L’asta serale di Phillips del 6 marzo 2025 ha registrato un incasso più basso delle aspettative. Nonostante l’asta si sia affidata a nomi collaudati le stime si sono rivelate troppo alte: composta da 29 lotti ha fatto registrare un incasso di 12,2 milioni di sterline (15,4 milioni di sterline considerando anche le commissioni) a fronte di una stima compresa tra 16,4 e 24,2 milioni di sterline.
Solo tre lotti sono stati venduti al di sopra della stima media e 25 al di sotto di essa secondo la società londinese di analisi del mercato dell’arte ArtTactic, mentre due opere (una di Le Corbusier e l’altra di Lucio Fontana) sono state ritirate poco prima della vendita e tre non hanno trovato un acquirente. Il numero così elevato di lotti venduti sotto la stima media comporta un indicatore di fiducia particolarmente basso (pari a 10,7). Con ogni probabilità, “le stime erano troppo alte per l’appetito degli acquirenti” ha affermato Lindsay Dewer, responsabile dell’analisi di ArtTactic.
La vendita ha però raggiunto un forte tasso di sell-through del 90% e ha segnato un aumento del 12% rispetto all’asta dell’anno scorso che ha fruttato 10,9 milioni di sterline (13,7 milioni di sterline contando anche le commissioni). Sebbene sia ancora una cifra decisamente inferiore rispetto agli anni passati, si può comunque considerare un risultato.

Il cambio di rotta di Phillips
Phillips un tempo era nota per essere specializzata nell’arte emergente, ma ora si è orientata verso nomi collaudati con solo tre opere create negli ultimi anni. Inoltre, il resto della vendita era composto da artisti mid- career e late-career mentre un terzo dei lotti stato dedicato a opere create negli anni Settanta o prima.
Stephanie Armstrong, partner della società di consulenza artistica Beaumont Nathan di Londra afferma che “mentre negli anni passati la sala si riempiva di arte emergente e di “wet paintings”, oggi è molto orientata verso l’arte classica del dopoguerra”. Il problema sta però nell’offerta di quest’area del mercato: Phillips ha attirato diverse opere da milioni di sterline di nomi di spicco come Picasso, Jean-Michel Basquiat e Joan Mitchell, ma ben poche erano di classe A.
A volte la firma non basta
Uno dei Picasso in vendita (un olio del 1964) non è riuscito a trovare un acquirente a 1,5-2 milioni di sterline. L’opera Pattya di Basquiat del 1984 ha raggiunto 1,4 milioni di sterline di martello (1,7 milioni di sterline con le commissioni) a fronte di una stima compresa tra 2 e 3 milioni di sterline. L’opera, nonostante fosse appena arrivata sul mercato con una provenienza impeccabile (in quanto posseduta dall’amico e collaboratore Andy Warhol) è molto lontana dall’immaginario solitamente associato a Basquiat.
Il vasto trittico dipinto nel 1975 da Mitchell, Canada II, era il top lot della serata ma, anche in questo caso, la stima si è rivelata eccessiva (nonostante abbia attirato le offerte di quattro clienti al telefono): a fronte di una stima compresa tra 3 e 5 milioni di sterline, il dipinto è stato venduto al telefono per 2,2 milioni di sterline (2,7 milioni di sterline con le commissioni) alla specialista londinese Charlotte Gibbs.
Secondo Armstrong è stata ancora una volta una questione di qualità affermando che “la tavolozza è stata una sfida; i collezionisti stanno diventando sempre più esigenti e ciò che si vuole da Mitchell è il colore e le pennellate decise. Si tratta di una questione di qualità. L’area intermedia del mercato per le opere che non sono A++ è spesso la prima ad essere colpita”.

Alcuni sprazzi di azione da Phillips
Per un’opera di Christopher Wool in alluminio smaltato con le parole “YOU MAKE ME” (un verso della canzone punk di Richard Hell del 1977 Blank Generation) almeno tre offerenti si sono affrontati per più di cinque minuti. Alla dine Matt Langton, specialista londinese, si è aggiudicato l’opera per un cliente al telefono a 730.000 sterline (927.100 sterline con le tasse), rientrando perfettamente nella stima di 600-800.000 sterline. Invece, hanno registrato eccellenti risultati l’artista francese Nathanaëlle Herbelin, 35 anni, e per il tedesco Florian Krewer, 38 anni, a dimostrazione del fatto che c’è ancora interesse per i nomi più recenti nel mercato ultra-contemporaneo.
“L’azienda è coscienziosa nel sostenere lo slancio e nel proporre artisti che saranno accolti con entusiasmo dai collezionisti globali”, afferma Oliva Thornton, responsabile di Phillips per l’arte moderna e contemporanea nel Regno Unito e in Europa. Continuiamo a cercare attivamente questi artisti da inserire nelle nostre vendite e l’appetito collezionistico per i nomi giovani ed entusiasmanti rimane forte”.
L’asta di Phillips si inserisce all’interno di una settimana di risultati nettamente diversi tra le case d’asta. Si tratta di un qualcosa di particolarmente insolito, come afferma Armstrong riferendosi ai casi di Christie’s e Sotheby: “Non mi è mai capitato di uscire da una stagione di vendite con la sensazione che ci fossero differenze così nette tra le tre case d’asta. Di solito, ciò che va bene per una va bene per l’altra, ma questa settimana mi è sembrato davvero distinto. Ora sono cautamente ottimista per New York a maggio, ma non è certo priva di sfide”.



