Verso una nuova definizione del museo contemporaneo

Elisabetta Barisoni ed Emma Zanella ci parlano delle tematiche sul museo emerse nella quinta giornata di studi AMACI

Spazio complesso di conservazione e dialogo, il museo oggi svolge un ruolo fondamentale per la ricerca e la formazione. Ecco perché, rispetto al passato, risulta sempre più urgente riflettere sui profondi cambiamenti che stanno interessando i luoghi deputati all’arte contemporanea, comprendere e comunicare la loro missione e le modalità che mettono in campo per promuovere e generare cultura. L’iniziativa Studiare al Museo/Studiare il Museo, quinta Giornata di Studi promossa da AMACI con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, svoltasi il 28 marzo online, è stata organizzata proprio con la finalità di favorire il confronto tra esperte ed esperti del settore per individuare buone pratiche che riconoscano il ruolo formativo dei Musei e ne rafforzino le sinergie con il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, le università, gli istituti AFAM e altre istituzioni che vedono nei Musei un interlocutore strategico per percorsi di formazione e alta formazione. A cura di Elisabetta Barisoni, Dirigente Area Musei della Fondazione Musei Civici di Venezia e responsabile di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna e del Museo Fortuny, ed Emma Zanella, Direttrice del MA*GA, l’iniziativa è stata un’importante occasione di riflessione sul tema che ha restituito una panoramica sulle evoluzioni del museo di oggi, una realtà in continua ridefinizione, sempre più inclusiva e attenta al contesto cittadino con cui si relaziona. Abbiamo chiesto a Barisoni e Zanella di raccontarci lo stato dell’arte, le sfide e le nuove prospettive che attendono i musei del futuro.

Oggi i musei tentano di porsi al centro di un’operazione di dialogo, trasformandosi da teche chiuse a spazi osmotici. Qual è il loro ruolo sul piano della democratizzazione della cultura e la loro funzione nel coinvolgimento del pubblico?

Lontano dall’essere un semplice custode di manufatti silenziosi, opere, sculture e oggetti isolati nella loro intoccabilità, il museo oggi si propone come un’istituzione partecipativa, capace di coinvolgere attivamente la collettività. Esso rappresenta il luogo del convivere civile, in cui si riflette sulla storia e si progetta il futuro; qui si aprono confronti culturali, si affrontano le urgenze del presente e si favorisce in ogni modo la partecipazione della società civile, il dialogo e l’inclusione.
Anche la definizione internazionale di ICOM 2022 riconosce l’ampliamento delle funzioni delle istituzioni museali, che vanno dall’ambito conservativo a quello educativo, alla partecipazione e condivisione delle conoscenze, fino all’organizzazione di attività di “intrattenimento”, mirate a generare nei visitatori benessere personale, coesione sociale, inclusione e attenzione ai pubblici fragili.
Il museo sperimenta continuamente nuove forme di fruizione e partecipazione del pubblico, guidate dalla costante attenzione verso le persone che lo frequentano, dai temi dell’accessibilità fisica, percettiva e culturale, nonché dai progetti artistici, educativi e formativi che ampliano e rafforzano il dialogo con il territorio in cui opera.

Nella giornata di studi AMACI è stata riservata molta attenzione al museo contemporaneo inteso come soggetto qualificato per la formazione. Di quale modello educativo abbiamo bisogno?

Tutti i musei AMACI supportano attività di studio, ricerca e valorizzazione delle collezioni, esposizioni temporanee e progetti speciali attraverso veri e propri dipartimenti di educazione, formazione, alta formazione e ricerca. Questi dipartimenti progettano e promuovono programmi articolati dedicati a diversi tipi di pubblico, inclusi studenti, insegnanti, associazioni, aziende e pubblici fragili, mantenendo una visione ampia e relazioni in continuo divenire.
Non adottiamo un modello educativo omogeneo, ma piuttosto un metodo progettuale in grado di aprire e sostenere le relazioni e i dialoghi con i pubblici del museo. Al centro di queste interazioni ci sono naturalmente le arti, i linguaggi del contemporaneo e la relazione con i temi e le questioni centrali del nostro tempo. 
Attraverso la quinta giornata di studi, abbiamo voluto evidenziare il ruolo dei musei come centri di formazione permanente che collaborano con scuole, università e istituti AFAM, attraverso progetti caratterizzati da grande specificità e qualità. 

Quali sono i criteri attraverso cui valutare un soggetto qualificato e perché è un temaimprescindibile nel dibattito attuale?

