In Turchia le autorità chiudono una mostra sulla comunità transgender

Si intensificano in Turchia le repressioni sulla comunità LGBTQ+. Le autorità hanno vietato una mostra che esplora l'arte transgender

Turn and See Back: Revisiting Trans Revolutions in Turkey: è questa l’esposizione in Turchia che, nello spazio Depo Istanbul, è stata chiusa per ordine della polizia locale. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, negli ultimi anni ha fatto appello alla sua base religiosa etichettando la comunità LGBTQ+ come «deviante». Il Paese non è di certo estraneo a campagne elettorali o pubblicità dai toni omo e trans-fobici o offensivi sul tema dell’identità di genere. Ad esempio, anche solo definire il bagno di un ristorante unisex può essere motivo di linciaggio mediatico: per la comunità LGBTQ+ turca (e non solo) il futuro è purtroppo, sempre più incerto.

Gli organizzatori hanno promosso la mostra principalmente tramite passaparola, proprio per evitare potenziali reazioni negative e durante le due settimane in cui è stata visibile al pubblico, sono stati centinaia i visitatori di Turn and See Back, che includeva fotografie, opere al neon, vecchi striscioni del Pride e materiali d’archivio. Nella sezione Sigh Room i curatori hanno reso omaggio a quasi 100 persone trans uccise o morte suicide dal 1980 in Turchia. «Definire le persone ‘illegali’ fa parte di un processo che ora mira a disumanizzare e criminalizzare le persone LGBT+», ha affermato Jiyan Andiç, co-curatore della mostra – «un modo per dire non siamo una minaccia, pervertiti o gruppi gestiti dall’estero, ma siamo sempre stati qui».

Il blocco è ovviamente in linea con i divieti di altri eventi della comunità, visto che Il suo governo ha bloccato l’Istanbul Pride dal 2015, dopo che era diventato il più grande corteo LGBTQ+ nel mondo musulmano, attirando decine di migliaia di sostenitori, arrestati o ingiustamente denunciati. Nonostante questo e coraggiosamente, la galleria ha in programma di presentare ricorso contro il divieto, ma non è ottimista sul fatto che verrà revocato in tempo per riaprire la mostra o che non seguiranno altre problematiche, aggiungendo che «continuerà a valutare cosa possiamo e non possiamo fare e cercando di realizzare tutto nel modo più ottimale possibile».

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