Visibile fino al 30 novembre presso il Giardino Carlo Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, Possible Infinities di Pier Alfeo rende omaggio al grande architetto attraverso un’installazione multimediale che intreccia le potenzialità del suono generativo con gli elementi della natura. Ispirandosi al tributo A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili del compositore Luigi Nono, Alfeo utilizza un algoritmo sviluppato insieme a Francesco Vitucci per dare vita a composizioni sempre nuove e potenzialmente infinite. Le partiture sonore si traducono in strutture visive, che a loro volta si aprono a ulteriori riconfigurazioni, in un dialogo continuo tra ascolto e visione. Queste forme diventano materia e suggestione per l’installazione all’interno del giardino, concepito come un organismo capace di propagare il suono. Il visibile e il sonoro cooperano così nell’espandere l’idea di una composizione senza fine, rispecchiando le geometrie segrete e le forme di continuità che attraversano la natura. Parte della serie Biomimesi, l’opera riflette sulle dinamiche di ibridazione che definiscono la contemporaneità, dando vita a una creatura collettiva, ibrida e simbiotica, nata dall’interazione costante tra ambiente e tecnologia.

L’opera che hai presentato alla Fondazione Querini Stampalia intreccia molte espressioni artistiche in un continuo processo di rimediazione: dalle architetture di Scarpa alla traduzione sonora che ne fa Nono, dall’opera sonora a quella visiva. Puoi raccontarci com’è nata l’idea di questa installazione?
L’opera in questione, Possible Infinities, nasce da un piacevole incontro a Catania nel 2024, accompagnavo un gruppo di studenti in veste di docente di Conservatorio a competere per il “Premio Nazionale delle Arti 2024” dell’Accademia di Belle Arti di Catania. In questa occasione ho avuto il piacere di incontrare Cristiana Collu, la neo direttrice della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, in qualità di presidente della giuria del premio. Il nostro dialogo è stato sin dal principio basato sull’ascolto reciproco, e in seguito dopo avergli parlato del progetto Biomimesi si é radicata l’idea di lavorare all’interno del Giardino della Fondazione, realizzato da Carlo Scarpa, una delle più belle architetture e interventi del visionario architetto. L’idea era un’opera site-specific capace di dialogare a più livelli; una volta in dialogo con lo spazio della Fondazione e la città di Venezia è stato inevitabile incrociare e orchestrare un’altra figura visionaria veneziana legata a Scarpa, il Maestro Luigi Nono nell’ambito complementare dell’architettura, quello del suono e della composizione musicale contemporanea. La sua amicizia con Scarpa e la rigorosa ammirazione che aveva verso l’inventiva e la creatività dell’architetto si presentava come un’occasione speciale per manifestarsi armoniosamente all’interno delle architetture della Fondazione, un’operazione di estrema delicatezza, che necessitava un profondo e rispettoso sguardo verso lo spazio acustico del giardino Scarpa. Reincarnare quindi la testimonianza di una poetica architettonica sulla musica, con le sue infinite possibilità, in un corpo che vive l’architettura stessa, la cui voce riecheggia nel suo habitat naturale e che si articola alternandosi tra vuoti e pieni, presenze ed assenze.


