Dal 6 all’8 giugno, Narni si prepara ad accogliere la sesta edizione di Narni Città Teatro, il festival multidisciplinare che negli anni si è affermato come laboratorio di sperimentazione e confronto internazionale. Promosso da LVF – Comune di Narni con la collaborazione del Ministero della Cultura e della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, l’evento propone un cartellone ricco di prime nazionali, performance site-specific, incontri e una nuova sezione dedicata alle arti visive contemporanee. Il tema scelto per il 2025, “Giocare la vita” invita il pubblico a riflettere sul rischio, la trasformazione e il valore dell’esistenza attraverso linguaggi artistici diversi.

Narni Città Teatro: un crocevia di linguaggi
Il festival, diretto da Francesco Montanari e Davide Sacco, rappresenta un punto di riferimento per l’innovazione culturale trasformando il patrimonio storico e architettonico della città in palcoscenico per nuove forme artistiche. Il programma comprende spettacoli di teatro, danza, musica, circo contemporaneo e una serie di eventi extra-teatrali come dj-set, incontri e convegni, distribuiti in diversi luoghi di Narni.
Il cartellone ospita artisti di rilievo come Alessandro Bergonzoni, che aprirà il festival con “Arrivano i Dunque” il 4 giugno al Teatro Secci di Terni, e ospiti internazionali come la compagnia finlandese WAUHAUS con “The Companion” in prima nazionale, il Theatre des Quidams dalla Francia con “Reve d’Herbert” e il debutto di “Miss Mother” dei Teatri Molisani. In anteprima anche “Karaoke femminista” del Teatro di Dioniso, mentre numerosi altri progetti saranno presentati in esclusiva regionale.
Il sindaco Lorenzo Lucarelli ha sottolineato: “Narni Città Teatro è diventato in pochi anni un punto di riferimento nazionale per l’innovazione culturale. È un festival che non solo valorizza il nostro patrimonio storico e architettonico, ma lo trasforma in palcoscenico vivo per linguaggi artistici nuovi, coraggiosi, inclusivi. Siamo orgogliosi che la nostra città ospiti un evento capace di far dialogare generazioni, culture e visioni, e che continui ad attrarre artisti e pubblico da tutta Italia e oltre. Giocare la vita, come recita il titolo di questa edizione, significa anche scegliere con audacia di investire nella cultura come motore di crescita e coesione.”
Arti visive: identità, memoria e resilienza
Per la prima volta, Narni Città Teatro dedica una sezione specifica alle arti visive, curata da Antonella Liuzzi, presidente dell’Associazione culturale Passager ETS. Il programma si apre il 6 giugno alle 16:00 con le videoperformance di Adrian Paci: “The Encounter” (2011), “Prova” (2019) e “Vajitojca” (2002). Queste opere esplorano i temi del corpo, del movimento e del tempo indagando la fragilità e la forza della vita, l’equilibrio tra limiti e possibilità, la comunicazione tra persone di contesti diversi e la resistenza di fronte alle difficoltà. Alle 17:00 poi il Chiostro di Sant’Agostino ospiterà “Chords”, una performance inedita ideata ancora da Adrian Paci per il festival. L’artista coinvolgerà il pubblico in un’esperienza che unisce corpo, spazio e tempoo celebrando la connessione tra le persone attraverso il gesto della stretta di mano.
“Non è la prima volta che scelgo la stretta di mano”, spiega l’artista. “In The Encounter ho creato un grande momento di celebrazione per questo gesto. Mi interessa per la sua semplicità quotidiana, ma anche per le implicazioni culturali e storiche. Viene usato nei funerali come nei matrimoni, quando si fa un accordo e quando si chiude un conflitto. È un gesto antico ma continua a persistere anche ai nostri giorni. Chords invece, oltre che per il gesto della stretta di mano si caratterizza per la presenza fisica che disegna lo spazio. Il corpo attraverso il gesto si muove nello spazio e lo abita creando insieme ad altri corpi delle linee che disegnano lo spazio. In generale mi interessano gli elementi semplici che contengono memorie e suggestioni e questo gesto secondo me ha queste caratteristiche”.

La mostra fotografica di Shafiur Rahman
Completa la sezione la mostra fotografica “Oltre quel confine è la mia casa”, curata dal documentarista Shafiur Rahman, che sarà protagonista di un talk domenica 8 giugno alle 18:00 presso la Radio del Festival. La mostra, frutto di una ricerca iniziata nel 2016, raccoglie scatti realizzati dai rifugiati Rohingya durante la pandemia, documentando la loro esperienza di fuga, perdita e resilienza dopo il genocidio del 2017. I Rohingya, minoranza musulmana perseguitata in Birmania, sono stati vittime di una serie di violente persecuzioni che li hanno costretti a rifugiarsi in Bangladesh, dove si trova il più grande campo profughi del mondo. Le fotografie, già esposte in Italia e nel Regno Unito, offrono uno sguardo diretto sulla realtà vissuta da questa popolazione senza Stato.
Shafiur Rahman, giornalista e documentarista, ha presentato nel 2018 il documentario “Testimonies of a Massacre: Tula Toli” allo Sheffield Docs Festival e ha vinto premi internazionali con il cortometraggio “No Need to Hide Our Faces”.




