ArtiJanus/ArtiJanas, a Sassari design e artigianato veicolano l’alterità

La designer Inga Sempé e il curatore Marco Sammicheli esplorano gli aspetti chiave della terza edizione del festival sardo ArtiJanus/ArtiJanas

L’alterità e le riflessioni sulle differenze hanno contraddistinto la terza edizione di ArtiJanus/ArtiJanas, il festival dedicato alla cultura del design e all’artigianato che dal 5 al 7 giugno 2025 ha invaso Sassari con un fitto programma di incontri, installazioni, mostre, workshop e performance negli spazi dell’Ex-Ma.ter, sede dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” della città sarda. Promosso dalla Fondazione di Sardegna con la direzione scientifica e artistica di Triennale Milano e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e realizzato con la collaborazione del Comune di Sassari, il festival consiste in un progetto sperimentale che quest’anno ha coinvolto designer, artigiani, studenti, docenti, curatori e professionisti della progettazione contemporanea nel segno del tema Alterità. Elogio della differenza.

Il design come veicolo di alterità

Il presupposto della terza edizione di ArtiJanus/ArtiJanas risiede nella consapevolezza del ruolo del design come strumento per riconoscere e valorizzare le differenze, non solo formali ma anche sociali e culturali. Come spiega Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design Italiano e tra i curatori del festival, «il design è per statuto e per identità una disciplina che osserva la società che segue i comportamenti degli utenti, li asseconda o contribuisce alla loro trasformazione e evoluzione. Per cui è più che mai una disciplina che riconosce e valorizza le differenze che non sono solo estetico-formali, ma sono di cambiamento, di quelle che nascono come abitudini, come vezzi, come funzioni o necessità e poi diventano volontà o desideri culturali e sociali di un pubblico».

«Lavorando solo per aziende europee e nel campo dell’arredo, le differenze culturali in realtà sono poche – sottolinea invece la designer francese Inga Sempé – in ogni contesto, trovo che il principio da seguire sia sempre lo stesso, non disegnare per se stessi, ma per un corpo senza età e senza sesso». Anche la questione generazionale è infatti parte integrante del discorso sull’alterità, e anche a questo proposito Sempé illustra un’impostazione che integri le differenze in una visione complessa: «c’è sempre qualcosa da imparare sia dai più giovani che dai più anziani – afferma – ma non bisogna pensare che né gli uni né gli altri abbiano automaticamente ragione in quanto appartenenti a un’altra generazione».

E il dialogo tra le generazioni è parte integrante di ArtiJanus/ArtiJanas. Come spiega Sammicheli, il festival crea un rapporto« tra saperi, tra la Sardegna e il mondo che ruota attorno a questa straordinaria isola che può venire da Milano, da Parigi o da altri contesti o città. Qua nella sede dell’Accademia di belle arti di Sassari, sede dell’edizione 2025 di ArtiJanus/ArtiJanas, ci sono tantissimi studenti, ma ci sono anche tantissimi cittadini e cittadine che hanno aderito ai workshop proprio per trasmettere quell’idea che l’artigianato non è qualche cosa da proteggere come un animale in via di estinzione, ma un’energia viva che ha a che fare con il quotidiano, con un quotidiano speciale, con un quotidiano manifatturiero, con un quotidiano che Enzo Mari descriveva come “pensare con le mani”. C’è questa capacità di traduzione di trasformazione di un’idea e di un’abilità in qualche cosa che poi possa essere indossata o utilizzata, esposta, avvicinata e raccontata come accade con l’artigianato».

Parlare di alterità implica anche un lavoro sul rapporto tra tradizione e futuro, attraverso cui influenzare la visione istituzionale del design con la promozione di una cultura più inclusiva e consapevole delle proprie radici. «Io credo sempre che le radici, come le tradizioni – spiega Sammicheli – siano un pezzo della storia e la storia è una rincorsa che si guadagna e si percorre per poi andare in avanti, ed è un po’ il destino etimologico della parola “progettare”, gettare in avanti. Il design vive sempre e da sempre questa attitudine. ArtiJanus/ArtiJanas lo fa con costanza e con una caparbietà che non è solo quella tipica del territorio sardo, ma anche con la consapevolezza che questo territorio trattiene una quantità di saperi artigianali fondamentali che hanno a che fare con tante direzioni creative: dai tessuti ai metalli, dalla ceramica alle pietre, e hanno a che fare con tante scale del progetto, dal gioiello alla casa. Quindi credo che festival come questo aiutino non solo a costruire consapevolezza rispetto alle radici, ma anche a determinare un’idea di presente che vive di queste tradizioni».

ArtiJanus/ArtiJanas: i protagonisti

A esplorare il concetto di Alterità, intesa come spazio misterioso tra il noto e l’ignoto, come campo da esplorare rinunciando all’arroganza del pensiero totalizzante in favore del riconoscimento dell’esistenza dell’Altro all’interno del proprio sistema, sono stati anzitutto Nina Bassoli, Marco Sammicheli, Alberto Cavalli, Barbara Cadeddu, Barbara Argiolas e Roberta Morittu, i curatori del festival. Accanto alle loro prospettive, nel quadro di ArtiJanus/ArtiJanas sono intervenute figure di primo piano nel settore, dalla designer francese Inga Sempé, coinvolta in un dialogo con Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano sul design come disciplina che accompagna i comportamenti, alla Professoressa ordinaria di Architettura del Paesaggio e Presidente IASLA Annalisa Metta e all’architetta e curatrice Rita Elvira Adamo, oltre a Veronica Caprino, co-fondatrice di Fosbury Architecture, collettivo internazionale di architettura che ha curato il Padiglione Italia per la 18° edizione della Biennale di Architettura di Venezia.