“Ci sono due geni nella storia della pittura, Velasquez ed io”, commenta Salvador Dalì che appare nelle inedite interviste presenti in L’Énigme Velázquez di Stéphane Sorlat, presentato quest’anno alla Festa del Cinema di Roma nella categoria Freestyle Art. Il film indaga l’apporto unico e rivoluzionario della pittura di Velázquez che è stato pittore del re e degli umili, attraverso immagini suggestive, materiale d’archivio e interviste a studiosi e pittori contemporanei come Francis Bacon, Julian Schnabel e Salvador Dalì, i quali tentano di restituire al regista delle coordinate culturali per rispondere ad un inquietante dubbio: come fa questo artista, ammirato da geni come Manet e Dalí, a rimanere così spesso ai margini della memoria collettiva?

Al suo esordio alla regia Sorlat, che nasce e cresce come produttore, si cimenta nell’approfondire il paradosso per cui sebbene Velázquez sia considerato uno dei più grandi pittori di tutti i tempi dai suoi contemporanei, il suo nome risulta raramente presente nelle liste degli artisti più famosi. Ma ancora di più è il fascino incomprensibile che suscita allo sguardo degli spettatori a rappresentare una sfida per il regista. Commenta Sorlat: «Questa è un’altra parte dell’enigma: la sua arte, così complessa e intellettuale, rimane in gran parte incomprensibile senza spiegazione. Questa profondità intellettuale, sebbene immensamente accattivante, rende la sua opera particolarmente difficile da tradurre in film, un’arte che per definizione si affida a ciò che non viene detto. La sfida, quindi, era quella di trasmettere questo universo intellettuale preservandone il mistero e la potenza».


Mistero poetico espresso attraverso il racconto di Vincent Lindon, visto di recente in sala in Noi e Loro, la cui voce si snoda lungo il film recitando estratti letterari di Élie Faure e altri scrittori come Miguel de Unamuno e Francisco de Quevedo, eludendo una narrazione descrittiva e lineare. Una delle conclusioni per cui la genialità di Velázquez è rimasta relativamente sconosciuta al grande pubblico, viene individuata nel fatto che molte delle sue opere, a differenza di altri maestri dell’epoca, furono a lungo confinate nelle stanze dei palazzi reali, rimanendo quindi inaccessibili al grande pubblico per lunghi periodi.
Ma ciò rimane solo una parziale risposta all’enigma Velázquez, la cui spiazzante capacità di anticipare i tempi pur rimanendo fedele alla propria epoca, unita alla precisione e la cura con cui riusciva a catturare l’aspetto psicologico dei soggetti ritratti, ha ispirato generazioni di pittori, studiosi, artisti di ogni genere e visitatori dei musei. L’Énigme Velázquez conclude la trilogia iniziata con Bosh: the garden of dreams (2016) e Goya, carried and the ghost of Bunuel (2022) a cui Sorlat ha partecipato come coproduttore e realizzati in collaborazione con il museo del Prado e The Society of Friends of the Louvre.



