New York, giugno 2025. Al Tribeca Film Festival debutta Maintenance Artist, documentario diretto da Toby Perl Freilich, che racconta la straordinaria carriera di Mierle Laderman Ukeles. Artista non retribuita al Dipartimento di Sanità di New York City dal 1977, Ukeles è nome poco noto al grande pubblico, ma figura di spicco nel contemporaneo. Ha trasformato l’ordinaria manutenzione in gesto artistico, ridefinendo il concetto di cosa possa essere Arte.

Il documentario di Ukeles
Il lungometraggio di 95 minuti si apre nel 1979, quando Ukeles, in tuta di lavoro, si rivolge con «Buongiorno…sono un’artista della manutenzione» ad una squadra di netturbini. È l’inizio di Touch Sanitation, progetto in cui per undici mesi ha affiancato oltre 8.500 operatori onorandoli per tenere in piedi la città. Quest’opera mette al centro la cura più della creazione, Ukeles insiste infatti con forza sul potere estetico e sociale dell’azione quotidiana. Il film documenta archivi, performance e installazioni. Spazia dall’introspezione domestica alla gigantesca Social Mirror, camion della nettezza urbana interamente coperto da specchi, che riflette i cittadini e il loro rapporto con consumismo e scarto. Un esempio potentissimo di arte pubblica e comunitaria.
Luogo di consapevolezza ambientale e politica
Attraverso interviste ad accademici, come Julia Bryan-Wilson e Tom Finkelpearl, e ai lavoratori coinvolti, il documentario restituisce il contesto storico e sociale della New York degli anni ’70. Un periodo toccato da crisi economica, tagli ai servizi e screditamento del lavoro di “manutenzione”. Uno scenario in cui Ukeles ribalta il paradigma, dimostrando che l’arte ha senso anche, e soprattutto, quando è sporcarsi le mani. Il suo approccio si radica in uno strumento di lotta e rottura, come per esempio nel suo Maintenance Art Manifesto del 1969. Esplicitamente progetto ecofemminista e concettuale, l’artista traccia una distinzione tra “sviluppo” (inteso come creazione) e “manutenzione”, ovvero quell’aspetto dell’atto creativo spesso ignorato o sminuito. Ukeles, madre e artista, afferma con forza: «Il lavoro di cura e sostegno è arte».

La regista Toby Perl Freilich rivela come abbia iniziato la collaborazione non forzando la narrazione, ma lavorando dal viaggio negli archivi alla vicinanza ai suoi collaboratori, fino alle conversazioni sul valore di “cherish the work of taking care”. In questo la potenza del documentario della Freilich. Diventa un invito a rivedere la visione delle tessere più invisibili della vita urbana e domestica. L’intelligenza della regista è aver capito che Ukeles rese la discarica un museo vivente della città, anticipando di decenni il discorso contemporaneo su sostenibilità e giustizia ambientale e societale. Sfida a capire che l’arte non nasce solo dal nuovo, ma anche da chi e cosa mantiene ciò che esiste, e che unisce.


