“The Brutalist”, il racconto di un mondo brutale

Il film di Brady Corbet "The Brutalist" è un racconto sulle capacità espressive dell'architettura. E il brutalismo è espressione di un trauma

Fresco di statuetta ai Golden Globe 2025, The Brutalist porta l’architettura sul grande schermo. Nel film di Brady Corbet, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2025 si è portato a casa i premi di Miglior film drammaticoMiglior regia e Miglior attore protagonista, l’architettura e il design sono infatti i veri protagonisti del racconto, che si concentra sulle loro capacità creative ed espressive. Così, la storia di un architetto ebreo scampato all’Olocausto emigrato negli Stati Uniti accende i riflettori su come l’architettura, in questo caso il brutalismo, rappresenti una forma con cui raccontare le vicende del mondo e i suoi traumi collettivi.

“The Brutalist”: il film

Con una durata di oltre tre ore e mezza, la pellicola di Brady Corbet racconta la storia di un architetto inventato, ma dal profilo ispirato a grandi maestri come Breuer, Kahn e Rudolph. Il protagonista è Laszlo Toth (Adrien Brody), ebreo ungherese sopravvissuto ai campi di concentramento che dopo la seconda guerra mondiale emigra negli Stati Uniti. Architetto della Bauhaus, Toth si ritrova negli USA a fare l’operaio, finché non viene notato da un magnate (Guy Pearce) quando, dovendo rinnovare una libreria in un lavoro con il cugino, la stravolge, dando vita a una stanza moderna.

Da qui, l’interesse del miliardario, che scopre il passato di Toth e gli promette non solo di portare negli USA la moglie (Felicity Jones) ma gli commissiona una grande opera architettonica. Toth deve infatti progettare e realizzare un edificio con biblioteca, palestra e auditorium, che sarà poi contraddistinto dallo stile brutalista. Il lavoro consumerà la vita dell’architetto: il film svela così come le forme e il linguaggio scelti e sviluppati da Toth siano legati al trauma dell’Olocausto.

Il brutalismo architettonico è il protagonista

Fin dalla stanza realizzata per il miliardario interpretato da Guy Pearce, l’occhio filmico si concentra sugli spazi. Nella pellicola di Corbet, la poltrona centrale dalle linee morbide e costruita con tubolari, un uso delle vetrate innovativo e lo stravolgimento degli ambienti aprono la strada a un’attenzione rivolta allo stile architettonico di cui si farà espressione Toth. Tutt’altro che elemento scenico o di contorno, il brutalismo diventa il vero protagonista del film, dando vita a un racconto che si concentra sulle capacità creative di architettura e design. Come gli altri linguaggi artistici, questi sono infatti mostrati sul grande schermo come catalizzatori espressivi degli andamenti del mondo. Così, il brutalismo di Toth si fa espressione del trauma della guerra.

Costruire un mondo brutalmente oggettivo

In opposizione al Movimento Moderno, il Brutalismo comincia a prendere forma nel secondo dopoguerra in Inghilterra. Tra i primi architetti associati a questo fenomeno ci sono Alison e Peter Smithson, che inaugurano la nudità degli edifici con la scuola secondaria da loro progettata a Hunstanton (1949-56), proseguendo – tra gli altri – con il Golden Lane Estate (Londra, 1952) e l’edificio per il giornale The Economist (Londra,1959-63). Pur sviluppandosi nella scena britannica, il brutalismo si diffonde in tutto il mondo, caratterizzandosi per l’oggettività con cui vengono mostrati i materiali di costruzione, assemblati senza mediazioni formali in edifici con impianti a vista.

È certo il cemento uno dei materiali più iconici di questo stile. Proprio il nome “brutalismo” deriva infatti dal béton brut di Le Corbusier, che caratterizza l’Unité d’Habitation (Marsiglia, 1950), il cui tratto distintivo è infatti la rudezza del cemento. Comparso in una fase di riflessione sull’urbanizzazione e in concomitanza con la pittura informale di Jackson Pollock e l’Art Brut di Jean Dubuffet, questo stile architettonico conta tra i suoi esponenti anche lo statunitense Paul Rudolph, che ha progettato nel 1963 la Scuola d’arte e d’architettura di Yale, e l’argentino Clorindo Testa, autore della sede della Banca di Londra a Buenos Aires e della Biblioteca nazionale.