Il museo del futuro non può limitarsi a custodire, deve imparare di nuovo a parlare. È da questa consapevolezza che nasce “Enduring Game: Expanding New Models of Museum Making – Of Necessity Virtue”, la 57ª Conferenza annuale del CIMAM (International Committee for Museums and Collections of Modern Art), che si terrà a Torino dal 28 al 30 novembre 2025.
Organizzata da CIMAM, la conferenza è sostenuta da Fondazione Arte CRT e Fondazione CRT e co-organizzata da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Torino Musei e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, coinvolgendo l’intera rete museale e culturale della città.

Quest’anno il comitato internazionale dei musei d’arte moderna e contemporanea sceglie di interrogarsi su come ripensare il ruolo e la struttura delle istituzioni culturali in un tempo di crisi politica, sociale ed economica. L’assunto di partenza è chiaro: i musei non sono spazi neutri, ma agenti attivi di valori sociali. E se la contemporaneità sembra oscillare tra disinteresse e diffidenza verso la cultura, la risposta non può essere la difesa o la sopravvivenza, ma la reinvenzione.
La conferenza si propone di analizzare lo stato attuale delle istituzioni d’arte contemporanea e, insieme, di immaginarne le traiettorie future: non una fuga nel possibile, ma un atto di responsabilità collettiva.


Il programma si articola in tre giornate di lavoro concepite come laboratori di pensiero condiviso. Ogni giornata si apre con un intervento artistico e una keynote lecture, per poi proseguire con sessioni di gruppo moderate da ospiti internazionali. L’obiettivo è costruire un linguaggio comune per affrontare le trasformazioni sistemiche che attraversano i musei — tra tagli di budget, antagonismi politici e ridefinizione delle missioni educative e sociali.
Il primo giorno, “Doing Less vs. Doing Differently”, invita a riflettere sul paradigma della produttività come valore assoluto. “Fare meno” non significa rinunciare, ma riposizionarsi: privilegiare la qualità sull’accumulo, l’ascolto sull’iperattività.

La seconda giornata, “Mapping Desires”, è dedicata alla mappatura dei desideri e delle aspirazioni delle istituzioni, immaginando nuovi modelli organizzativi capaci di rispondere alle trasformazioni del settore culturale senza cadere nella retorica della resilienza.
La terza giornata, “Transactions and Transmission. Tactics of Togetherness”, affronta invece il tema della comunicazione e della relazione con i pubblici. La “trasmissione” è intesa non solo come passaggio di informazioni, ma come spazio di scambio e co-produzione, dove la “transazione” diventa modello relazionale espanso, capace di aprire a nuove forme di collaborazione oltre i confini istituzionali.
In un tempo segnato da una profonda disattenzione verso la cultura, il CIMAM propone un gesto opposto: quello dell’ascolto. La conferenza si configura come un forum di immaginazione e progettazione collettiva, dove teoria e pratica si intrecciano per ridefinire il linguaggio e il ruolo del museo contemporaneo.
Come suggerisce il sottotitolo, Of Necessity Virtue, la virtù nasce dalla necessità: quella di resistere, adattarsi e reinventarsi, perché il museo, oggi più che mai, è chiamato a custodire non solo le opere, ma la libertà stessa di pensare e di sperare.


