#Panel 1 – Alberto Gambino: «Il talento è legato all’empatia»

Il Prorettore dell'Università Europea Alberto Gambino riflette sui rischi dell'AI nel campo della ricerca scientifica

Tra i temi caldi del momento c’è quello dell’intelligenza artificiale. Di questo ha parlato nel contesto di The Art Symposium Alberto Gambino, Prorettore dell’Università Europea, che ha commentato i rischi legati al suo utilizzo e alla strumentalizzazione della ricerca scientifica. Partendo da quanto si è discusso al G7 del 2024 a proposito dell’AI, su cui è intervenuto anche Papa Francesco, Gambino si è espresso su come l’università può impegnarsi verso una ricerca non strumentalizzata al tempo dell’intelligenza artificiale.

Alberto Gambino: «La cultura è un volano per disseminare risultati di ricerca nella società. Quando le idee vengono raccolte anche per la loro capacità di persuasione, le idee radicate in un sapere si diffondono a livello quantitativo e non qualitative l’AI si fonda sulle statistiche. Oggi l’intelligenza artificiale non è in grado di scrutinare la fonte meno affidabile o più affidabile, se si fanno esercizi l’AI dà una risposta attendibile, se si va a chiedere la verifica delle fonti non lo sono, si sta creando un sistema. Funziona molto bene, ma a livello scientifico crea una distonia con la qualità delle fonti. Il rischio è che una cultura di minoranza venga schiacciata da una cultura di massa che da una risposta facile ma non radicata tra fonti scientifiche affidabili e l’università entra in crisi».

Diverse le suggestioni offerte nel corso del panel: in un paese che ha un regime nella sua storia, l’algoritmo fa pensare al rapporto tra cultura e potere, e a come salvaguardare le minoranze. Alla riflessione dell’ambasciatore Talò sul rapporto tra cultura e potere, scatta la domanda sul ruolo che le università hanno, o dovrebbero avere, nel salvaguardare la diversità identitaria delle minoranze.

«Quando parlava di AI, Papa Francesco citava sempre il libro Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson, nel quale si prefigurava un mondo in cui regnava la pace, in cui tutto era unificato, dove però le libertà erano fortemente limitate, una scena quasi apocalittica», argomenta Gambino. «Quando il potere sfrutta gli algoritmi punta a un unico punto di vista, è quindi rischioso che ci siano pochi detentori di algoritmi in grado di prendere decisioni. È fondamentale che quando parliamo di intelligenza artificiale includiamo anche i prodotti commerciali che possono essere diversificati a seconda di come vengono programmati. È importante anche che ci siano delle differenze, perché oggi viviamo nel duopolio USA e Cina, su questo gli stati sovrani devono investire».

Ma non solo, perché l’intelligenza artificiale rischia di oscurare talenti diversi. «Il talento non è soltanto l’erudizione nel campo universitario, ma è legato all’empatia, al saper fare gruppo, e la missione delle università sta nel valorizzare questi talenti – ha dichiarato Alberto Gambino – l’unicità si esprime attraverso talenti, e il talento unifica, con un linguaggio diverso che all’inizio non si comprende, ma il talento è fatto per comunicare ed entrare in empatia con altre persone. Tra le sue missioni, l’università ha anche quella di essere utile nel suo territorio, entrare nella cultura, nello sport e nel mondo del sociale, come istituzione».

Alberto Gambino è professore ordinario di diritto privato e prorettore dell‘Università Europea di Roma. Precedentemente è stato direttore del Dipartimento di Scienze umane e della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Ha insegnato come docente di ruolo nell’ Università degli studi di Napoli “Parthenope” e come docente incaricato alla Luiss Guido Carli e alla Sapienza Università di Roma. Inoltre è anche docente di filosofia del diritto, di diritto dell’informatica e di diritto sportivo.