Il Consiglio di Fondazione del MASI Lugano – Museo d’arte della Svizzera italiana ha annunciato la nomina di Letizia Ragaglia come nuova direttrice dell’istituzione. Attualmente alla guida del Kunstmuseum Liechtenstein di Vaduz, Ragaglia assumerà ufficialmente l’incarico nella primavera del 2026, succedendo a Tobia Bezzola, prossimo al pensionamento.

Henry Peter, presidente del MASI, ha espresso grande soddisfazione per la nomina, sottolineandone il profilo internazionale e l’esperienza curatoriale come elementi chiave per il futuro del museo che si prepara a celebrare il suo decimo anniversario nel 2025. Con la sua esperienza e visione, è attesa per guidare il museo verso una nuova fase di crescita e consolidamento nel panorama culturale svizzero e internazionale.

«Sono felice e onorata di iniziare questa nuova avventura a Lugano. Il MASI è una realtà dinamica e stimolante e sono impaziente di iniziare la collaborazione con il team e con le istituzioni culturali del territorio», ha dichiarato Ragaglia.
Letizia Ragaglia, storica dell’arte e curatrice
Con una carriera che spazia dalla curatela indipendente alla direzione di importanti istituzioni museali, Letizia Ragaglia è considerata una figura di spicco nel panorama museale internazionale, apprezzata per la sua visione curatoriale e la capacità di valorizzare l’arte contemporanea in contesti diversi.
Ha diretto il Museion di Bolzano dal 2009 al 2020, trasformandolo in un punto di riferimento europeo per l’arte contemporanea. Durante il suo mandato, ha curato oltre trenta mostre personali di artisti internazionali come Monica Bonvicini, VALIE EXPORT, Carl Andre, Francesco Vezzoli e Tatiana Trouvé, collaborando con istituzioni prestigiose quali il New Museum di New York, la Serpentine Gallery di Londra e il Mumok di Vienna
Nel luglio 2021, Ragaglia è diventata direttrice del Kunstmuseum Liechtenstein di Vaduz, succedendo a Friedemann Malsch. In questa posizione, ha curato mostre di artisti internazionali come Diamond Stingily, Invernomuto, Nazgol Ansarinia, Bethan Huws e Georgia Sagri, introducendo un focus sulla performance e consolidando il profilo internazionale del museo.



