Record di transazioni e di vendita per le artiste, il report di Artprice mostra un bilancio rassicurante

Un 2023 più cauto ma con spunti interessanti, ecco il panorama delineato dall'azienda leader nell'informazione sul mercato dell'arte

A chi dice che il mercato dell’arte navighi in acque incerte dopo un 2023 in affanno, va mostrato il rapporto annuale di Artprice, dal quale emerge senz’altro un quadro più rassicurante.

Leader mondiale nei database di prezzi e indici di opere d’arte, Artprice, attraverso la pubblicazione del 28esimo report realizzato da Artmarket in tre lingue (francese, inglese e mandarino), restituisce una sintesi positiva nei risultati selle aste di opere d’arte, tracciando un panorama piuttosto incoraggiante con un aumento del 5% sulle transazioni e un record storico nel numero delle opere vendute.

A differenza di altri report altrettanto autorevoli come l’Art Market Report pubblicato da Art Basel e Ubs, che riportano, dopo un 2022 da record, la prospettiva di un mercato in calo, dal report Artprice by Artmarket, il 2023 si distingue come l’anno più dinamico nella storia del mercato globale dell’arte, con oltre un milione di opere messe all’asta e 763.000 transazioni.

Artprice’s 2023 Art Market Report cover, featuring the NFT “Chaos under the Pure Light” by 1dontknows

“Il nostro Rapporto sul mercato dell’arte 2023 – ha spiegato Thierry Ehrmann, CEO di Artmarket.com e fondatore di Artprice – è molto più rassicurante di quanto non facciano pensare i soli risultati delle principali sessioni di prestigio: il numero di transazioni d’asta ha raggiunto un nuovo record assoluto e il tasso di invenduto dei lotti è rimasto stabile. Il mercato delle aste d’arte – continua – procede quindi a pieno ritmo, con un rallentamento solo nel segmento di fascia altissima. Il numero di transazioni superiori a 10 milioni di dollari è diminuito del 25%, ma il numero totale di lotti venduti in tutto il mondo è aumentato del +5%”.

The work Flow by Josh Pierce on the cover of Artprice’s 2023 Contemporary Art Market Report

È chiaro che il contesto geopolitico globale ha influito in modo sostanziale al rallentamento delle vendite di capolavori storici. Il 2023, infatti, non ha riportato grandiosi risultati per la fascia alta di artisti e il XIX secolo in particolare. Basti pensare che nonostante Claude Monet sia rimasto il sesto artista più venduto al mondo (in asta) nel 2023, il suo totale d’asta è sceso da 540 milioni di dollari nel 2022 a 197 milioni di dollari nel 2023. 

Il dato più significativo secondo quanto riportato da Artprice è però l’aumento delle attività delle case d’asta su Internet, con una crescita del 545% nella pubblicità delle aste su Internet e del 285% nel numero di vendite in tutto il mondo, dopo tre anni di pandemia Covid. “Cifre che – sottolinea Thierry Ehrmann – erano previste solo per il biennio 2027-2029”. Il volume delle transazioni d’asta di Belle Arti e NFT, infatti, ha raggiunto un livello record: 762.800 lotti venduti rispetto ai 723.700 del 2022 (+5%), segnale di una stabilizzazione anche per il mercato di NFT.

Tra le case d’asta, Sotheby’s è stata ancora una volta leader al mondo per la vendita di opere d’arte e proprio NFT, generando 3,8 miliardi di dollari mentre Christie’s ha registrato un fatturato di 3,5 miliardi di dollari nel 2023.

Thierry Ehrmann, CEO and founder of Artprice.com and Artmarket.com

Altro elemento interessante da analizzare è quello della selettività dei compratori. Secondo il CEO e fondatore di Artprice by Artmarket, il detto sul mercato dell’arte: “L’opera giusta, il tema giusto, il periodo giusto, con la provenienza giusta e l’artista giusto” era più che mai vero nel 2023.  Una selezione che nei collezionisti si è rivolta sempre di più verso l’arte contemporanea. Quest’ultima, infatti, rappresenta il 17% del mercato dell’arte, rispetto al 16% nel 2022 e solo al 3% nel 2000. Nel 2000, l’arte contemporanea ha generato 69 milioni di dollari rispetto ai 2,53 miliardi di dollari del 2023. Il mercato dell’arte contemporanea è quindi aumentato di 36 volte in 23 anni, riflettendo un fenomeno storico in cui l’arte contemporanea è diventata indispensabile leva del mercato dell’arte globale. Tuttavia, nel 2023, il mercato dell’arte contemporanea è entrato in una fase di assestamento essenziale e a lungo attesa. “Non si tratta più – ha spiegato Thierry Ehrmann – di stabilire se le opere di Jeff Koons, Damien Hirst o Christopher Wool siano importanti (lo hanno dimostrato senza ombra di dubbio) ma piuttosto di capire come riadattare i loro prezzi a quelli dei grandi maestri della storia dell’arte antica e moderna e a quelli delle nuove generazioni di artisti sul mercato globale dell’arte”.

Stabile resta il mercato degli USA, che hanno mantenuto il primato generando il 35% del fatturato globale delle aste del mercato dell’arte, seguiti dalla Cina che raggiunge il 33%.

Ma ancora emerge dai dati una novità importante nel panorama mondiale, che riguarda il tema di genere e la valorizzazione di opere di artisti donne nel quadro delle vendite.

Yayoi Kusama, ad esempio, è entrata per il secondo anno consecutivo nella classifica dei 10 artisti più venduti al mondo (per tutti i periodi creativi), dietro René Magritte e sopra Gustav Klimt. Nuovi record d’asta sono stati registrati anche per Joan Mitchell, Louise Bourgeois, Agnes Martin e Barbara Hepworth. “Questi record – indica Thierry Ehrmann – testimoniano il nuovo apprezzamento dei collezionisti nei confronti di queste importanti artiste del XX secolo”. Una crescita di cui, ancora, Artprice sottolinea l’eccezionalità, amplificata dalla provenienza diversa delle artiste, con l’etiope-americana Julie Mehretu (nata nel 1970) e la nigeriana-inglese Jadé Fadojutimi (1993) tra le stelle più brillanti del mercato globale dell’arte nel 2023.

E l’Italia? Buone notizie anche per il nostro Paese che consolida il suo sesto posto nel mercato globale (+2%) con 197 milioni di dollari da 44.500 lotti venduti (rispetto a 193 milioni di dollari nel 2022 da 40.400 lotti venduti).

Un generale miglioramento, in alcuni casi quindi, con spunti rilevanti anche in riflesso dei cambiamenti sociali globali, mentre in altri si potrebbe parlare di assestamento. Niente di eccessivamente preoccupante perciò, al contrario un risultato conquistato con fatica dopo la pandemia che ora tenderebbe a stabilizzarsi per garantire un quadro di maggiore solidità e un indice di ricrescita.