Alla vigilia di Art Basel Miami Beach, una notizia scuote il settore: Pace Gallery, Emmanuel Di Donna e David Schrader lanciano una nuova realtà congiunta, la Pace Di Donna Schrader Galleries (PDS), che si concentrerà esclusivamente sul mercato secondario. Un’alleanza che arriva in un momento di forte ristrutturazione del comparto, segnato da un rallentamento dell’arte contemporanea più giovane e da un rinnovato interesse per i grandi nomi del XX secolo.
Il tempismo non è casuale. Le vendite di novembre a New York hanno confermato un trend già evidente: mentre il segmento speculativo soffre l’incertezza globale, il collezionismo si orienta verso opere museali, con provenienze solide e stime elevate. A questo si aggiunge l’interesse crescente delle gallerie contemporanee per fondi d’archivio e lasciti d’artista, una strategia che negli ultimi anni ha ampliato la loro influenza sul mercato secondario. Il nuovo soggetto, che avrà sede nell’Upper East Side di Manhattan, è frutto di una partnership paritaria. PDS potrà inoltre contare sulla rete internazionale di Pace — da Los Angeles a Londra, fino a Seul e Tokyo — integrando infrastrutture e competenze di una delle gallerie più consolidate al mondo.

PDS, le parole dei protagonisti
La nuova attività sarà operativa all’inizio del 2025, mentre dall’estate 2026 Emmanuel Di Donna trasferirà il suo team nella sede condivisa. Fondatore delle Di Donna Galleries e figura di riferimento per surrealismo, modernismo e dopoguerra, Di Donna racconta così la nascita del progetto: «Per oltre due decenni abbiamo collaborato informalmente ogni volta che un’opera o una collezione richiedevano una visione comune. Oggi formalizzare questo rapporto è naturale».
Anche David Schrader, arrivato al mondo dell’arte dopo una carriera nella finanza e responsabile delle vendite private di Sotheby’s dal 2017, legge questa operazione come un gesto di adeguamento a un mercato profondamente cambiato. «Le vendite private rappresentano più della metà delle transazioni blue-chip. Il mercato ha superato la sua vecchia architettura», afferma. Non a caso la nuova realtà mira a offrirsi come alternativa ai dipartimenti privati delle grandi case d’asta, mantenendo però solidi rapporti con Sotheby’s, dove entrambi hanno maturato competenze chiave.

Dal lato della galleria, Marc Glimcher, CEO di Pace, non usa mezzi termini: «Il mondo dell’arte ha un disperato bisogno di evolversi». A suo avviso, l’aumento dei costi e la compressione dei margini indicano chiaramente che è il momento di consolidare e ripensare il modello operativo delle gallerie. Una visione condivisa anche dal fondatore Arne Glimcher, che parla di PDS come di un’iniziativa capace di “trasformare il modo in cui le gallerie servono committenti e collezionisti”.
In un anno segnato dalla chiusura di numerosi spazi indipendenti e da una crescente pressione competitiva, la nascita di PDS appare come un segnale forte: l’asse tra una mega-galleria, uno specialista di alto profilo e un esperto di vendite private ridefinisce gli equilibri di un mercato in cui la discrezione, la solidità delle relazioni e la capacità di muoversi su scala globale sono ormai imprescindibili.




