È la spiritualità la vera protagonista del lavoro di Stefano Simontacchi, in arte The Prism, che per la prima volta porta la sua riflessione visiva negli Emirati Arabi. In corso fino al 31 agosto 2025 alla Bassam Freiha Art Foundation di Abu Dhabi, la mostra intreccia arte e filosofia in un gioco di portali emozionali per dare vita a un’esperienza immersiva che prevede due percorsi espositivi. Si comincia con Project Oneness, in cui il tema della dualità è esplorato per sviluppare una profonda comprensione dell’unità universale attraverso tre stanze interconnesse, e prosegue poi con Trust, Gratitude and Love Journey, un viaggio spirituale attraverso sette opere dedicate ai tre principi cui fa riferimento il titolo.
Realizzata con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e di RIMOND, la mostra è curata da Marco Senaldi in collaborazione con il team curatoriale della fondazione. A raccontarcene i dettagli è stato Stefano Simontacchi, che con le sue iniziative espositive ha ormai consolidato l’interesse del pubblico internazionale nei confronti di The Prism.
Dopo il successo di New York come primo appuntamento internazionale c’è Abu Dhabi, una realtà in crescente fermento e sempre più ambita. Cosa si aspetta dal pubblico in questo contesto?
Siamo orgogliosi che la Bassam Frehia Art Foundation di Abu Dhabi ci abbia invitato ad una doppia esposizione personale Project Oneness nella Main Galley e Trust Gratitude and Love Journey nell’Annex Gallery. BFAF è un punto di riferimento tra arte del secolo XIX e arte contemporanea. Se a New York ci si sente circondati da un ambiente di conoscitori, avvezzi a qualunque linguaggio espressivo, qui tutto è nuovo e inatteso: ma c’è una apertura multiculturale sorprendente, come testimonia il fatto che la Foundation sorge in un vero Cultural District, affollato da musei e istituzioni. È un luogo dove c’è molta sensibilità per l’arte e la spiritualità con un desiderio di conoscere e dialogare davvero entusiasmante. Il pubblico ha risposto alla proposta dei due percorsi espositivi con grande entusiasmo.

In riferimento alla prima sezione, Project Oneness, come riesce la mostra a proporre una visione del mondo meno manichea?
L’idea chiave di Project Oneness è che la nostra razionalità ci aiuta nelle scelte di routine, ma a lungo andare costituisce un velo che nasconde il vero significato profondo della nostra esistenza – senza il quale nulla ha più senso. Solo se riesci ad andare oltre il velo che c’è tra i tuoi occhi e la realtà che si nasconde dietro di esso allora arrivi a comprendere che la dualità non esiste, che siamo un tutt’uno con l’universo. Questo velo è simbolicamente rappresentato dalla linea rossa presente nelle opere della prima sala: una costruzione intellettuale che applichiamo automaticamente, e che ci fa esprimere giudizi dualistici, come amore/odio, buono/cattivo, giusto/sbagliato, ecc. Se però riesci ad andare oltre questa illusione (che d’altronde è puramente immaginaria), superi queste divisioni ed ecco che ti si spalanca davanti una consapevolezza del tutto nuova.
La seconda esposizione, Trust, Gratitude and Love Journey, cerca di ritrovare un’unità dinamica. Qual è il ruolo dei tre principi nel percorso spirituale?
Trust Gratitude Love è la triade chiave di cui ho già avuto modo di parlare in un TEDxTreviso qualche tempo fa. In un mondo che pare dominato dalla sfiducia, dalla freddezza e dalla diffidenza, dobbiamo prenderci una pausa di riflessione e ricominciare dalle basi spirituali del nostro stesso essere. Quando ci abbandoniamo al flusso, compiamo un atto di profonda Fiducia che ci libera dalla paura e dal dubbio, permettendoci di entrare in sintonia con il movimento dell’energia universale. La Fiducia apre le porte alla Gratitudine, che dissolve la negatività e ci insegna a riconoscere e apprezzare ciò che abbiamo e ciò che siamo; una pratica quotidiana, un antidoto all’ingratitudine che ci intrappola nell’autocommiserazione e nella sfiducia. Attraverso l’arte, siamo invitati ad accogliere questa pratica, rendendola parte della nostra vita. La spirale di Fiducia e Gratitudine si completa con l’Amore, la forza unificatrice dell’Universo: queste tre energie sono interconnesse e si rafforzano a vicenda in un ciclo continuo e reciproco, espresso dai portali che compongono il percorso.

Come si esprime la dimensione spirituale dell’arte nell’allestimento?
L’allestimento è fondamentale perché i portali sono sempre disposti a comporre un percorso. Il primo percorso è composto da tre stanze, connesse attraverso porte circolari, che emanano una luce azzurra, simbolo di passaggio e purificazione. La prima stanza esprime il concetto della dualità e i portali presentano la linea rossa al centro: qui ti confronti con il fatto che vivi in una realtà duale, mentre le energie, dietro le apparenze, si muovono ignorando completamente queste divisioni. Attraversando la porta, arrivi nella seconda stanza, dove invece osservi il movimento delle energie pure e libere. Hai superato la dualità e acquisisci consapevolezza del fatto che sei uno con l’universo. Qui si trova, tra l’altro, l’opera Sirius che è la stella più luminosa del firmamento e si dall’antichità è stata associata all’illuminazione.
Passando attraverso una seconda porta entri nell’ultima stanza, dove i trovi quattro opere che rappresentano i quattro elementi — acqua, terra, aria e fuoco. Questo spazio ti conduce verso l’ultima tappa del percorso: una finestra rotonda che si apre verso il cielo allestita appositamente sfruttando le grandi vetrate del museo. Questo portale “non è opera mia”: difatti stai guardando l’Universo stesso, con cui entri finalmente in connessione. Per dare la possibilità a tutti di fare il percorso anche senza l’ausilio delle guide della BFAF, abbiamo previsto nell’allestimento anche un QR code che dà accesso a un audio con la mia voce, da ascoltare con le cuffiette dal telefono.
I musei, e quindi gli spazi dedicati all’arte, sono sempre più concepiti come luoghi di cura. Cosa pensa di questa acquisizione di consapevolezza e come si proietta in quest’ottica il public program?
Questo nuovo ruolo dei musei è davvero interessante e negli ultimi tempi sta diventando preponderante. A New York ho visitato il Rubin Museum of Art che ha realizzato un Mandala Lab che poi ha portato lo scorso anno in Europa e anche a Milano, ma lo spazio che abbiamo aperto a Milano nel 2024, The Prism Core Center, già realizza in pieno questo proposito dato che i visitatori possono vedere le opere in mostra ma anche seguire il percorso spirituale Project Revelation.
Nel caso della doppia personale alla Bassam Frehia Art Foundation il public program è organizzato per incontri di creatività condivisa, ma anche di sound therapy, cromoterapia e lectures su arte e spiritualismo e ho già avuto modo di organizzare sessioni One-to-one, cioè incontri personalizzati in cui disegno il “ritratto” della persona che mi sta di fronte: non un ritratto visivo però, ma spirituale. È straordinario osservare come, se da noi questa attrazione verso lo spirituale sorge quasi in reazione al materialismo che ci circonda, ad Abu Dhabi si percepisce una connessione a radici spirituali antichissime ancora vive e sentite.

info: theprism.com