L’intera serie Biomimesi nasce dall’urgenza di ristabilire il rapporto con gli spazi, indagando sulle modalità in cui questi vengono vissuti, in termini di tempo, ascolto ed osservazione. L’idea poetica ed artistica dietro questa serie è quella di far radicare un pensiero compositivo attraverso la “fioritura” dello stesso, in modo tale da dar vita ad un organismo ibrido dalle sembianze botaniche. “La natura è piena d’infinite ragioni che non furono mai in esperienza” diceva Leonardo da Vinci, che considerava il corpo umano e la natura come parte di un ciclo continuo. In alcuni suoi appunti parla di come il corpo si dissolve per nutrire nuova vita, anticipando un’idea di rigenerazione biologica naturale. Le Fioriture in musica (o abbellimenti/ornamenti) sono figure o note aggiuntive, inserite in una melodia o linea melodica accompagnativa, non necessarie alla struttura fondamentale del brano ma destinate a decorare, arricchire espressivamente e valorizzare quella linea. Attraverso la tecnologia MCDSBA (Markov Chain Driven Structural Blooming Algorithm), co-sviluppata appositamente per la serie insieme a Francesco Vitucci, il termine “fioritura” poeticamente suggerisce non più un’’idea di abbellimento, ma processo portante che fa letteralmente “sbocciare” l’opera stessa. Dagli spartiti di studio a un corpo vibrante, la memoria delle note musicali germogliano in algoritmi che fioriscono in nuove sequenze melodiche; le note musicali diventano nodi strutturali della scultura, guidano la disposizione degli altoparlanti che compongono lo strumento stesso di diffusione sonora, il corpo sonante. Queste creature ibride riflettono a livello organizzativo, morfologico e strutturale il loro codice genetico tecnologico, si presentano come sculture in bilico tra reale e digitale, naturale ed artificiale; intendono problematizzare quelle inclinazioni proprie delle società contemporanee alla tecno-ibridazione e all’iper-connettività, quella stessa che, se incontrollata, rischia di sabotare silentemente l’ancestrale parentela che ci lega al presente.
Ho trovato molto poetica quest’immagine che è dietro alla serie Biomimesi di questa pianta del deserto, la Selaginella, capace di disidratarsi completamente e rimanere in stato dormiente per lunghi periodi, per poi tornare in vita con poche gocce d’acqua. In che modo si lega al progetto?Questa pianta del deserto si fa simbolo del ciclo perpetuo tra la vita e la morte. Con la sua straordinaria capacità di sopravvivenza, resistendo a temperature estreme ed ambienti ostili, ci suggerisce come la sua esistenza si riduca a semplici e necessari algoritmi per la sopravvivenza. Allo stesso modo, metafisicamente e metaforicamente la scultura tecnologica rinasce e si ritrae, cristallizzata nella memoria che l’attraversa, si rianima al passaggio della corrente elettrica, quella linfa vitale che governa l’arido iper-tecnologico scenario dell’Antropocene.


L’intelligenza artificiale che usi per questo lavoro è una tecnologia proprietaria che hai sviluppato insieme a Francesco Vitucci allo scopo di dare vita a quelle che il titolo stesso del progetto definisce Possible Infinities. Che ruolo ha questa tecnologia nel tuo processo creativo?L’utilizzo della tecnologia in generale, nel mio processo creativo rappresenta un’opportunità di riflessione sui meccanismi che si instaurano con essa, con la percezione della realtà attraverso essa, nella continua rimediazione di forme o esperienze. Il nome Possible Infinities, intenzionalmente lasciato vasto nell’interpretazione, oltre a creare un riferimento alla composizione per Orchestra a microintervalli A Carlo Scarpa, architetto e ai suoi infiniti possibili del Maestro Luigi Nono, a cui si è ispirata l’opera, vuole agganciarsi a quel senso di vastità e molteplicità che stiamo fronteggiando oggi, tra l’esponenziale innovazione tecnologica e l’ambiguità della sua implicazione, dovremmo riflettere sul ruolo della tecnologia nelle nostre vite, ridefinendo i confini delle necessità reali e fondamentali all’interno delle società. Tra le infinite possibilità e gli infiniti possibili, questo lavoro si manifesta in simbiosi e mimesi con l’ambiente in cui fiorisce, come una nuova altra semplice pianta che si unisce all’ecosistema del giardino Scarpa, svanendo nello sguardo e nell’ascolto.

Questa tecnologia che abbiamo sviluppato rappresenta il codice genetico dell’opera, il cuore pulsante, il suo lancio mi permette di ricavare e trasformare strutture relazionali tra i dati musicali in modelli 3D che materializzo in sculture sonore; questo attraverso l’implicazione del processo stocastico markoviano (catene di Markov). Abbiamo sviluppato algoritmi complessi che indagano sulla successione e memoria delle “note musicali” all’interno dello spartito sottoposto ad indagine poetica. Nel caso di studio della composizione di Luigi Nono, questa tecnologia allo stato dell’arte trova importanti limitazioni, il sistema, fallisce davanti alla poetica visionaria del compositore di suddividere i “semitoni musicali” in ulteriori quarti, ottavi e sedicesimi, in modo da toccare frequenze altre. Nono credeva nel superamento del sistema tonale inteso come griglia “imposta”, apriva nuove possibilità nell’articolazione del linguaggio musicale, attraverso il timbro e la spazializzazione dei suoni. L’intero pensiero portante del compositore sull’apertura a nuovi modi di guardare la musica attraverso nuove frequenze e nuove possibilità spaziali viene approssimato e soggetto a perdita di informazioni con questa tecnologia. Questa perdita di senso viene risanata in fase compositiva e rappresenta l’intervento chiave dell’operazione. L’opera vuole anche essere una riflessione sui limiti della tecnologia nella deriva digitale e su come i Dati rappresentino il nuovo capitale umano, tra presunzione, approssimazione e previsione. Tra i fulcri principali di questa ricerca artistica risiede la volontà e la curiosità di intessere relazioni profonde, non solo con i fruitori ma tra i dati, i media scelti, le loro possibilità linguistiche e configurazioni percettive, preservandone una certa “coerenza” strutturale a più livelli, come esotericamente osservabile in natura.

