Diretto da Jim Venturi, Stardust è un documentario costruito in oltre dieci anni di riprese tra Roma, Londra, Filadelfia e Las Vegas. Al centro della narrazione, una coppia che ha riscritto le regole del costruire e del pensare: Robert Venturi e Denise Scott Brown. Presentato alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma 2025 e all’Auditorium del MAXXI, la pellicola costruisce un racconto intimo, fatto di ironia, fragilità e affetto. Il film, montato e scritto da Anita Naughton, alterna momenti di vita privata e teorie dirompenti, accompagnato da una colonna sonora che va da Serge Gainsbourg a Thelonious Monk, da Art Blakey a Don McLean, in una fusione musicale che amplifica il senso di libertà e sperimentazione

Robert Venturi, teorico raffinato, fu l’autore di Complexity and Contradiction in Architecture (1966), testo cardine del postmodernismo che mise in crisi la rigidità del modernismo e affermò il celebre motto “Less is a bore”. Accanto a lui, Denise Scott Brown, urbanista e architetta sudafricana, portava uno sguardo sensibile alle dinamiche sociali e culturali dei luoghi, all’ironia e al caos urbano come forme di verità. Insieme fondarono lo studio Venturi, Scott Brown & Associates e, nel 1972, pubblicarono Learning from Las Vegas, saggio che avrebbe scosso le certezze dell’accademia architettonica, rivelando la potenza comunicativa della città americana come paesaggio simbolico.


A colpire maggiormente nel documentario è la naturalezza con cui l’amore e l’intelligenza si intrecciano. Venturi e Scott Brown non sono una coppia mitizzata, ma due persone che discutono, si contraddicono, si sostengono. L’architettura diventa così il terreno di un dialogo continuo, dove la teoria si fa sentimento e la pratica diventa una forma di intimità, che, come la vita, non è fatta per essere lineare, ma per essere compresa nelle sue contraddizioni. Così, nelle loro opere – dalla Vanna Venturi House al Sainsbury Wing della National Gallery di Londra – si avverte sempre la presenza di entrambi, una sintesi tra rigore e ironia, tra ordine e caos. A più di mezzo secolo dai loro primi lavori, l’eredità di Venturi e Scott Brown continua a interrogare il presente. In un mondo dominato da immagini digitali e minimalismo estetico, la loro visione inclusiva, ironica, profondamente umana, appare sorprendentemente contemporanea.



