Van Gogh, al cinema il ritratto di un artista su cui si pensava di conoscere già tutto

Nelle sale il 4 e 5 marzo, il docufilm di Bickerstaff su Van Gogh consente di visitare virtualmente la mostra della National Gallery

Il 4 e 5 marzo arriva al cinema il talento di un grande artista, attraverso la narrazione epistolare di lettere dedicate ai suoi più cari e stimati affetti. Van Gogh Poeti e Amanti. La storia di un pittore su cui si pensava di conoscere già tutto. Diretto da David Bickerstaff, il docu-film offre l’eccezionale possibilità di visitare virtualmente la mostra della National Gallery di Londra che ha conquistato il pubblico, restituendo al celebre pittore olandese spessore identitario e volitivo, in un lucido ritratto che non si limita alle sue sofferenze e patologie mentali, trattate in un’epoca in cui anche omosessualità e personalità difficili da contenere venivano curate nei manicomi, come qualcosa di “storto”.

Era competitivo, metodico, pedissequo e veloce come le sue pennellate. Desiderava farsi notare ed emergere, affermandosi come Pittore Colorista. Sognava i suoi quadri appesi in chissà quali case e fra chissà quali mura purché stimati e ammirati. E scriveva, scriveva un mare di lettere, oltre novecento ce ne sono rimaste, ma chissà con quante altre ancora ha riempito fogli bianchi destinandole a indirizzi sconosciuti. Van Gogh è la prova di quanto una vita intera sia piccola come un granello, corta come un battito di ciglia rispetto all’eternità e a un grande sogno. Tutto ciò che desiderava è davvero arrivato, ma dopo. La sua visione interiore e tormentata ospitava un universo di emozioni che venivano impresse sulla tela sottoforma di contrasti e colori complementari, suscitando come una reazione sinestetica di fronte al risultato: i colori diventavano sentimento, musica.

Gettava la sua anima sulla tela in modo così trasparente e spiazzante che è impossibile non rimanere abbagliati dall’emanazione naturale della sua luce, nonostante la fitta costellazione di ombre scure e grande tormento. Era instabile, malato, schizofrenico? Forse bipolare? O magari con profondità interiori così vaste quanto poco gestite per il canone di virilità legato alla società dell’epoca? In questo documentario tutto ciò non importa. Ed è la vera potenza dell’intera pellicola.

Van Gogh era ed è identico a noi, lo ritroviamo fra le pieghe dei nostri timori o picchi di esuberanza o sconforto, fra risalite e discese. Identico a noi, quando cerchiamo la nostra strada, il nostro posto nel mondo, quando non abbiamo una definizione, un job title, un conto in banca, un amore o un amico che ci venga a trovare nei momenti solitari, con un’interiorità di una ricchezza inestimabile, così immenso da donare uno sguardo nuovo su ogni cosa, fino a spogliarla e rivelarne l’essenza più vera, nascosta agli occhi di chi non sa “vedere” e che lui riusciva a cogliere in modo chiarissimo, regalandola a tutti, attraverso la sua arte. L’atto di trasformare in meraviglia qualcosa di apparentemente umile e trascurabile è la chiave di lettura della sua ricerca artistica.

Van Gogh Poeti e Amanti riscrive per certi versi la storia di un artista sui cui si pensava di conoscere già ogni dettaglio. Attraverso le lettere veniamo a conoscenza della sua lucida consapevolezza professionale, come ad esempio il descrivere minuziosamente un’ipotetica collocazione museale dei dipinti, che finalmente per la prima volta la mostra londinese espone fedelmente. Possiamo ammirare i quadri due volte, con la vista e con l’immaginazione: descriveva ogni dettaglio compositivo, specificava e motivava ogni tipo di colore scelto, fra Verde Veronese, Blu Reale o Bianco Zinco, il suo preferito. Ci si dimentica di essere al cinema e ci si perde, ascoltando le parole scritte di suo pugno, fra nuvole e cipressi che ondeggiano al vento.

Tema centrale del regista è l’indagine sul rapporto del pittore con la poesia e con l’amore, attraverso una ricerca artistica rigorosa e instancabile. Prodotto con Exhibition on Screen da Phil Grabsky, il film si sofferma sui motivi del trasferimento di Van Gogh nel Sud della Francia e sugli esiti di una scelta che cambiò per sempre la sua vita in soli due anni di permanenza, tra Arles e Saint-Rémy.  Per la prima volta i suoi scritti epistolari diventano una voce potente e rivoluzionaria, in cui la vita chiede con violenza gioia ed esultanza, in cui le tenebre fanno spazio al bagliore.

Van Gogh lascia il sud scrivendo: “confesso che è con gran dolore che gli volto le spalle”. Poco dopo si toglierà la vita. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo, se una persona in meno, anche una sola, quelle spalle non le avesse voltate a lui, alla sua ingombrante ma meravigliosa personalità, andando oltre alle apparenze estetiche, oltre ai modi ruvidi, oltre alle crisi, oltre. Semplicemente, accogliendolo con lo stesso suo stupore verso alle cose che esistono davanti a ogni sguardo.

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