In Italia, la classificazione dei musei, iniziata nel 2000 con l’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, è oggi giunta a maturazione grazie alla costituzione del Sistema Museale Nazionale (SMN). Questo progetto, coordinato dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, mira a mettere in rete quasi 5.000 musei e luoghi della cultura italiani per migliorare la fruizione, l’accessibilità e la gestione sostenibile del patrimonio culturale. La valutazione e la conseguente classificazione dei musei, già attiva, si basa sui “Livelli Uniformi di Qualità”, il principale strumento per attivare il Sistema e raggiungere le finalità da esso perseguite.
I Livelli Uniformi di Qualità sono il risultato di un lavoro congiunto del Ministero, delle Regioni, degli Enti locali e di ICOM, con il contributo di docenti universitari, funzionari pubblici ed esperti del settore museale, nonché della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Costituiscono un importante documento per i musei, utile a verificare il raggiungimento di standard minimi di qualità e, al contempo, a supportare la definizione di obiettivi di miglioramento.
I livelli sono suddivisi in standard minimi e obiettivi di miglioramento e si articolano in tre ambiti: organizzazione, collezioni, comunicazione e rapporti con il territorio. Naturalmente, ci auguriamo che l’iscrizione al Sistema Museale Nazionale possa facilitare, come emerso nella giornata di studi, anche l’accreditamento dei musei come soggetti automaticamente considerati idonei a erogare formazione e a rilasciare crediti formativi, in particolare in ambito scolastico.

Le istituzioni museali affrontano la sfida dell’accessibilità e dell’inclusività. A che punto siamo?

L’implementazione del “diritto alla cultura”, sancito dalla Convenzione Onu del 2006, si realizza principalmente attraverso l’accessibilità culturale. Questo concetto include un insieme di tecnologie, strategie e strumenti che possono facilitare l’accesso a prodotti, ambienti o servizi culturali per coloro che non possono fruirne nella loro forma originale. Tale processo si concretizza nell’individuazione e nella rimozione degli ostacoli e delle barriere fisiche, sensoriali e cognitive che possono limitare la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita culturale.
Il tema delle barriere cognitive rappresenta una delle sfide più recenti nel panorama della museologia italiana. Per lungo tempo, l’attenzione si è concentrata principalmente su aspetti fisici e architettonici dell’accessibilità, mentre le esigenze specifiche delle persone con disabilità cognitiva e sensoriale sono rimaste sullo sfondo. Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito all’emergere di una maggiore sensibilità verso queste problematiche, con un crescente riconoscimento dell’importanza di creare esperienze museali inclusive capaci di accogliere pubblici con differenti abilità attraverso una corretta percezione multisensoriale e plurisensoriale. Si tratta di un aspetto condiviso anche dall’Agenda 2030 che, in termini di sviluppo sostenibile, non riguarda solo gli indici economici o ecologici ma anche quelli relativi al benessere degli individui, all’istruzione di qualità, alla parità di genere, alla riduzione delle eguaglianze. Tutto questo passa anche dai Musei.                                                       
Questa nuova consapevolezza ha portato a riflessioni più approfondite riguardo ai modi in cui gli istituti culturali possono adattare le loro pratiche espositive, i materiali informativi e le modalità di interazione con il pubblico per rispondere in modo efficace ai bisogni di chi vive con disabilità cognitive. Sono state avviate iniziative e progetti pilota volti a sviluppare percorsi di visita personalizzati, laboratori creativi e attività educative specificamente progettate per facilitare l’apprendimento e la fruizione delle opere d’arte e dei contenuti culturali da parte di queste persone.
Affinché l’attenzione ai temi dell’accessibilità non rimanga territorio unico dei dipartimenti educativi i musei stanno introducendo anche processi di formazione di tutto il personale museale, attraverso un approccio integrato e multidisciplinare capace di creare ambienti museali veramente inclusivi, in cui ogni individuo possa sentirsi accolto e valorizzato, contribuendo così a una cultura della diversità e dell’inclusione che arricchisce l’intera società.                                        
Progettare l’accessibilità di un museo significa renderlo un luogo sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per tutti i potenziali utilizzatori garantendo libero accesso alla comunicazione e all’informazione affinché il museo stesso svolga il suo pieno e consapevole ruolo sociale.

I musei intendono essere sempre più aperti e proporre un nuovo rapporto anche con la città. Attraverso quali iniziative è possibile dare vita a questo dialogo?

La relazione tra musei e città è un legame profondo e multidimensionale. I musei non sono semplicemente spazi espositivi, ma veri e propri centri vitali che riflettono e influenzano l’identità culturale di una città. 
In primo luogo, i musei contribuiscono a definire il carattere di una città: il loro potere attrattivo e simbolico, per opere, attività e per la stessa architettura, spesso iconica, si inseriscono nel paesaggio cittadino, diventando elemento distintivo del luogo su cui appoggiano.
Inoltre, i musei giocano un ruolo fondamentale nel promuovere la cultura, l’arte e l’educazione. Offrono programmi didattici, laboratori e eventi che coinvolgono le comunità locali, interventi artistici relazionali site specific e site related creando un legame tra arte, storia e vita quotidiana. Questo aspetto è particolarmente importante nelle città contemporanee, dove l’accesso alla cultura può rappresentare un’opportunità di crescita personale e collettiva. Attraverso esposizioni temporanee, iniziative culturali e soprattutto la coprogettazione con gli artisti, i musei possono anche rispondere alle sfide attuali, affrontando temi sociali e ambientali, e stimolando il dibattito pubblico.

La registrazione integrale è disponibile sul canale YouTube della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e di AMACI.