Nel panorama contemporaneo, anche il concetto di tutela assicurativa deve adattarsi alla smaterializzazione dell’opera d’arte. Gli NFT (Non-Fungible Tokens), certificati digitali basati su tecnologia blockchain, rappresentano oggi una nuova tipologia di bene culturale, non fisico ma dotato di valore, proprietà e unicità. A differenza delle opere tradizionali, però, non possono essere protetti da polizze fine art in senso stretto: il loro mondo è quello della cyber insurance, che copre rischi informatici come hacking, accessi non autorizzati, perdita di dati o furto digitale.

Un caso emblematico è quello dell’artista Beeple: il suo account Twitter è stato violato da un attacco informatico e i truffatori hanno sottratto NFT e criptovalute per oltre 400.000 dollari, inducendo i suoi follower a cliccare su link fraudolenti. L’episodio ha messo in evidenza la vulnerabilità degli asset digitali e la necessità di sistemi di protezione specifici. A oggi, in Italia, le polizze cyber dedicate al settore artistico sono ancora poco diffuse, ma l’evoluzione del mercato sembra già indirizzata verso soluzioni assicurative ibride, in grado di combinare le logiche della fine art con quelle del mondo digitale.

Un esempio è il caso di YAS, compagnia insurtech con sede a Hong Kong, che nel maggio 2021 ha lanciato la prima microassicurazione per NFT: a essere coperto è stato il brano musicale Nobody Gets Me di Hanjin Tan. La polizza tutelava l’opera da furto e perdita, stabilendo un primo precedente concreto.
Molte compagnie stanno oggi tracciando le linee guida di questo nuovo settore assicurativo, ancora in fase embrionale ma destinato a ridefinire i confini della protezione del patrimonio culturale, dove anche l’“intangibile” ha bisogno di garanzie solide.



