La chiusura del Kunstforum der Bank Austria è stata confermata: l’attività espositiva terminerà ufficialmente alla fine di agosto 2025. L’istituzione viennese, attiva da oltre quattro decenni e diretta negli ultimi venticinque anni da Ingried Brugger, cesserà la propria programmazione a causa della mancata disponibilità di una sede e di un nuovo piano di sostenibilità economica.
La chiusura del Kunstforum dopo anni di crisi
Le origini della crisi risalgono al 2010, quando l’edificio sede del Kunstforum fu venduto da Bank Austria al gruppo immobiliare Signa, guidato da René Benko. Fino al recente collasso finanziario del gruppo, l’attività espositiva era stata possibile anche grazie alla concessione gratuita degli spazi. Con l’avvio delle procedure di liquidazione e la necessità di rientrare rapidamente delle perdite, l’immobile affacciato sulla Freyung è stato ceduto nel gennaio 2025 all’imprenditore austriaco Josef Rainer, che ha scelto di non proseguire con l’ospitalità del Kunstforum.

Secondo le dichiarazioni del CEO di Bank Austria, Wolfgang Schilk, il venir meno del sostegno di Signa ha reso insostenibile la gestione dello spazio espositivo. Nonostante alcuni tentativi di soluzione alternativa, non è stato possibile individuare nuovi partner o mecenati in grado di garantire la continuità delle attività. Bank Austria ha dichiarato di voler continuare a sostenere iniziative culturali, ma senza più mantenere una sede espositiva propria.
Una sorte comune ad altri spazi viennesi
La decisione ha suscitato reazioni critiche all’interno del mondo culturale austriaco. Lettere aperte, appelli di artisti e interventi della stampa nazionale non sono riusciti a modificare l’esito. La rivista «Profil» ha parlato di una “fine ingloriosa”, sottolineando con toni polemici il ruolo di Unicredit, gruppo bancario italiano a cui Bank Austria fa capo.
Il caso del Kunstforum si inserisce in un trend più ampio che ha interessato la città di Vienna, dove negli ultimi anni hanno chiuso altri spazi espositivi privati: la galleria della banca Bawag, quella della Generali Foundation (la cui collezione è stata trasferita al Museum der Moderne di Salisburgo nel 2014), e lo spazio gestito da Francesca Thyssen-Bornemisza. Queste chiusure vengono interpretate da molti osservatori come segnali preoccupanti in un contesto economico segnato da tagli e restrizioni di bilancio, aggravati dalle procedure europee per deficit eccessivo.

L’attività del Kunstforum tenta di proseguire altrove
Attivo su una superficie di 1.100 metri quadrati distribuiti su due piani, il Kunstforum ha ospitato circa 150 mostre, con un’attenzione particolare all’arte moderna e contemporanea. La media annua dei visitatori si aggirava attorno alle 230.000 presenze, con picchi di oltre 600.000 ingressi nel 2000. Il Kunstforum aveva progressivamente acquisito importanza a partire dagli anni ’80, consolidando il proprio ruolo sotto la direzione di Klaus Albrecht Schröder e, in seguito, di Ingried Brugger. Secondo Schröder, attualmente direttore dell’Albertina, la chiusura era prevedibile da tempo, anche a causa del rinnovo annuale del contratto d’affitto, ritenuto un vincolo strutturale insostenibile per un’istituzione museale.
Nonostante l’attuale mancanza di sostegno da parte delle autorità cittadine e statali, sono in corso tentativi per individuare una nuova sede e nuovi sponsor. La direttrice Brugger ha espresso l’intenzione di valutare tutte le possibilità per dare continuità all’attività espositiva in altra forma. Nel frattempo, la mostra dedicata a Marina Abramović, inizialmente prevista al Kunstforum per il 2 ottobre 2025, sarà riallestita all’Albertina Modern e aprirà al pubblico il 10 ottobre. La decisione, oltre a salvare l’evento, consente di evitare i costi legati all’eventuale cancellazione e tutela l’immagine dei soggetti coinvolti, tra cui Bank Austria, sponsor dell’Albertina.



