Un nuovo e significativo capitolo si è aperto nella battaglia tra le grandi case di produzione cinematografica e le tecnologie di intelligenza artificiale. Mercoledì scorso, Walt Disney Company e Universal hanno avviato un’azione legale contro Midjourney, uno dei software di generazione di immagini AI più diffusi al mondo. L’iniziativa, presentata al tribunale federale di Los Angeles, rappresenta il primo caso in cui due colossi di Hollywood si confrontano direttamente in tribunale con una società di intelligenza artificiale generativa sollevando interrogativi cruciali sul futuro della creatività e della proprietà intellettuale nell’era digitale.
La denuncia a Midjourney
Disney e Universal hanno depositato una denuncia dettagliata di 110 pagine presso il tribunale distrettuale di Los Angeles, accusando Midjourney di aver violato sistematicamente il diritto d’autore attraverso la creazione e la diffusione non autorizzata di immagini raffiguranti celebri personaggi come Darth Vader, Elsa e i Minions. Secondo le case di produzione, il software avrebbe generato “un’infinità di copie non autorizzate” delle loro opere ignorando ripetute richieste di interrompere tali attività. La querela include numerosi esempi di immagini prodotte da Midjourney che riprendono fedelmente la proprietà intellettuale delle due aziende, come una rappresentazione di Yoda armato di spada laser o un’illustrazione animata di un bambino in smoking (chiaramente ispirata al protagonista della saga “Baby Boss”).
Le società hanno richiesto un’ingiunzione preliminare per bloccare immediatamente l’attività di Midjourney e il riconoscimento di un risarcimento danni. Secondo l’accusa, il modello commerciale di Midjourney si fonderebbe su una sistematica violazione del copyright, rappresentando una minaccia per l’intera industria cinematografica statunitense, che impiega milioni di persone e genera centinaia di miliardi di dollari di fatturato annuo.

AI generativa e copyright
Questa causa si inserisce in un contesto più ampio di crescente tensione tra creatori di contenuti e aziende di intelligenza artificiale. Negli ultimi anni, diverse organizzazioni hanno avviato numerose azioni legali contro società tecnologiche accusandole di utilizzare materiali protetti da copyright per addestrare i propri modelli AI senza autorizzazione. Midjourney, in particolare, era già stata citata in giudizio da un gruppo di artisti visivi e condannata a risarcirli per la violazione dei loro diritti d’autore.
Il CEO di Midjourney, David Holz, ha dichiarato nel 2022 che il database della piattaforma era stato costruito attraverso uno scraping massivo di immagini disponibili online ammettendo la difficoltà di tracciare la provenienza delle singole opere. “Non c’è modo per fare in modo da reperire tutte le immagini sul web conoscendone con certezza la provenienza”, aveva affermato Holz sottolineando l’assenza di un sistema di metadati universale per identificare i titolari dei diritti.

Dichiarazioni e posizioni delle parti
Le dichiarazioni ufficiali delle parti coinvolte riflettono la complessità della questione. Horacio Gutierrez, general counsel di Disney, ha ribadito: “Siamo ottimisti sul potenziale dell’AI come strumento per potenziare la creatività umana, ma la pirateria resta pirateria, anche se a commetterla è un’AI”. NBCUniversal ha poi sottolineato che la causa mira a “tutelare il lavoro degli artisti e gli investimenti fatti nei contenuti”.
Dal punto di vista legale, il caso pone l’accento sul concetto di “fair use”, ovvero l’utilizzo lecito di opere protette in determinate circostanze. Tuttavia, esperti come il professor Matthew Sag dell’Emory University ritengono che Midjourney avrà difficoltà a dimostrare che le immagini prodotte siano sufficientemente trasformative da rientrare in questa categoria, soprattutto quando si tratta di riproduzioni quasi identiche di personaggi iconici.

La controversia con Midjourney e scenari futuri
La controversia solleva interrogativi fondamentali sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore creativo. Disney e Universal descrivono infatti la vicenda come una minaccia esistenziale per il cinema americano sottolineando come la diffusione di immagini AI non autorizzate possa compromettere il valore economico e culturale delle loro produzioni. Nel frattempo, il dibattito sull’uso etico dell’AI si fa sempre più acceso con particolare attenzione rispetto alle responsabilità sia delle aziende tecnologiche sia degli utenti comuni, che spesso generano immagini senza considerare le implicazioni legali.
Il settore cinematografico, già attraversato da crisi e scioperi, si trova ora a dover affrontare una trasformazione accelerata dall’innovazione tecnologica. L’esito di questa causa potrebbe quindi segnare un precedente importante per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale e la tutela della proprietà intellettuale nei prossimi anni.



