Sono 101 i cinema che da anni hanno definitivamente chiuso i battenti a Roma. Demoliti, abbandonati, dismessi, usati per altri scopi e persino occupati: le sale cinematografiche della Capitale, negli anni d’oro icone e punti di riferimento per i quartieri, attualmente vivono un momento di grande crisi. Già nel 2021 si contava un centinaio di luoghi soppressi, secondo un’accurata mappatura realizzata dall’associazione Dire Fare Cambiare. Numero che tuttavia è da aggiornare a questi ultimi tre anni: ricordiamo infatti che dal 2021 il Roxy ai Parioli non esiste più e dal 2022 ha chiuso il multisala King, storico simbolo del quadrante Trieste-Salario.


Decine invece le sale che sono state finalizzate ad altro. Tra queste, il Luxor a Primavalle e il Clodio a Prati sono diventati dei supermercati; l’Archimede ai Parioli si è trasformato in hotel, l‘Ausonia sulla Nomentana una sinagoga. Il Rialto a via IV novembre aperto negli anni ’30, è stato chiuso nel 1998: dal 2008, il foyer è utilizzato come caffè/bar e l’auditorium è utilizzato come deposito. Il Cinema Maestoso inaugurato nel 1957 a via Appia Nuova su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi, aveva 2600 posti e ora è abbandonato da anni. Il Cinema Superga in via della Marina ad Ostia, è oggi una sala bingo.


L’Ordine degli architetti ha dedicato un convegno a questo depauperamento storico e culturale, per discuterne una possibile inversione di tendenza. Lo scorso 16 ottobre, durante il giorno di apertura della Festa del Cinema di Roma, gli architetti romani, presieduti dal consigliere dell’Ordine Lorenzo Busnengo e dal coordinatore scientifico Paolo Verdeschi, hanno organizzato una giornata di riflessione per affrontare il tema delle molte, a volte inevitabili, chiusure.

Lorenzo Busnengo ha affermato la motivazione per cui si è deciso di affrontare questa importante tematica culturale, ovvero affinchè si impedisca che «i cinema, da sempre attrattivi per la socialità e il confronto culturale e identitari dei quartieri, si perdano definitivamente. È un delitto. Al tempo stesso ribattiamo sulla possibilità di fare trasformazioni di qualità: pensiamo al Maestoso o all’Aquila, realizzati da grandi architetti. Chiamiamo professionisti bravi, facciamo concorsi di progettazione. Bisogna garantire la qualità architettonica. Rinnovare e ripensare questi luoghi in maniera qualitativa».
Alla fine dell’incontro, è stato quindi lanciato un appello dall’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia per recuperare edifici fondamentali della storia del grande schermo, con l’augurio e la speranza che possa venire accolto.


