A Gaza comincia il primo festival dedicato al cinema delle donne

Con 79 film provenienti da 28 paesi il "Gaza International Festival for Women’s Cinema" è un manifesto di sopravvivenza culturale

In una terra dove la distruzione sembra aver cancellato ogni possibilità di futuro, a Gaza nasce un festival dedicato alle donne e al cinema. È un evento che non dovrebbe esistere, eppure accade: dal 26 al 31 ottobre 2025, la città costiera di Deir al-Balah ospita la prima edizione del Gaza International Festival for Women’s Cinema. Nel giorno che coincide con la Giornata Nazionale della Donna Palestinese, il festival diventa un manifesto di sopravvivenza culturale, una dichiarazione che il linguaggio delle immagini può ancora generare vita anche tra le rovine.

Ideato da una rete internazionale di organizzazioni culturali, il festival riunisce 79 film provenienti da 28 paesi: cortometraggi, lungometraggi, fiction e documentari che attraversano temi universali di libertà, maternità, amore, corpo, lavoro. Ogni proiezione è un frammento di un racconto collettivo che contrappone alla censura la parola, alla distruzione la memoria.

A Gaza la voce delle donne

A inaugurare la rassegna è The Voice of Hind Rajab, l’ultimo film della regista tunisina Kaouther Ben Hania, che apre simbolicamente una finestra sul mondo arabo dal cuore stesso di Gaza. La scelta di proiettarlo qui, per la prima volta nel mondo arabo, ha il valore di una solidarietà concreta, di una vicinanza che supera frontiere e blocchi. La presidenza onoraria di Monica Maurer, cineasta e archivista che da anni documenta la memoria del cinema della resistenza, conferisce alla manifestazione una radice storica e morale: ricordare che filmare, in certi luoghi, è un modo per restare vivi.

Due giurie internazionali, composte da registi, attrici e produttori di diverse provenienze, definiscono l’identità critica del festival. Céline Sciamma, autrice francese di Portrait de la jeune fille en feu, guida la sezione dedicata alla finzione, affiancata da Jasmine Trinca, Mohamed El Younsi, Fajr Yacoub e Moni Boualam. Per i documentari, la regista palestinese Annemarie Jacir presiede una giuria che unisce esperienze da Cuba, Italia, Kuwait e Bahrein. Una coralità di voci che restituisce al cinema il suo senso più profondo: essere spazio di incontro, di scambio, di dialogo tra le differenze.

Spazio alla formazione

Oltre alle proiezioni, il festival lancia un programma di formazione intitolato Empowering Women in Gaza, rivolto a giovani cineaste del territorio. Un laboratorio di cinque mesi, tra scrittura, regia e montaggio, che culminerà nella realizzazione di quattro documentari brevi. Anche se il progetto ha subito un rinvio, resta uno degli orizzonti più concreti e vitali dell’iniziativa: dare alle donne strumenti per raccontare se stesse e il proprio mondo, al di là delle mediazioni.

Il sostegno al festival arriva da una rete culturale internazionale ampia e coraggiosa: dal Ministero della Cultura Palestinese allo European Women’s Audiovisual Network, fino al Festival di Cinema delle Donne di Firenze, alla Casa Internazionale delle Donne, alla Resistance Culture Foundation, a Nazra – Palestine Short Film Festival, alla EICTV di Cuba e a molte altre realtà. Insieme, costruiscono un’alleanza che attraversa i confini politici per trasformarsi in un’infrastruttura di solidarietà culturale.