Nan Goldin premiata ad Arles: è la Woman in Motion del 2025

Nan Goldin riceve il premio Women In Motion ad Arles, celebrata per il suo sguardo radicale e un’arte fatta di intimità e ribellione

Tra le antiche pietre del Théâtre Antique, la fotografa e attivista americana Nan Goldin ha raccolto il premio Women In Motion 2025, assegnato da Kering e dai Rencontres d’Arles. Un riconoscimento che celebra una carriera passata a scavare nelle pieghe e piaghe dell’animo umano, sfidando i confini del patriarcato e illuminando voci dimenticate dalla società, raccontando vite e dinamiche al margine.

Attiva fra New York e Parigi, Goldin ha saputo tradurre in potenti immagini gli interrogativi più urgenti legati all’identità, all’amore, al potere e alla marginalità. Il suo lavoro, iniziato negli anni Settanta, ha spesso sfidato le convenzioni.. Il suo capolavoro, The Ballad of Sexual Dependency (1980–1986), è oggi considerato un documento imprescindibile della fotografia del Novecento. Una raccolta intensa e intima che racconta le ferite e le gioie di una comunità alternativa, mettendo in discussione ruoli imposti e strutture patriarcali.

«Attraverso i suoi scatti diretti e vulnerabili», affermano Kering e Les Rencontres d’Arles, «Goldin dà voce a chi non l’ha mai avuta, creando un racconto visivo in cui le donne e le persone ai margini trovano rappresentazione e dignità». Con il suo sguardo senza filtri, la fotografa ha saputo raccontare la fragile bellezza dei legami, la violenza domestica, il desiderio e la solitudine, costruendo nel tempo un archivio umano di rara potenza.

Durante il suo discorso di ringraziamento, Goldin ha ricordato con emozione il suo legame con Arles, risalente agli anni Ottanta, epoca che è stata cruciale nella formazione del suo linguaggio visivo. «Ricevere questo premio è un onore enorme. Essere accostata a fotografe così straordinarie, che ammiro profondamente, mi commuove. Arles ha avuto un ruolo importante nella mia vita: tornare qui oggi è come chiudere un cerchio», ha dichiarato.

Goldin si unisce a una lista di nomi emblematici, come Susan Meiselas, Sabine Weiss, Liz Johnson Artur, Babette Mangolte, Rosângela Rennó e Ishiuchi Miyako, le precedenti vincitrici del premio. La serata inaugurale del festival è stata anche un’occasione per Goldin di prendere posizione pubblicamente contro la guerra in corso a Gaza, attraverso la proiezione di immagini che documentano la devastazione del territorio palestinese. Un gesto non solo in coerenza con l’intera traiettoria della sua carriera, sempre intrecciata a una profonda coscienza politica e sociale, ma illuminante.

Un nuovo lavoro tra arte e mito

Per la 56ª edizione dei Rencontres, Goldin presenta Stendhal Syndrome, una nuova installazione multimediale ospitata nella suggestiva cornice dell’Église Saint-Blaise, visibile fino al 5 ottobre. In questo slideshow (una forma espressiva che Goldin predilige) fotografie di opere d’arte antiche e rinascimentali si alternano a ritratti dei suoi amici più stretti, reinterpretati come personaggi mitologici. Come Galatea, Orfeo, Ermafrodito. Il progetto, accompagnato da una colonna sonora originale del Soundwalk Collective e da una composizione di Mica Levi, è sostenuto da Women In Motion ed è uno struggente omaggio alla trasformazione e all’amore. Le proiezioni si tengono ogni 30 minuti, con ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il ricordo di David Armstrong

Parallelamente, la fondazione LUMA Arles dedica una mostra a David Armstrong, fotografo scomparso nel 2014 e figura centrale nella cerchia di Goldin. I due si erano conosciuti negli anni ’70 alla School of the Museum of Fine Arts di Boston, condividendo fin da subito una visione radicale e personale della fotografia. Già nel 2009 Goldin aveva curato una retrospettiva del suo lavoro ad Arles; oggi, la mostra ne rinnova il tributo.

Negli ultimi anni, il lavoro di Goldin ha ricevuto crescente attenzione da parte delle istituzioni. Dopo la retrospettiva itinerante This Will Not End, passata da Stoccolma ad Amsterdam e Berlino, la mostra approderà nel 2025 al Pirelli HangarBicocca di Milano e nel 2026 al Grand Palais di Parigi, chiudendo un ciclo internazionale di celebrazione della sua opera.

Una vita d’arte e militanza

Nan Goldin ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio Hasselblad nel 2007 e la Medaglia Edward MacDowell nel 2012. Nel 2006 il Ministero della Cultura francese l’ha insignita del titolo di Commendatore delle Arti e delle Lettere. Il documentario All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras, che racconta la sua lotta contro la famiglia Sackler e il suo attivismo contro la crisi degli oppioidi, ha vinto il Leone d’Oro a Venezia nel 2022 ed è stato candidato agli Oscar l’anno seguente. Oggi come ieri, l’artista continua a usare la fotografia come strumento di resistenza, denuncia e amore.