

Quella del “guardia-sala” è una funzione spesso sottovalutata: questa figura spesso rappresenta infatti il primo interlocutore del visitatore, rispondendo a richieste di orientamento o informazioni mentre garantisce il rispetto delle regole e il suo costante percorso di controllo all’interno della sala affidata è elemento cruciale per la sicurezza delle opere. Proprio per questo motivo l’insieme delle procedure che regolano la vita del museo assume particolare rilevanza e coinvolge il museo in toto, dal controllo degli accessi all’organizzazione delle diverse attività, dalla valutazione dei fornitori alla documentazione dei beni custoditi o esposti.

Nel malaugurato caso del verificarsi di un danno o di un furto, ogni figura museale – dal guardia-sala di turno al Direttore, passando per gli addetti alla sala controllo, i preposti all’accoglienza e i registrar – deve sapere esattamente come agire, senza esitazioni, per contenere al massimo le conseguenze. Infine, altro elemento cruciale è la costante analisi dei rischi, con l’adozione di misure mitigative adeguate. Nel caso delle mostre temporanee, questo comporta spesso un dialogo complesso con curatori e artisti per bilanciare esigenze conservative e istanze creative e curatoriali.

In caso di furto, di chi è la colpa? Quali sono le possibili falle di un sistema di sicurezza?

Non esiste una risposta univoca. Una falla può aprirsi in qualsiasi punto della catena di sicurezza: un sensore mal regolato, un guasto non rilevato, un allarme non inserito, una sala momentaneamente non presidiata, una distrazione della vigilanza, oppure un’opera particolarmente piccola o delicata esposta senza adeguate protezioni. È un ecosistema complesso: basta un singolo anello debole perché l’intero sistema si esponga al rischio ed è per questo che va valutato attentamente l’insieme delle azioni poste in essere a tutela delle opere.

Sono cambiate le strategie di furto nel tempo?

Da quanto apprendiamo dai media, effettivamente sembra che le strategie di furto si siano evolute in modo significativo. Se in passato erano più frequenti azioni improvvisate o basate su un semplice aggiramento del presidio umano, oggi spesso si assiste ad attacchi mirati e pianificati, volti ad individuare i punti deboli dell’intero sistema di sorveglianza e vigilanza attiva e passiva delle opere.

Come si può offrire al visitatore un’esperienza museale senza barriere pur garantendo la sicurezza degli spazi e delle opere? Pensiamo, ad esempio, ai sensori collocati in corrispondenza dell’opera di Giulia Cenci, posta in apertura della Quadriennale in corso.

Salvo i casi in cui l’artista preveda esplicitamente l’interazione, le opere d’arte si osservano, non si toccano. Una regola semplice, ma spesso fraintesa, forse anche per la diffusione di esperienze immersive che invitano al contatto. Per questo i musei e gli spazi espositivi devono talvolta definire i “confini della visita” attraverso sistemi di dissuasione visivi, sonori o fisici. A Palazzo Esposizioni Roma cerchiamo di adottare soluzioni il meno invasive possibile, rispettose dell’opera e del progetto curatoriale, e che si integrino in modo armonioso nella fruizione degli spazi da parte del pubblico.

Nel caso di secondary forest di Giulia Cenci, l’obiettivo condiviso con l’artista e con la Fondazione La Quadriennale era evitare che il pubblico, muovendosi tra gli elementi scultorei, potesse urtarli accidentalmente. Abbiamo quindi privilegiato una visione frontale dell’opera, utilizzando un lieve segnale sonoro che avvisa il visitatore quando supera la distanza di sicurezza: una soluzione non invasiva e priva di barriere visive. Conciliare tutela e incentivazione dell’accesso alla cultura è sempre un esercizio di equilibrio, ma parlare di “barriere” ci sembra improprio. È forse più corretto dire che i musei e gli spazi espositivi, hanno anche il compito di educare il pubblico al rispetto delle opere.

È sufficiente quanto si investe in tecnologia e intelligenza artificiale nell’ambito della sicurezza dei musei pubblici?

Esiste ancora un divario significativo tra le potenzialità offerte dagli strumenti più avanzati e la loro reale implementazione, che richiede risorse economiche importanti, non sempre disponibili, competenze tecniche e processi di aggiornamento continuo. L’ideale sarebbe poter adottare un approccio programmato e sistemico: pianificazione pluriennale, formazione specializzata del personale, interoperabilità tra sistemi e una stretta collaborazione con le istituzioni preposte alla tutela. Detto questo, la tecnologia deve essere sempre integrata con la componente umana, che resta insostituibile nella valutazione delle situazioni, nell’interazione con il pubblico e nell’implementazione di un sistema di protezione integrata.