Il Magna Graecia Film Festival, così come è stato definito da diversi ospiti, è un villaggio in cui si parla tanto di cinema e c’è sempre il piacevole rischio di imbattersi in un incontro inaspettato. Magari Massimo Ghini, o l’esordiente Andree Lucini o qualche talento locale ancora sconosciuto. È frizzante e distesa l’atmosfera del MGFF che parallelamente alle opere prime e seconde in concorso presenta una sezione documentari a cura di Antonio Capellupo, dov’è possibile recuperare racconti di Calabria come Piena di Grazia di Andree Lucini o Che verso fa il pesce spada? di Giacomo Triglia o storie di rete come REAL di Adele Tulli.

Presentato nel 2024 al Locarno Film Festival si tratta di un documentario delicato che, attraverso immagini reali e suggestioni del metaverso, pone l’attenzione sull’integrazione tra uomo e tecnologia e le nuove conseguenze sociali ed emotive che ne derivano. «Viviamo nell’epoca migliore, perché siamo la generazione più libera di sempre, abbiamo la possibilità di scegliere. Eppure siamo anche una delle generazioni più stressate di sempre», sono le parole con cui lo spettatore viene introdotto in REAL, subito dopo le immagini di una storia d’amore vissuta nella realtà virtuale.



Il documentario mostra l’inestricabile osmosi tra la vita e la rete, quanto la realtà si trovi ormai sul crinale tra internet e la quotidianità fatta di oggetti e corpi tangibili. Paradossalmente l’alienazione e la depressione, di cui soffrono molte delle figure raccontate nel documentario, sono strettamente connesse alla ricerca di libertà e di un’intesa umana che viene apparentemente trovata in rete. Non è un caso la nudità emotiva con cui in REAL gli influencer parlano della propria depressione, o come la cam girl si senta affezionata ai propri follower o il metaverso funga da dimensione rifugio in cui esprimere liberamente la propria sessualità. Molte sono le vite e le realtà del documentario e multiple sono le lenti con cui si lascia guardare, non solo dalle webcam o dagli smartphone dei protagonisti, ma anche dal punto di vista dello spettatore, vero protagonista del ventunesimo secolo, testimone delle mutazioni dell’era digitale.
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Chi è Adele Tulli
Classe 1982, Adele Tulli ha studiato Screen Documentary presso la Goldsmith University di Londra, focalizzandosi sugli studi di genere e sulla cultura queer. Nel 2011 realizza il primo documentario, 365 Without 377 prodotto da Ivan Cotroneo che ha vinto, tra gli altri, il premio per il Miglior Documentario al Torino GLFF 2011. Esibito in numerosi festival internazionali e acquisito da svariate emittenti TV (come Globosat – Brasil, OutTV – Netherlands, Together TV – UK), il film racconta le lotte della comunità gay indiana. Il secondo film, Rebel Menopause (2014), è il ritratto intimo della straordinaria attivista ultraottantenne Thérèse Clerc, vincitore del IAWRT 2015 International Award e di altri premi come Miglior Documentario al Torino GLFF 2015. Il suo ultimo lavoro, Normal (2019) documentario che racconta le convenzioni e le disparità di genere, prodotto da Rai Cinema, Istituto Luce e AAMOD e vincitore del prestigioso premio per progetti in sviluppo Eurimages Lab Project Award (Karlovy Vary International Film Festival 2018), ha debuttato nella preziosa sezione Panorama della Berlinale e sta girando nei più importanti festival di cinema internazionali.