Come abbiamo visto per la Selaginella, il tuo lavoro parte sempre da una suggestione legata a una comprensione scientifica della natura. In che modo riesci a conciliare lo sguardo tecnico con il linguaggio poetico?
Hai ragione, tutti i miei lavori provengono da una suggestione legata a un’osservazione contemplativa della natura, dalla quale ne deriva uno sguardo olistico e attento tendente ad un approccio pseudo-scientifico. Il linguaggio poetico non può per me scindere dallo sguardo tecnico nelle mie opere, il dialogo tra questi campi di interesse avviene continuamente, contaminandosi, spinto dalla curiosità di comprendere e conoscere nuovi modi di percepire la realtà. Lo sguardo tecnico, con la tecnologia diviene ambiente esteso di studio e ricerca sul vivere, mentre il linguaggio poetico trasporta il senso. La conciliazione avviene spontaneamente, con i limiti e con la stessa volontà di superarli, nell’ottica del fare per un’armoniosa esperienza di vita.
Ora che hai sviluppato questa tecnologia, immagino tu abbia in cantiere altre possibili applicazioni artistiche su cui testarla. Vuoi raccontarci cosa bolle in pentola?
Mentre installavo quest’opera presso la Fondazione Querini Stampalia immaginavo la terza creatura della Biomimesi, su che materiale lavorare e quale medium esplorare, forse la luce, non lo so ancora. Per questa serie ho deciso di realizzare sette opere scultoree totali, ne mancano cinque che attendono il seme e le giuste condizioni per far sì che germoglino spontaneamente. MCDSBA continua e resta aperta a nuove evoluzioni man mano che la ricerca prosegue, la direzione rimane invariata, cioè quella di indagare ed esplorare in modo interdisciplinare le “coerenze” strutturali a più livelli nell’ambito della ricerca sonora, tecnologica e relazionale. Sulla scia della Biomimesi continuano però le mie ricerche ed interessi nel technology design speculativo e nel modo in cui la tecnologia veicola la nostra percezione della realtà; spesso i miei lavori incarnano macchine critiche riattivatrici di immaginari e relazioni, dispositivi tecnologici “poetici” che indagano sulla fragile relazione tra uomo-macchina-suono-natura.

Pier Alfeo (nato nel 1985) è un artista del suono e transmediale. Attraverso la sua pratica artistica, Alfeo indaga l’intenso rapporto tra essere umano, natura e tecnologia nella società contemporanea. Le sue installazioni transmediali, sculture sonore e composizioni di musica elettronica mettono in tensione la ripetitività dei sistemi di automazione algoritmica con l’imprevedibilità del caos. All’interno di questi processi, il suono agisce in modo organico come elemento al tempo stesso destabilizzante e rigenerante, emergendo con la propria espressività irregolare. Alfeo realizza opere che mirano a diffondere una visione autentica di collaborazione tra umano e non-umano.
Ha esposto le sue opere e si è esibito in contesti e festival internazionali, in Europa e oltre, tra cui la sua prima mostra personale Incisione su Silenzio presso la Galleria Doppelgaenger di Bari; la mostra MakerArt alla Maker Faire di Roma; il Premio Nazionale delle Arti 2019, sezione Arti Elettroniche, presso l’Accademia Albertina di Torino; il Blooming Festival di Pergola; Rilevamenti 2 al CAMUSAC di Cassino; la Biennale Tecnologia al Politecnico di Torino, dove ha ricevuto il premio Dynamic Display; il Re:Humanism 3 Art Prize; la residenza di ricerca artistica promossa da La Quadriennale presso la S.O.D.A. (School of Digital Arts) di Manchester; il RE-FEST, festival di CultureHub fondato da SeoulArts e La MaMa N.Y.C.; il PhEST International Festival e il Luigi Nono Festival 2025 presso il Giardino di Carlo Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Collabora inoltre attivamente con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e con il BioacousticLab di Capo Granitola, in Sicilia. All’inizio del 2025 ha discusso dell’opera 504 Ways of Listening con la relativa pubblicazione Marine Soundscape Ecosystems at Risk: A Data-Driven Spatial-Sound Interactive Experience To Raise Awareness alla Conferenza S.M.C. 2025 (Sound and Music Computing) di Graz, in Austria.


