Sono cinque gli attivisti identificati del gruppo Ribellione Animali che hanno portato a termine un’azione dimostrativa a Palazzo Te a Mantova, spiegando che l’azienda zootecnica Levoni, «colpevole di uccidere migliaia di maiali a settimana per mero profitto» è tra i membri della Fondazione Palazzo Te che, insieme al Comune di Mantova, è promotrice e fondatrice della mostra sull’artista Picasso a Palazzo Te. Poesia e Salvezza curata da Annie Cohen-Sola e resa fruibile sino al 6 gennaio scorso.
I fatti di cui si parla sono avvenuti domenica 5 gennaio, proprio a voler concludere “in bellezza” la retrospettiva che è rimasta poi chiusa per qualche ora. Dopo aver acquistato il ticket di ingresso come semplici visitatori, i protagonisti del raid, hanno tirato fuori sacchi di letame gettandoli e cospargendoli sulla tela di Picasso (protetta ovviamente dal vetro) Femme couchée lisant, fulcro del progetto espositivo che ospitava tra l’altro capolavori dell’artista inediti fino ad ora in Italia.
Fuori dal palazzo cinquecentesco, gli attivisti hanno inoltre esposto uno striscione con la scritta “Levoni fuori dalla cultura”. Come sostenuto dai ragazzi, «aziende come questa sono responsabili di devastazione ambientale e di negazione dei più basilari diritti degli animali. Negli ultimi mesi undici allevamenti che riforniscono Levoni sono sotto indagine dei Nas per maltrattamenti sugli animali e precarie condizioni igieniche».


Il direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni ha parlato di «un’iniziativa aggressiva e poco democratica. Abbiamo dovuto evacuare il museo per un’ora e mezza, facendo aspettare fuori tanti visitatori. Vorrei ringraziare il personale, che è riuscito a gestire la situazione in modo corretto e pacifico, e anche le forze dell’ordine per l’immediato intervento», mentre il sindaco di Mantova Mattia Palazzi ha parlato di «una moda patetica», assicurando maggiore efficienza sui controlli.
Femme couchée lisant, il capolavoro di Picasso protagonista del misfatto
L’opera risale al 1939 e rappresenta la fisionomia di una donna che, i cui dettagli, come accade nell’arte del maestro simbolo del ‘900, non rispecchiano l’anatomia sintetica del corpo. Il pittore scompone e ribalta il viso, privilegiando una visione simultanea da più punti di vista, con l’osservatore che ha continuamente la possibilità di scoprire e riscoprire dettagli fino ad ora rimasti impercettibili. Gli occhi della donna sembrano voler condurre a mondi fantastici: se uno è fisso sul libro, l’altro guarda l’osservatore, quasi a volerlo invitare ad entrare. Come sempre accade nei dipinti di Picasso, l’arte è una verità soggettiva che appartiene al mondo e ad ognuno di noi: “a quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita ad imparare a dipingere come un bambino”.



